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Tiziana Cantone e il processo per il suo diritto all’oblio

Induzione al suicidio. Un nuovo fascicolo è stato aperto dalla procura di Napoli sulla morte di Tiziana Cantone, suicida a 31 anni dopo aver subito un linciaggio in rete e nella sua vita privata. Ad assicurarlo a Il Mattino il procuratore capo Francesco Greco. La ragazza iniziò un calvario sociale e professionale dopo che in rete furono diffusi alcuni video che la ritraevano in intimità in compagnia con un altro uomo.  Secondo quanto riporta Repubblica:

La ragazza, allora ventinovenne, si era fatta riprendere mentre faceva sesso con un
coetaneo: altre quattro persone avevano inoltrato i video via smartphone, poi le immagini erano rimbalzate sul web. Lei non si aspettava che la sua vita sarebbe stata cambiata. In poche ore i filmati erano diventati virali sul web, le scene hard erano dappertutto, viste da persone di tutte le età. Qualcuno aveva addirittura insinuato che era una vicenda orchestrata per fare della ragazza una futura diva a luci rosse. E invece Tiziana soffriva: la gente la riconosceva per strada e le rivolgeva epiteti irriguardosi oppure la scherniva.

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TIZIANA CANTONE: A CHE PUNTO STA IL PROCESSO

Tiziana Cantone denunciò chi diffuse il video. È stato aperto un processo, ancora in fase di svolgimento presso il tribunale di Napoli Nord, nel quale fu emesso un provvedimento d’urgenza concedendo alla ragazza di Mugnano l’uso di un nuovo cognome. A causa della diffusione dei video la ragazza fu costretta a lasciare il lavoro e subì forti crisi depressive. Tentò in passato il suicidio. Nel processo il suo avvocato, Roberta Foglia Manzillo, ha citato in giudizio, assieme ai diffusori dei video, Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google e Youtube, oltre alle persone responsabili della diffusione in rete. Nel provvedimento di urgenza firmato dal giudice è stata ordinata a Facebook: «L’immediata cessazione e rimozione dalla piattaforma del social network di ogni post o pubblicazione contenente immagini (foto e/o video) o apprezzamenti riferiti specificamente alla persona». Spiega Il Mattino:

Cinque giorni fa, il giudice del tribunale di Aversa, Monica Marrazzo, ha riconosciuto in questa brutta vicenda la lesione del diritto alla privacy di Tiziana, contestando ai vari social forum di non aver rimosso all’istante i video lesivi della sua reputazione. Il suo legale ha citato in giudizio non solo chi ha postato i video, sui quali ora sono in corso le indagini preliminari ma anche lo stesso Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google e Youtube, sostenendo che fosse applicato il diritto all’oblio. Aveva ottenuto il provvedimento d’urgenza che comporta in caso di inadempienza una multa fino a 10 mila euro al giorno per i motori di ricerca e Facebook Ireland.

Ora, davanti alla morte della ragazza, la procura apre un nuovo filone.