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Ma quali critiche: Lucchetta e Antinelli sono da medaglia d’oro

Nel calcio ci sono Caressa-Bergomi, quelli del mondiale 2006, al grido di «Kannavaro! Kannavaro!» e «Andiamo a Berlino Beppe» – peccato che poi si siano un po’ persi per strada. O Sandro Piccinini con chiunque al suo fianco, magari Serena ma va bene anche Bagni: la sciabolata, che sia morbida, tesa o disperata, resta immortale; il mucchio selvaggio pure. Di pregio anche le più pacate accoppiate Pizzul-Mazzola e Caputi-Bulgarelli, sempre rimanendo al pallone, e andando indietro nel tempo. Nel basket Tranquillo-Buffa, irraggiungibili. Nel tennis Galeazzi-Panatta (al Foro Italico, ore 15, il respiro di “Bisteccone” era inconfondibile) ma soprattutto Clerici-Tommasi; due maestri. E ora, nella pallavolo, Antinelli-Lucchetta.

Le Olimpiadi appena spedite in archivio ci consegnano, più di una nazionale di volley che non si scrolla di dosso l’angoscia di non riuscire a conquistare un oro olimpico, una coppia che entra di diritto nell’Olimpo dei commentatori, quelli che si prendono la scena lasciando il segno, entrando nei racconti del giorno dopo al bar, nella narrazione popolare. E che sì, si beccano pure le critiche e gli insulti, perché il web saputello e velenoso non risparmia nessuno e avrebbe fatto a pezzi anche Martellini.

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Antinelli-Lucchetta è un racconto che riconosci al primo scambio. E nella tanto contestata Rai, spesso accusata di essere noiosa, ingessata, compassata anche nello sport, è una notizia. Al primo – figlio della migliore scuola romana, svezzato e cresciuto dalla gavetta delle radio private – spetta il compito di dettare i tempi, di dirigere il traffico con un eloquio mai banale, mai fiacco, mai uguale a se stesso.

Il secondo, che non è proprio l’ultimo arrivato in fatto di volley, fa il battitore libero: “Il pallone si è sbrodolato come un canederlo troppo cotto”, “Devono chiamare un taxi, non il challenge”, “La palla deve cadergli dentro l’ombelico”, “Consegnata la tessera per andare a fare la manicure Lanza si smeriglia le unghie”“Maschera tutto come un gatto nella lettiera per evitare che l’odore si sparga”, “Questa è la soluzione di Lipe: la lipesoluzione” sono solo alcune delle sue perle. Chi si stupisce o si lamenta non conosce Lucchetta. Quello che alla soglia dei 54 anni porta ancora quel taglio di capelli unico al mondo, quello che a Studio Sport si burlò di un ancora rigido Guido Meda – poi anche quest’ultimo entrerà nella Hall of Fame dei commentatori -, quello che nel salotto di Daniele Luttazzi nella puntata passata alla storia per l’ospitata di Travaglio ballò con una giovanissima Carolina Marconi (la vedremo anni dopo al Grande Fratello). Una mina vagante, uno che non passa inosservato, che si non si prende mai sul serio, a meno che non sia impegnato in un progetto benefico. Uno che ci voleva e che non vediamo l’ora di riascoltare, perché ti incolla allo schermo anche quando la partita – vedi Italia-Brasile – non ha storia. Resta sempre così, Crazy Lucky.

Photocredit copertina Twitter @AleAntinelli