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Bridget Jones’s baby: la rivincita delle nerd (e di Renée Zellweger) – RECENSIONE

BRIDGET JONES’S BABY RECENSIONE –

E’ tornata. Ci ha fatto penare 12 anni, Bridget Jones, ma è tornata. Con Bridget Jones’s baby.
E noi avevamo bisogno della sua goffa voglia di sognare, delle sue battute politicamente scorrette, di quelle che solo una ragazza di buona famiglia, figlia della borghesia inglese ma anche della modernità, può tirar fuori. Di quella ragazza intelligente e brillante, capace di inchiodarci ai nostri pregiudizi ma anche di soffrire perché è così anticonformista da volere un matrimonio, un bambino, un marito, una bella casa. Sogni d’altri tempi, per cui però non ha mai venduto la sua dignità. Al massimo ci ha speso qualche gaffe esilarante.

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BRIDGET JONES’S BABY TRAMA –

Bridget ha 43 anni e noi la troviamo intenta a festeggiare, si fa per dire, il suo compleanno. E’ sola, in pigiama, depressa. Niente di nuovo, insomma. O forse tutto. Ecco perché ci racconta le 12 ore prima e poi i giorni seguenti. Che le sconvolgeranno la vita. Come nel suo stile, esagerando: il detto dice “attento ai sogni, a volte si realizzano”, ma nel suo caso potremmo modificarlo aggiungendo “e altre raddoppiano”. Quella della Jones non sarà mai una vita normale: e allora anche la sua gravidanza sarà unica. Più di quella di tante le altre madri.

BRIDGET JONES’S BABY RECENSIONE –

Era difficile tornare sull’eroina moderna delle donne single e indipendenti e contemporaneamente icona romantica, senza sentire il peso del confronto con libri e film divenuti cult. Serviva quindi uno scarto in avanti, la voglia di andare oltre il meccanismo comico e romantico già collaudatissimo, quel femminismo borghese di una single in cerca del sogno d’amore perfetto, indipendente ma anche disposta a sacrificare la propria libertà per essere liberi in due. Tutto in salsa fantozziana, perché se qualcosa potrà andare male, state sicuri che Bridget ci finirà in mezzo. In questo capitolo rimane, forse persino rafforzata, questa dinamica quasi demenziale dell’abitudine del personaggio interpretato da Renèe Zellweger a finire nel posto sbagliato nel momento sbagliato dicendo e facendo la cosa sbagliata. Alla nuova boss al lavoro (che in riunione fa una lezione di giornalismo 3.0 da far rabbrividire), all’amica conduttrice che così è costretta a fare un’intervista beckettiana, a chi pensa di amarla. Ma è anche una donna di 43 anni che non finge di essere ingenua, una sognatrice realista. Crede in se stessa – il suo moto d’orgoglio professionale finale dovrebbe essere un manifesto per le lavoratrici – e non è disposta ad annullarsi. E’ una donna che cerca piacere, se necessario, che balla hard rock da sola il giorno del suo compleanno dopo un’autoironica commiserazione, che non ha paura di rifiutare una minestra riscaldata. Anche se ancora la desidera più d’ogni altra cosa.
Il salto di qualità però non è solo in Bridget, è nella confezione e nello stile cinematografico: Bridget Jones’s baby ti regala un politicamente scorretto che non risparmia nessuno, benpensanti compresi. Da Patrick Dempsey che interpreta con soave cinismo l’uomo perfetto, allo humor inglese di Colin Firth, senza paura di apparire snob. Fino a lei, che non ha paura di andare laddove nessuno si avventurerebbe e a una presa in giro del politicamente scorretto in modo politicamente scorretto.

ATTENZIONE SPOILER! (se non volete sapere, saltare 5 righe)

Quando al corso preparto si presentano in tre, infatti, si preferisce dire che c’è una coppia gay con utero in affitto piuttosto che una donna che ha dubbi sulla paternità della vita che porta in grembo. Perché anche la parte più evoluta e progressista di questa società può non essere omofoba, ma giudicherà sempre male una donna libera.

Il tutto arriva allo spettatore con un ritmo efficace e tempi comici e romantici calibrati grazie alla regia di Sharon Maguire, senza guizzi estetici ma con un certo coraggio nel proporre personaggi, temi (vedi le finte Pussy Riot) e provocazioni (la madre di Bridget vi diventerà quasi simpatica, e questo è l’ultimo spoiler).

BRIDGET JONES’S BABY CAST –

A questo va aggiunto, infine, il carisma naturale di Renée Zellweger, ormai legata simbioticamente a questa middle class hero e portabandiera di un romanticismo moderno: così tanto che persino la mancanza di espressività causata dai pessimi interventi estetici sui suoi lineamenti così particolari, sei portato a perdonarglieli. Colin Firth è tutto charme e ironia, Patrick Dempsey è un affascinante, irresistibile terzo incomodo. Ma a fare la differenza forse sono le comprimarie: l’amica mamma nostalgica dei “burattini” Sally Phillips, la spregiudicata Miranda, Sarah Solemani, la madre che arriva con la politica laddove con i suoi pregiudizi borghesi non aveva mai saputo giungere, la soave Gemma Jones. Da urlo il cameo di Ed Sheeran nella parte di se stesso, con grande voglia di giocare sulla sua immagine, e di Emma Thompson, ostetrica senza peli sulla lingua.

BRIDGET JONES’S BABY TRAILER –

Il trailer, rilasciato in HD e della durata di 143 secondi, ha una costruzione narrativa molto intelligente. E divertente. Tanto da aver raggiunto quasi le 700.000 visualizzazioni solo sul canale di Youtube di Universal. Ma attenti, è pieno di spoiler (come d’altronde, persino il titolo).

BRIDGET JONES’S BABY USCITA –

Nelle sale italiane il film è previsto in uscita per il 22 settembre.