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Pensioni, quanto si perde con l’uscita anticipata

Pensioni, il governo pensa a una penalizzazione del 5% sull’assegno lordo annuo per chi sceglie di uscire prima dal mondo del lavoro con il meccanismo dell’Ape. Per favorire invece l’uscita dal lavoro dei redditi più bassi sono previsti penalizzazioni sensibilmente inferiori.

PENSIONI, QUANTO COSTANO LE PENALIZZAZIONI

Il Corriere della Sera di venerdì 9 settembre 2016 riporta in un pezzo di Lorenzo Salvia le nuove condizioni per il pensionamento anticipato. Le regole varranno per i nati tra il 1951 e il 1953, e che scelgono di ricorrere all’Ape, il prestito pensionistico, per uscire dal mondo del lavoro con un massimo di tre anni d’anticipo rispetto all’età indicata dalla normativa Fornero. Per ogni anno di pensionamento anticipato ci sarà un taglio del 5% sull’assegno previdenziale lordo. Quindi ci potrebbe essere una perdita fino al 15%, che potrebbe crescere al 18% a seconda dell’imposizione locale, per chi vorrà anticipare il più possibile la sua uscita dal lavoro. Vista la consistente penalizzazione, pari quasi a un quinto della futura pensione, il governo stima che pochi vi ricorreranno.

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PENSIONI, QUANTO COSTANO LE PENALIZZAZIONI PER REDDITI MOLTO BASSI

Per incentivare il ricorso all’Ape per i lavoratori a reddito più basso così come per i disoccupati la penalizzazione sarà significativamente più bassa. Il meccanismo dell’Ape cosiddetta social, ovvero il prestito pensionistico per le fasce di reddito più povere, avrà penalizzazioni per un massimo del 3% annuo. La correzione con il reddito personale dovrebbe però portare a rendere ancora più bassa la penalizzazione, così da favorire l’uscita dal lavoro a un costo zero o quasi. A questo prestito pensionistico più favorevole per ricevere un assegno previdenziale potranno accedere i disoccupati, i disabili, le persone con un disabile a carico, e probabilmente anche le categorie dei lavori più usuranti.