Virginia Raggi e il patto con Grillo. La telefonata dopo il no: «Sei stata bravissima»

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Secondo La Stampa l'accordo tra i due prevede il no alle Olimpiadi; l’accantonamento della Muraro e infine il dossier sul nuovo stadio della Roma

Ha vinto Beppe Grillo. Ha vinto la forza movimentista e ha perso quella dialogante curata da Luigi Di Maio. Iacoboni su La Stampa spiega in un retroscena come nasce il no di Virginia a Roma 2024 e come la sindaca non si sia presentata all’incontro con il numero uno del Coni Giovanni Malagò.

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Spiegano su La Stampa:

La messinscena di ieri aveva uno scopo, offrire ai clic virali il video di un Movimento tornato movimentista: una precisa richiesta di Beppe Grillo. Però il cuore del problema odierno va molto oltre Virginia Raggi, e riguarda la vera partita dentro il M5S di queste ore: la strada da prendere è il Movimento istituzionale-lobbista di Luigi Di Maio, o un Movimento in qualche modo, magari anche solo retoricamente, legato alle origini, che sa dire alcuni no? Che sia la Raggi a vestirne i panni oggi è dettato da ragioni puramente accidentali: ciò che conta è la partita di fondo.

Iacoboni parla di un patto tra la sindaca e Grillo:

Il fondatore è stato costretto a tornare in scena da mille diversi motivi, e l’aveva già fatto il giorno dell’addio di Minenna, stringendo un preciso patto con Virginia Raggi: io ti aiuto a scrollarti di dosso le faide dei leaderini e delle donne che ti odiano, tu non mi deludere. «Basta coi poteri, noi ti aiutiamo». I termini del Patto però sono strutturali: prevedono il no alle Olimpiadi; l’accantonamento della Muraro (verrà utilizzata a breve, per districarsi nel delirio-Ama, ma poi Raggi la metterà da parte appena possibile); infine - attenzione – anche il dossier sul nuovo stadio della Roma è visto con insofferenza da Grillo, che ci scorge a priori solo il rischio di un boccone per il partito degli affari.
È per questo che ieri lui era molto contento, «Virginia sei stata bravissima», le ha detto al telefono; ma è da un po’ che è di nuovo in campo, anche se non nel senso banale di aver imposto alla Raggi la scelta. (…) Una messinscena, questa o un’altra, era stata del resto studiata (era da giorni che si organizzava qualcosa di «mediaticamente eclatante»), e serviva a due cose. Uno, dare ai fan l’immagine della sindaca che si erge contro i poteri forti e impone loro umiliante anticamera (in altre parole, un’arma di distrazione di massa). Due, a farsi vedere di nuovo originari e puri.

(foto copertina ANSA)

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