Romano La Russa e quell’indagine figlia di un errore

Una "dimenticanza" che potrebbe costare molto al fratellino di Ignazio La Russa

“Un errore tecnico-burocratico”. Si difende così, ai microfoni di Skytg24, Romano La Russa, assessore regionale della Lombardia, il decimo dei consiglieri regionali indagati, raggiunto da un avviso di chiusura di indagini per finanziamento illecito ai partiti.

SCAPPATO DI MENTE – La “colpa”, secondo il fratello meno illustre di Ignazio, sarebbe di “un mio amico imprenditore, membro del coordinamento regionale Pdl, che avrebbe contribuito alla mia campagna elettorale facendomi stampare qualche centinaio di manifesto e un paio di santini. Avrei dovuto registrare le cifre nella mia rendicontazione delle campagne elettorali per le regionali del 2010. Stiamo parlando di 4-5 mila euro. E’ un fatto grave ma stiamo parlando di un errore tecnico-burocratico. Abbiamo omesso per dimenticanza, per errore del mio committente”.

FINANZIAMENTO ILLECITO? - Quindi secondo La Russa non ci sarebbe malizia. Cerchiamo però di capire per quale motivo è finito nel registro degli indagati, aiutandoci con Il Sole 24 Ore. L’avviso di garanzia nei confronti di La Russa, recapitato all’interessato a conclusione delle indagini, è stato emesso dalla Procura di Milano assieme ad altri undici relativi a irregolarità nella gestione dell’ALER, l’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale, già Istituto Autonomo Case Popolari, il quale controlla direttamente e indirettamente circa 100.000 abitazioni. Gli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, indagando su affari interni all’ALER, hanno scoperto attraverso intercettazioni telefoniche che l’assessore del Pdl alla Protezione civile, polizia locale e sicurezza della giunta Formigoni avrebbe ricevuto -questa la tesi dell’accusa- un contributo illecito attraverso il finanziamento della stampa di manifesti e “santini” per la campagna elettorale regionale del 2010 e per le provinciali di Vercelli nel 2011.