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Cara di Foggia, ghetto di Stato: più di mille persone tenute come bestie. Alfano ordina inchiesta

Come annunciato da Repubblica, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ordinato l’apertura di un’istruttoria sul centro di accoglienza per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone, una frazione di Manfredonia, in provincia di Foggia, dopo l’appello di Eugenio Scalfari, seguito all’inchiesta dell’Espresso sulla struttura che ha svelato le pessime condizioni degli ospiti. La Prefettura ha aperto un’istruttoria, e la vicenda sarà discussa dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica durante un vertice convocato in Prefettura per le 17.

CARA DI FOGGIA, L’INCHIESTA DELL’ESPRESSO: «GHETTO DI STATO»

L’inchiesta dell’Espresso sul Cara di Foggia è stata realizzata dal giornalista e scrittore Fabrizio Gatti, che per sette giorni ha vissuto all’interno della struttura fingendo di essere un rifugiato. Gatti ha definito il centro accoglienza un «ghetto di Stato», con dormitori stracolmi, dove «la legge non esiste», dove più di mille persone vengono tenute «come bestie», «ammassate come stracci su tranci di gommapiuma», costrette a dormire senza lenzuola, al massimo con «un asciugamano fradicio di sudore sotto le coperte»:

No, questa non è una bidonville. È un ghetto di Stato: il Cara di Borgo Mezzanone vicino a Foggia, il Centro d’accoglienza per richiedenti asilo, il terzo per dimensioni in Italia. Ce ne sono molti altri di stanzoni ricoperti di corpi. I ragazzi africani vengono sfruttati anche quando dormono. Per trattarli così, il consorzio “Sisifo” della Lega delle cooperative rosse, e la sua consorziata bianca “Senis Hospes”, amministrata da manager cresciuti sotto l’ombrello di Comunione e liberazione, incassano dal governo una fortuna: ventidue euro al giorno a persona, quattordicimila euro ogni ventiquattro ore, oltre quindici milioni d’appalto in tre anni. Più eventuali compensi straordinari, secondo le emergenze del momento.

 

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L’inchiesta dell’Espresso si racconta anche della presenza criminale, e in particolare di organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione e al traffico di essere umani:

La quinta notte rinchiuso qui dentro ho già visto i gangster nigeriani entrare nel Cara a prelevare le ragazzine da far prostituire. I cani randagi urinare sulle scarpe degli ospiti messe all’aria ad asciugare. E perfino i trafficanti afghani offrire viaggi nei camion per l’Inghilterra. Mi hanno anche interrogato. Un picciotto dei nigeriani, non la polizia. Agenti e soldati di guardia non si muovono dal piazzale asettico del cancello di ingresso. In una settimana, mai incontrati. Nessuno protegge i 636 ospiti dichiarati nel contratto d’appalto. Ma siamo sicuramente più di mille. Contando gli abusivi, forse millecinquecento. Perché da quattro buchi nella recinzione, chiunque può passare. E da lì sono entrato anch’io. Un nome falso, una storia personale inventata. Da lunedì 15 a domenica 21 agosto. Una settimana come tante. Nulla è cambiato, nemmeno oggi. Quello che segue è il mio diario da finto rifugiato nel Ghetto di Stato.

CARA DI FOGGIA, L’APPELLO: «LA PROCURA INDAGHI»

Eugenio Scalfari ha rivolto il suo appello in particolare al premier, per ordinare un’ispezione, e alla Procura, per disporre indagini. Ha scritto il fondatore di Repubblica:

So bene che il nostro presidente del Consiglio ha molte cose da fare in Italia e in Europa, ma a nome dei nostri giornali, e credo di tutti i nostri lettori che tra carta e web sono oltre cinque milioni, gli chiedo di far ispezionare immediatamente quel Centro che accoglie all’Inferno un migliaio di persone e chiedo anche alla Procura di Foggia di disporre indagini sulle coop che dovrebbero gestire con competenza e amicizia quei rifugiati ed invece ignorano, direi volutamente, l’inferno che sta sotto i loro occhi.

I rifugiati devono essere assistiti con competenza e sensibilità non così. Il presidente del Consiglio disponga subito un’ispezione in quei luoghi.

Ora si attendono novità.

(Foto di copertina: immigrati a Foggia. Immagine da archivio Ansa)