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Milano, l’assessore di Forza Italia su Facebook: «Viva il Duce!»

«Nel 1930 il Duce fece costruire quasi 4.000 case e ne riparò più di 5.000 (terremoto del Vulture), in soli 3 mesi. Un vero Patriota: Viva il Duce!». Frasi come queste si leggono più di una volta, sui social network. Ad esempio sulle bacheche di movimenti e militanti neofascisti. A postare l’elogio del dittatore Benito Mussolini, però, stavolta non è stato un simpatizzante di Forza Nuova o Casa Pound, ma un assessore di Forza Italia al Municipio 5 del Comune di Milano, Rosa Di Vaia. Il messaggio è comparso su Facebook lo scorso 26 agosto, poi rimosso, non in tempo però per evitare l’imbarazzo nella maggioranza di centrodestra (come si racconta oggi sulle pagine milanesi del Corriere della Sera). Anche il presidente del Municipio ha preso le distanze: «La mia storia personale mi rende lontano anni luce dal Duce. Confermo la fiducia come assessore ma chiederò ragione di questo post», ha dichiarato Alessandro Bramati. Mentre l’opposizione di centrosinistra si è detta pronta a presentare interrogazioni.

 

 

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ASSESSORE INNEGGIA AL DUCE, POI PROVA A STEMPERARE

Travolta dalla polemica, in un nuovo post, ancora su Facebook, Di Vaia ha poi provato a giustificarsi:

«Vorrei stemperare le polemiche nate in merito al mio post sull’edilizia in epoca fascista. Voleva essere un paragone su come alcune cose fossero gestite meglio di oggi anche in tempi bui per la nostra Democrazia, ma l’inesperienza nel campo della comunicazione mi ha fatto prestare poca attenzione a come e cosa pubblicavo. Non era mia intenzione inneggiare al Duce, bensì ai lavori fatti a regola d’arte, come vorrei lo fossero quelli eseguiti nel nostro Paese e perché no nel Municipio 5».

Parole che non sono bastate però a fermare le critiche. Le reazioni alle parole dell’assessore, nei commenti, non sono state affatto tenere. «Tipico di chi non è interessato scrivere cose come “viva il duce”», ha scritto qualcuno ironicamente. Un altro: «Il suo post termina con “Viva il Duce!”, non cerchi scuse, si dimetta e si vergogni».

(Immagini: screenshot da Facebook)

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