Tremonti, le previsioni e l’astrologia
17/03/2009 - Le previsioni economiche possono essere astrologia, specie se a farle è Giulio Tremonti. Una semplice analisi spiega come il ministro dell’Economia esprime la sua creatività sul versante dell’andamento dell’economia e dei conti pubblici Tra le più divertenti puntate della saga
Le previsioni economiche possono essere astrologia, specie se a farle è Giulio Tremonti. Una semplice analisi spiega come il ministro dell’Economia esprime la sua creatività sul versante dell’andamento dell’economia e dei conti pubblici
Tra le più divertenti puntate della saga che vede opposti il ministro dell’Economia [[Giulio Tremonti]] e il governatore di Bankitalia Mario Draghi c’è la stizzita battuta del ministro nel gennaio 2009, dopo l’uscita delle previsioni
sull’andamento dell’economia pubblicate nel bollettino economico della nostra banca centrale di gennaio. Tremonti bollava le fosche previsioni di Draghi sull’economia italiana per il 2009 (-2% del Pil reale) come astrologia.
LE ASTROLOGICHE PREVISIONI DI TREMONTI - La stizza del ministro era comprensibile. Dietro le previsioni fosche di [[Bankitalia]], c’era un implicito giudizio negativo sull’inerzia di ministro e Governo, che in quel momento manteneva la previsione per il 2009 di un aumento dello 0,5% del Pil (si veda la Relazione Previsionale e programmatica per il 2009). Forse quando parlava delle previsioni economiche come di un esercizio di astrologia, Tremonti pensava soprattutto ai suoi numeri sull’andamento dell’economia e sui riflessi che essi hanno sullo stato della [[finanza pubblica]] italiana. Se si confrontano le cifre presentate nei vari documenti ufficiali (il Dpef di luglio 2008, la Relazione Previsionale e Programmatica o RPP di ottobre 2008, il Programma di stabilità presentato a Bruxelles nel marzo 2009) si scoprono cose interessanti. Se poi si confrontano quelle stime e quelle previsioni con quelle dei principali istituti di ricerca e con i dati Istat si scoprono anche le doti creative del ministro.
IL 2008 IMMAGINATO E QUELLO REALE – Partiamo dal 2008, dove è disponibile il dato ufficiale dell’[[Istat]]: il Pil italiano, unico tra quelli del mondo “che conta”, è diminuito in termini reali dell’1%. A luglio 2008 nel Dpef che accompagnava “la manovra dei 9 minuti e mezzo” Tremonti prevedeva un aumento dello 0,5%. Meno male che era l’unico ad avere capito cosa stava succedendo! Perché già allora Confindustria, FMI, Ocse stimavano per l’Italia una crescita zero o negativa. Tre mesi dopo, a settembre 2008, quando la crisi l’avevano capita in parecchi, Tremonti ha rivisto le sue stime nella RPP di accompagnamento alla [[Legge Finanziaria]], indicando per il 2008 una crescita dello 0,1%. Gli altri, nel frattempo, erano già scesi ad una stima per il 2008 di -0,5%, se andava tutto b
ene. E il ministro rosicava. A fine febbraio 2009 il governo presenta a Bruxelles nuove stime all’interno del Programma di stabilità e di crescita, indicando per il Pil italiano 2008 una diminuzione dello 0,6%. Siamo al ridicolo, visto che l’Istat aveva già detto il 13 febbraio 2009 che il Pil italiano sarebbe diminuito dello 0,9% (poi diventato il -1% definitivo). Ridicolo anche che nonostante questa evidente castroneria il Piano abbia ottenuto comunque il via libera di Bruxelles. Chissà su quali basi l’Ecofin e gli euroburocrati valutano l’affidabilità delle cifre presentate dai governi. Forse sono parenti degli analisti delle società di rating.
