Cultura

Il solito mischiare insieme vittimismo e minacce

17 marzo 2009

Una spiegazione senza possibilità di obiezioni, perfino con l’ammissione di qualche errore, però non suo: così è stata letta la lettera di Benedetto XVI ai vescovi. Non si può leggere in altro modo? La collegialità del corpo episcopale vale solo quando il corpo episcopale è compatto su ciò che decide il Papa, sennò è messa in pericolo: se ne traggano le conseguenze. Il solito mischiare insieme vittimismo e minacce, insomma.

«Provvisoriamente», la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni.

Benedetto XVI ha scritto una lettera ai vescovi. Era indirizzata a loro, ma stata resa pubblica. Voleva che tutti – vescovi (lefebvriani o no), preti (lefebvriani o no), fedeli (lefebvriani o no), e poi cristiani d’altre confessioni, ebrei, credenti in altro e non credenti affatto – sapessero cosa avesse da dire ai vescovi, ai suoi «confratelli nel ministero episcopale». Aveva da dire che è amareggiato, un po’ deluso per come il mondo aveva preso la revoca alla scomunica dei vescovi lefebvriani. L’amara delusione si dichiarava offesa e dolente in relazione al fatto che del mondo facessero parte pure dei cattolici. Si può capire perché Sua Santità si senta offeso. Innanzitutto, avrà il diritto di revocare una scomunica a chi gli pare e piace? Il mondo è paurosamente ignorante del Codice di Diritto Canonico, e ignora cosa siano davvero una scomunica e la revoca di una scomunica. Questo il Papa non lo dice esplicitamente, ma parlando ai suoi vescovi – cioè a persone che il Codice di Diritto Canonico lo conoscono benissimo – li chiama a testimoni presso il mondo. Cari confratelli nel ministero episcopale, fatemene forte presso il mondo ignorante del Codice di Diritto Canonico: è vero o non è vero che, a norma del Can. 1370, «chi usa violenza fisica contro il Romano Pontefice» incorre in scomunica latae sententiae ? Vero.

-L’ OSTILITA’ DEI CATTOLICI - Ora si dà il caso che, in questa lettera, Benedetto XVI lamenti che «anche i cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco». Non è violenza «fisica», ma quasi, o almeno almeno ne usa l’immagine. Il Romano Pontefice – sappilo, mondo ignorante – ha «potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa [...], potestà che può sempre esercitare liberamente» (Can. 331); inoltre – e questo valga per i destinatari della lettera – «il Romano Pontefice, nell’adempimento dell’ufficio di supremo Pastore della Chiesa, è sempre congiunto nella comunione con gli altri vescovi» (Can. 333), insomma «chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30). Al mondo ignorante questa lettera è sembrata umile, sgorgata dall’intimo di un brav’uomo ingiustamente frainteso, è sembrata una lettera – insieme – di spiegazioni ultime. E lo erano, ma nel senso che, dopo queste spiegazioni, si fa violenza al Papa nel dire che la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani sia stata cosa inopportuna. Lo tenessero ben presente i vescovi, tra i quali qualcuno s’è mostrato ignorante del Can. 333 (ancora siamo sgomenti su come sia potuto accadere), lo tenessero ben presente i laici cattolici, soprattutto quelli cosiddetti «adulti» (parrebbe una contraddizione in termini), che così spesso si mostrano ignoranti del Can. 331.

- LESA MAESTA’ - Benedetto XVI lamenta un’altra cosa: qualcuno ha mormorato che la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani puzzasse di tradimento al Concilio Vaticano II. Be’, questo lui non lo tollera. Ha giurato fedeltà al Vaticano II fin da prima che si chiudesse, e poi dopo, fino all’elezione al Soglio Pontificio, e ancora dopo, fino ad oggi, forse con qualche eccessiva severità verso quello che passava e passa (poveri illusi!) come «spirito del Concilio», ma sempre fedelissimo alla lettera degli atti conciliari, che indubbiamente gli danno ragione: la collegialità è una metafora, mica la Chiesa s’è fatta depravare dalla democrazia, e dunque il Papa resta Papa, quel Re cui tutti devono fare i complimenti per come veste bene, sempre, pure quando è nudo. Questo è quanto lamenta, e il Codice di Diritto Canonico ci ha spiegato bene cosa significhi un lamento del Romano Pontefice. In questa Chiesa «ci si morde e ci si divora», sì, può darsi, ma i segni dei denti – ora – addosso a chi stanno? Permettersi di criticare una decisione del Papa costituisce attentato; se non alla sua persona fisica (ma bisogna andarci cauti, non a caso le si deve il «Santità»), è attentato di lesa maestà. Una spiegazione senza possibilità di obiezioni, perfino con l’ammissione di qualche errore, però non suo: così è stata letta la lettera di Benedetto XVI ai vescovi. Non si può leggere in altro modo? La collegialità del corpo episcopale vale solo quando il corpo episcopale è compatto su ciò che decide il Papa, sennò è messa in pericolo: se ne traggano le conseguenze. Il solito mischiare insieme vittimismo e minacce, insomma. «A volte – ha scritto Benedetto XVI – si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio…». I negazionisti? No, i vescovi lefebvriani. «… E se qualcuno osa avvicinarglisi, in questo caso il Papa, perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo». Lo odiate senza timore? Consigliabile riserbo.

 

Un commento a Il solito mischiare insieme vittimismo e minacce

  1. base cattolica

    è possibile che alcuni intellettuali del Kiser all’ interno della stessa gerarchia cattolica, anche cardinalizia, abbiano osato criticare i comportamenti del Papa

    ma noi cattolici tera-tera non abbiamo avuto tempo, voglia o possibilità di studiare la filosofia del diritto ecclesiastico

    una sola cosa sappiamo e per noi conta : il Papa è il Papa e quello che decide è sacrosanto

    alla faccia dei dissenzienti

    moi tutti e siamo la maggioranza, ci stringiamo al Papa ……

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