Repubblicano, ma a favore dei diritti per i gay. Allergico ai voti della destra evangelica. E con le idee chiare - più chiare di quelle di Obama e Hillary - sulla crisi dei subprime. Potrebbe essere proprio lui a spuntarla nel testa a testa per la Casa Bianca. E forse non sarebbe neanche male.
Un entusiasmo senza precedenti per due candidati democratici senza precedenti continua a tenere John McCain ormai da mesi il nominee Repubblicano, lontano dalla ribalta. I prossimi mesi ci diranno quale partito trarrà vantaggio dalla sovraesposizione di Hillary e Obama e la contemporanea sottoesposizione di McCain; ma già oggi possiamo dire che John McCain è un altro tipo di repubblicano, rispetto a Bush; e sarebbe, probabilmente, anche un altro tipo di presidente.
IN PRINCIPIO - Cominciamo dalla superficie (perchè “non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie”, Hegel): McCain la guerra l’ha fatta davvero, e ne porta i segni, fin troppo visibili, sul proprio corpo. E’ stato prigioniero in Vietnam per più di cinque anni. E, durante le primarie del 2000 (quando perse da Bush), disse alla destra evangelica ciò che tutti pensavano ma nessuno aveva il coraggio di dichiarare pubblicamente. Rinunciò a quei voti, perse le primarie, ma si costruì, a differenza di Bush, la reputazione di uno che non è disposto a compromettersi con certa gente (anche se questa volta non è stato altrettanto spavaldo).
COME LA PENSA? - John McCain parlava di surge in Iraq quando quel concetto era, agli occhi della pubblica opinione, anatema. E’ stato l’unico, durante le primarie repubblicane, a non cavalcare l’onda anti-immigrazione, a prendersi la responsabilità della propria umanità. Collaborava con i democratici al Congresso, e parlava all’elettorato indipendente, quando Obama era ancora all’asilo - decenni prima che il nuovo messia nero potesse reinventare il dialogo con l’altra parte - ed infatti uno dei suoi sostenitori di più alto profilo è Joe Liberman, candidato vice-presidente con Al Gore nel 2000. John McCain è dell’idea che gli Stati Uniti avrebbero dovuto firmare Kyoto. John McCain non ci capisce un tubo di economia, e lo ammette senza troppe riserve. Ma sembra che questo stia informando una interessante politica economica hands off : niente soccorso federale per le banche che si sono inguaiate per responsabilità solo proprie; niente compassione per i piccoli investitori che hanno voluto giocare a Gekko con i soldi del monopoli, comprando case e stipulando mutui che non si potevano permettere (una nota: in questi anni certe banche hanno offerto mutui folli - anche sopra il 100% del valore della proprietà - ad individui con credit histories irricevibili; l’incoscienza delle banche - per la quale stanno pagando - giustifica forse chi quei mutui li ha stipulati?). Dulcis in fundo, ha votato contro il divieto federale nei confronti dei matrimoni gay . Insomma, John McCain è un soldato, ma non è un Repubblicano come gli altri. Non aspettatevi che ritiri le truppe da Iraq ed Afghanistan; non aspettatevi che allenti la pressione sull’Iran; non aspettatevi che fugga dalle proprie responsabilità sulla scena internazionale come qualche agnellino di nostra conoscenza. Certo McCain non ha alcuna esperienza da amministratore, ma ciò vale anche per Hillary e Obama - rispetto ai quali, però, ha, rispettivamente, dodici e sedici anni di esperienza senatoriale in più.
ENEMIES - Contro chi avrebbe più chance di vittoria, John McCain? Per alcuni mesi è stato luogo comune, sia tra democratici che repubblicani, ritenere che fosse Hillary l’avversario più alla portata di McCain, e anche i sondaggi nazionali sembrano dare indicazioni simili: i Repubblicani la odiano; farebbe molta più fatica di Obama a dipingersi come il ‘nuovo’ rispetto a McCain; e l’immagine di Hillary non sarebbe altrettanto efficace a sottolineare la grande debolezza di Senator John McCain - il fatto che abbia già 71 anni. Ma ultimamente - e paradossalemnte nello stesso periodo durante il quale Obama ha consolidato il proprio vantaggio - questa tesi ha cominciato a vacillare: Obama non sembra in grado di ‘rubare’ la Florida ai Repubblicani, Hillary potrebbe farcela. Obama perderebbe probabilmente sia l’Ohio che la Pennsylvania - Hillary è data per vincente su McCain in entrambi. Insomma sebbene Obama sia, a livello nazionale, ancora avanti nei sondaggi contro McCain rispetto a Hillary, comincia ad emergere la debolezza di Obama negli swing states, gli stati chiave che decideranno le presidenziali di Novembre. In generale, però, l’impressione è che le prolungate ed agitate primarie democratiche - sommate ad un candidato Repubblicano molto più a sinistra di quanto ci si potesse aspettare (tutti pensavano Giuliani o Romney) - abbiano rimesso in gioco la presidenza, che altrimenti i democratici erano convinti di vincere a mani basse, dopo otto anni di amministrazione Bush.
























onore a tutti i combattenti senza macchia e senza paura
Bel pezzo!
Però, consentimi una pignoleria: dire che “è a favore dei diritti per i gay” è decisamente una forzatura. E’ vero che nel 2006 è stato uno dei 48 senatori a far mancare la maggioranza qualificata al “Federal Marriage Amendment”, la proposta di emendamento che avrebbe introdotto nella Costituzione USA il divieto di matrimoni gay; però la ha fatto dicendosi nel merito FAVOREVOLE al divieto, e pochi mesi dopo sarebbe apparso come testimonial in uno spot tv a sostegno del referendum che chiedeva di introdurre un emendamento del tutto simile nella costituzione del suo stato, l’Arizona (peraltro bocciato dagli elettori). Qunado ha votato contro il divieto federale lo ha fatto per ragioni, per così dire, di metodo: ha spiegato che per lui questa materia non può essere decisa a livello federale, perché è e deve restare di esclusiva competenza della legislazione di ciascun singolo Stato membro (la antica diatriba degli “state rights”).
http://italianblogs4mccain.blogspot.com/
Ciao Ale,
Hai ragione, e grazie per il chiarimento. Ed in effetti nel post non dico che sia a favore; i ‘titolisti’ c’hanno messo un po’ di spin. Spin che però, in un certo senso, non è completamente fuorviante. Perchè è comune tra gli aspiranti candidati alla presidenza usare lo state/federal divide proprio per non prendere posizioni troppo nette su issues così scottanti: posizioni ‘dual’ del genere sono presempio comuni anche per l’aborto, mi sembra.
Quindi non credo sia illegittimo dire che McCain ha una posizione diversa da tanti repubblicani sul same-sex marriage, e che la differenza non sia ’solo’ di metodo o di ‘credo’ repubblicano. che dici?
Concordo con Ale, peraltro una spassosa collezione di flip-flop di McCain può essere vista qui:
http://phastidio.net/2007/11/14/veltronisation-3/
Mannaggia, accidenti ai titolisti :)))
Con questa precisaizone, il pezzo è ineccepibile.
Sì è vero, quello degli state rights è un tradizionale trucchetto per “sfilarsi”. Ed è anche vero che quello dell’aborto è un altro tema sul quale i “centristi” amano farlo. McCain però in quest’ultimo periodo non lo ha fatto, anzi si è connotato come prolife con una nettezza che in passato non aveva mai cercato.
L’ho visto da Letterman e nonostante non incarni affatto le mie idee non ho potuto fare ameno di notare la differenza tra i politici made in Usa ed i nostri.