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Omicidio Luca Varani, inchiesta e processo bloccati: mancano i risultati dell’autopsia

OMICIDIO LUCA VARANI, INCHIESTA BLOCCATA –

Una tortura ulteriore per quella famiglia costretta a vivere una tragedia enorme, con particolari raccapriccianti. Già, perché dopo la tempesta mediatica sull’omicidio di Luca Varani, il 23enne ucciso da Marco Prato e Manuel Foffo, che descrivendo il massacro compiuto hanno di volta in volta dato la colpa l’uno all’altro, ora oltre al danno c’è la beffa. Di un giudizio immediato impossibile per scadenza dei termini. I consulenti nominati per accertare in che modo i due indagati abbiano infierito sul corpo della vittima, stanno continuando a spostare la consegna della perizia. Siamo già al secondo rinvio e pur comprendendo la delicatezza di un esame come questo, viste le condizioni del corpo e le diverse sevizie da esso subite (e la difficoltà e l’importanza del ricostruirle alla perfezione). Ma ora sono troppi i mesi e la mancanza dei risultati dell’autopsia complica l’inchiesta e blocca il processo, come rilevano le cronache di Roma di Messaggero e Corriere della Sera.

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OMICIDIO LUCA VARANI, I PROBLEMI –

Il primo rinvio arrivò per i contrasti, le baruffe tra i medici legali e i responsabili del laboratorio del policlinico Umberto I (con tanto di Carabinieri al Gemelli per dirimere la questione). Superato quello scoglio, però, la vicenda si fa davvero opaca. Mentre arrivavano all’ufficio del magistrato almeno i risultati del dna e degli esami tossicologici (che avrebbero rilevato un abuso di cocaina e Ghb, la droga dello stupro), depositati di recente, in grande ritardo a causa dei dispetti suddetti, risultati che saranno oggetto di un’udienza fra due settimane, mancano ancora i dati finali su tutto il resto. Eppure a disposizione del perito, il professore Costantino Ciallella, c’erano già le armi (il martello, il coltello, il filo elettrico) così come computer e cellulari degli indagati per gli accertamenti tecnici. Computer e cellulari degli indagati, determinanti nel caso Varani, visto che in particolare gli smartphone dei tre, a giudicare dalle dichiarazioni dei rei confessi, nasconderebbero gran parte di questa terribile storia. Marco Prato, infatti, avrebbe, secondo le indagini e le dichiarazioni di Foffo (che avrebbe rilevato che uno di questi video, che ritraeva i due in un momento intimo, era usato dal primo come ricatto verso il secondo, ogni qual volta cercasse di liberarsene), un’ossessione compulsiva per foto e video, e avrebbe riprese di più persone in attività illegali. E non è escluso che possa coinvolgere altri, a conoscenza del fatto o forse persino complici.

E quelle perizie sono richieste soprattutto da Foffo: in quel telefono spera di trovare qualche attenuante per sé e aggravante per il correo. Tanto da dire subito al magistrato, nelle prime dichiarazioni dopo l’omicidio

Io e Marco siamo due personalità diverse. Vorrei che i telefoni sequestrati vengano controllati. Ho visto delle cose orribili sui suoi telefoni: stupri di donne e atteggiamenti pedofili

Ma i risultati dell’autopsia, per ora, non si vedono. La verità è lontana, l’inchiesta è bloccata. Senza un perché. Chi risponderà degli esami irripetibili che ora rischiano di essere inutilizzabili, come il rilievo delle tracce biologiche nel luogo del delitto, appartamento il cui sopralluogo non è stato ancora fatto? E chi consolerà quei poveri genitori di Luca, che ora subiranno la goccia cinese di un processo ordinario e non di un giudizio immediato (sembrava un caso già risolto), a tutto favore della difesa?