Ttip fine cosa succede
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Merkel e Ue contrari alla fine del Ttip. L’Italia lo difende, la Francia ne chiede lo stop

Il Ttip non è ancora morto come dichiarato dal vicecancelliere e leader della Spd Sigmar Gabriel, ma il trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti non sembra certo godere di buona salute. Angela Merkel ha difeso il Ttip dagli attacchi del suo alleato di governo, ma l’appello della cancelleria tedesca e della Commissione UE a proseguire le trattative è stata immediatamente bocciato dalla Francia. L’Italia difende il trattato, che secondo il ministro Carlo Calende permette di governare la globalizzazione, come essenziale per lo sviluppo dell’export.

TTIP, FINITO O NO?

Le trattative per la costituzione della più grande area di libero scambio tra Ue e Usa proseguono da più di due anni, ma un esito positivo per il Ttip non sembra più possibile. Lo stallo, evidente da molto tempo, è stato giudicato come un ormai certificato fallimento dal vicecancelliere della Germania, Sigmar Gabriel. Il leader della Spd ha rimarcato come nessuno lo ammetta, ma come ormai non ci siano più chance per un esito positivo delle trattative per il Ttip. Una dichiarazione, dal sapore elettorale visto che i socialdemocratici difendono due governi statali nelle prossime elezioni in Meclenburgo-Pomerania e a Berlino, subito smentita da Angela Merkel. La cancelleria ha rimarcato come le trattative proseguano e come possano aver successo nella loro fase finale, un auspicio condiviso dalla Commissione UE.

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FRANCIA CONTRO IL TTIP

Sigmar Gabriel è stato però difeso dal governo francese, socialista come il ministro dell’Economia tedesco. Matthias Fekl, il ministro del Commercio estero dell’esecutivo di Manuel Valls, tra l’altro nato in Germania, ha ufficializzato la richiesta di fermare le trattative tra Ue e Usa sul Ttip. Troppo ampie le distanze, con la controparte americana indisponibile ad accettare le modifiche proposte dai governo europei. Il ministro francese ha evidenziato come sia necessario azzerare il lavoro fatto sul Ttip, per ripartire su basi più solide. Probabilmente molto più limitate, vista la difficoltà di realizzare un’area di libero scambio che riguarderebbe più di 800 milioni di persone.

ITALIA ANCORA PER IL TTIP

Sul Corriere della Sera di oggi, così come sul Foglio, il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda difende il Ttip come essenziale per l’Italia.

Ormai è difficile chiudere nei prossimi mesi, ma dobbiamo andare avanti. Per l’Italia questo accordo è essenziale. Gli Usa sono il mercato a più alto potenziale di sviluppo per il nostro export. Durante la presidenza di turno dell’Italia, quando ero alla guida dei ministri Ue del Commercio, avevo proposto di chiudere l’intesa presto su un primo pacchetto e poi di continuare a discutere sul resto.

Calenda spiega di condividere parte dei dubbi di Sigmar Gabriel, uno dei leader europei del Pse a cui è affiliato anche il PD di Matteo Renzi, e rimarca come per un simile accordo commerciale due anni di trattative non siano certo molti. Il ministro sottolinea come grazie al Ttip si possano correggere diverse storture della globalizzazione, ribaltando così il senso delle critiche rivolte contro il trattato di libero scambio.

In alcuni Paesi il rifiuto della globalizzazione si è tradotto nel rifiuto del Ttip. Mentre invece l’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti è un antidoto alla globalizzazione così come l’abbiamo vissuta fino ad oggi, perché crea la più grande area di libero scambio nel mondo con standard elevati, che diventano automaticamente globali. È il modo in cui l’Occidente può riprendere in mano il timone della globalizzazione

LO SCETTICISMO USA VERSO IL TTIP

Se il Ttip soffre in Europa, dall’altra parte dell’Atlantico il trattato di libero scambio non gode di buona salute. Difeso in maniera convinta dall’amministrazione Obama, che nel secondo mandato presidenziale ha posto come prioritario il rilancio della politica commerciale, il Ttip non è difeso da nessuno dei principali candidati alla Casa Bianca. Donald Trump ha capovolto la tradizionale posizione dei Repubblicani nei confronti degli accordi di libero scambio, schierandosi per politiche protezioniste radicalmente contrarie al partneriato commerciale con l’Ue. Hillary Clinton ha accettato le posizioni di Bernie Sanders, molto critiche nei confronti della politica liberoscambista dell’amministrazione Obama.

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