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Carlo e Franca: storia di un amore che ha sfidato il tempo

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Così, a poche ore dalla scomparsa di  Carlo Azeglio Ciampi, c’è anche chi ricorda Franca Pilla, sua moglie, che lo ha accompagnato fino all’ultimo. Lei che lo ha sempre chiamato Carlo nonostante quel suo secondo nome preso dal nonno. Lei che c’è sempre stata. Anche quando la loro intimità, dato l’enorme incarico da Presidente della Repubblica, rischiava di esser minata.

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Lui e lei sono rimaste le persone semplici di sempre. «Siamo fatti così -raccontava Franca in una intervista a Massimo Giannini su Repubblica, per gli 80 anni di Carlo –  Le nostre storie appartengono a noi».  Lo conobbe a un tè danzante:

La prima volta che parlai con Carlo fu a una festicciola a casa di un amico. Non esistevano mica le discoteche, sa? In quegli anni l’unico modo di incontrarsi e di stare insieme, per noi ragazzi e figli di quelle famiglie borghesi, erano quelli che allora si chiamavano i “tè danzanti”: una mamma suonava il piano, un’altra mamma cantava, e noi provavamo qualche passo di danza. Si finiva con un tè, e una chiacchiera intorno al tavolino. Fu così che conobbi Ciampi.

E allora sì, che si poteva parlare senza retorica di “colpi di fulmine”. Il futuro capo dello Stato lo rammenta “bello e timido”. E, anche, “molto corteggiato dalle donne”. Ma in pochi mesi la partita la vinse lei, Franca Pilla. “Ero una ragazzina, minuta, piccola e magrolina. Ci innamorammo subito. E da quel giorno non ci siamo più lasciati. Mai”. C’era la guerra. Carlo si laureò in legge, lei in lettere. Carlo partì soldato, ufficiale di complemento e autiere in Albania, lei faceva la spola tra Pisa e Reggio Emilia, dov’era nata. Venne l’8 settembre. Ciampi in licenza in Italia sfuggì ai rastrellamenti nazisti, passò le linee, si arruolò nell’esercito di liberazione. Lei si trasferì a Bologna, insieme alla sua famiglia.

Finita la guerra si sposarono a Bologna. Correva il ’46 e Ciampi finì maestro, tra le cattedre di latino e italiano nella sua Livorno, al Liceo Nicolini e Guerrazzi. Fu Franca a fargli cambiare lavoro.

“Già – dice ancora la signora – fui proprio io che lo convinsi a cambiar lavoro. Lo esortai: “Carlo, fai il concorso in Banca d’Italia: lo stipendio è buono, e non si lavora poi così tanto. Mio Dio, come mi sbagliavo!”. In 33 anni, dal ’46 al ’79, Ciampi lavora da matti, in giro per le filiali, da Macerata fino ad approdare a Roma. In 33 anni, Ciampi che era arrivato da impiegato diventa governatore a Via Nazionale. “Altro che lavorar poco!”, esclama adesso la First Lady. “Ma siamo stati fortunati – aggiunge – siamo stati tanto felici e tanto uniti sempre, nei momenti belli e in quelli brutti. Per me e Ciampi due cose hanno contato più di tutto: la famiglia e il lavoro. A queste due cose abbiamo dedicato tutta la nostra vita. E glielo ripeto: siamo stati fortunati. Il Signore ci ha aiutato…”.

Da semplice impiegato a governatore di Bankitalia. Eppure pensavano di fare i nonni Franca e Carlo. Pensavano di vivere tranquilli, la messa il sabato sera alla parrocchia di San Saturnino, i nipotini e invece no. Lui, alieno in Parlamento, fu invece chiamato al Colle. Non è stato facile ma Franca si è messa in gioco diventando, suo malgrado, la first lady più presente nelle stanze del potere. Accompagnando il marito in gran parte delle sue missioni. Prendendosi gran parte delle critiche quando tuonò contro la televisione: «Leggete libri invece di guardare quella tv deficiente». Non si accorse, ma coniò da sola un termine che divenne anche una rubrica sul Foglio, curata da Guia Soncini. Il segreto del loro matrimonio? Ciampi lo raccontò alla Dandini: «Non ci siamo mai addormentati in discordia».

Franca e Carlo sempre insieme. Dalla Normale di Pisa (con classi e anni indifferenti) alla Liberazione d’Italia. Dalle aule di latino a quelle della politica italiana. Lei ha avuto un solo desiderio. Lo disse a Giannini, in quella lunga intervista in occasione degli 80 anni di lui. «Ci amiamo oggi, come 50 anni fa. Non riusciamo a fare a meno l’uno dell’altra. E allora – conclude la signora Franca – io prego perché il Signore abbia ancora un po’ di pazienza, e che ci faccia arrivare insieme fino in fondo, a me e a Carlo». E sorride: «Ogni volta che dico queste cose, Ciampi mi fa: hai fretta? Se proprio hai fretta, vai pure avanti tu per prima. Io poi ti raggiungo… È proprio toscano, quell’uomo. Sarà anche per questo che lo amo così tanto?».

(in copertina foto EPA PHOTO     DPA/RAINER JENSEN/rj/kr)