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Virginia Raggi guerra con il Direttorio, rottura ad un passo

Il Messaggero di oggi, in un articolo a firma Fabio Rossi, torna ad occuparsi della questione degli stipendi dello staff di Virginia Raggi. Stipendi che hanno generato malumore sia nella base del Movimento 5 Stelle, perché giudicati troppo alti, sia nel direttorio romano, che dovrebbe collaborare con la Sindaca nella gestione della Capitale. Secondo quanto scrive Rossi, nella riunione dei consiglieri comunali del Movimento che si è tenuta ieri, il nervosismo era palpabile:

Per capire che aria tiri tra i Cinque stelle bastava affacciarsi, ieri sera, all’assemblea del gruppo consiliare pentastellato, iniziata con forte ritardo e svoltasi rigorosamente a porte chiuse (e senza streaming). All’incontro, ufficialmente convocato per discutere della ripresa dei lavori in aula Giulio Cesare dopo la pausa estiva, si sono presentati anche la Taverna e Stefano Vignaroli. Il tema caldo, ovviamente, è quello dei maxi-stipendi: molti consiglieri hanno esposto pubblicamente le proprie lamentele. La situazione più discussa è quella di Romeo, funzionario di Roma Capitale che ha chiesto l’aspettativa e che la Raggi ha nominato a capo della segreteria politica, con un stipendio che è circa tre volte a quello che prendeva prima.

E proprio oggi dovrebbe andare in scena lo “Scontro finale” in una riunione tra Sindaca e direttorio. Un direttorio pronto ad un gesto clamoroso:

In soldoni, si chiederà alla prima cittadina di cominciare subito a tagliare i compensi di Romeo, capo della segreteria politica di Virginia Raggi, destinato a guadagnare 120 mila euro lordi annui, per continuare con Andrea Mazzillo (88 mila lordi), finito al centro delle rimostranze di alcuni esponenti pentastellati per la sua passata vicinanza al Pd. Quindi la matassa legata al nome di Marra, dirigente con trascorsi nelle amministrazioni Alemanno e Polverini, inizialmente scelto dalla sindaca come vice capo vicario di Gabinetto e poi scartato per questo ruolo su pressione della base M5s. Sa la Raggi dovesse arroccarsi sulle sue decisioni, potrebbero arrivare le clamorose dimissioni degli esponenti del mini-direttorio, che dalla composizione originaria ha già perso Roberta Lombardi: a partire da Paola Taverna, la più infuriata con la sindaca per la gestione del pacchetto delle nomine, pronta a sbattere la porta e a «lasciare andare Virginia per la sua strada»