I RIFLESSI SULLA FINANZA PUBBLICA – Non si tratta di un’analisi filosofica, perché sulle stime di crescita vengono costruiti i documenti di finanza pubblica e i saldi di bilancio. L’affidabilità di stime e previsioni è quindi una misura dell’affidabilità dei governi, della loro credibilità come interlocutori e – soprattutto – come debitori. E continuando a leggere le cifre di Tremonti nei vari documenti, sempre riferendosi al 2008, si scoprono altre cose curiose. Nonostante le continue revisioni sulle stime del Pil (che passano da un +0,5% a un -1%), il rapporto Deficit/Pil, cioè uno dei principali parametri di Maastricht, per l’Italia resta miracolosamente sempre fermo attorno al -2,5%, cioè al di sotto della soglia fatidica del 3% per cui scatta la procedura Ue. Strano, sia perché il Pil nominale dovrebbe calare se cala quello reale, sia perché il deficit è la differenza tra spese e entrate della Pubblica Amministrazione, e le entrate sono molto influenzate dalla dinamica del Pil. Ma il mistero si svela. Nel passaggio tra luglio e settembre, Tremonti abbassa la stima di crescita del Pil reale ma (gioco di prestigio!) aumenta quella del Pil nominale, che passa da 1.588 a 1.594 miliardi di euro. Misteri dell’economia o dell’astrologia, visto che l’inflazione è data in calo in quei mesi. Ma il colpo di genio è quello di marzo 2009. Nel Programma di stabilità Tremonti abbassa il Pil nominale (era ora), conseguentemente abbassa le entrate (e ci mancherebbe!) ma abbassa (miracolo!!!) anche le spese della PA, che passano da 784,1 a 779,1 miliardi di euro (le spese correnti passano da 721,2 a 718,5 miliardi di euro). Come sia possibile questa riduzione di 5 miliardi di euro (una mini manovra finanziaria), visto che tra le due stime ci sono solo i provvedimenti anticrisi, quelli che – secondo Tremonti - dovrebbero far ripartire l’economia italiana e quindi difficilmente dovrebbero essere provvedimenti che tagliano le spese, è davvero un quesito da astrologi, o forse da apprendisti stregoni.
L’EFFETTO “TREMONTI” SUI CONTI PUBBLICI – Da notare, infine, che se vediamo il quadro tendenziale della finanza pubblica ereditato dal Governo Prodi e presentato da Tremonti nel Dpef di luglio 2008 e l’attuale quadro dei conti 2008 incluso nel Piano di stabilità, dopo la mirabolante azione del governo Berlusconi, il totale delle spese correnti passa dai 718,9 miliardi di euro di allora ai 718,5 di oggi. Non c’è nessuna riduzione di spesa: e allora dov’è l’aggiustamento strabiliante deciso con urgenza con la famosa e lungimirante manovra dei 9 minuti e mezzo? In compenso si riducono le spese per investimento, che passano da 63,6 a 60,5 miliardi di euro. E il mirabolante piano
anticrisi dove è finito? Magari potrebbe spiegarcelo un altro adorabile bugiardo, [[Silvio Berlusconi]], che si è difeso dalla critiche della presidente di Confindustria dicendo che contro la crisi il governo ha messo soldi veri. Sapere quali sono e dove sono, è un altro compito per astrologi. O per apprendisti stregoni.
IL 2009 SARA’ PIENO DI (BRUTTE) SORPRESE – Con queste premesse, per il 2009 ci sono prospettive fosche. Tremonti si è arrabbiato con Draghi che a gennaio annunciava un calo del Pil del -2% nel 2009, ma poi ha fatto la stessa stima nel suo Piano di Stabilità di marzo, dove si prevede anche una riduzione del Pil nominale rispetto al 2008 (fatto che si era verificato l’ultima volta nel 1931!). E prevede anche un aumento del deficit. Lo prevedono tutti i paesi, solo che gli altri aumentano il deficit perché fanno piani di spesa contro la crisi, noi invece avremo solo un crollo delle entrate. E poi su queste stime per il 2009 bisogna andarci piano. Primo perché il passato di Tremonti non gioca (come si è visto) a suo favore, e già i principali istituti di previsione parlano di cali del -2,5 o anche del -3% per il Pil italiano. Secondo perché queste stime inglobano gli effetti della manovra finanziaria di luglio, che sono tutti da verificare. Sulla scuola, per esempio, il principale risparmio previsto riguardava l’adozione del maestro unico e la riduzione dell’orario scolastico nella scuola primaria. Ma su quel provvedimento il governo ha fatto marcia indietro, passando dall’obbligatorietà ad una delle possibilità, a seconda dalla scelta delle famiglie. E, come non era difficile prevedere anche per un astrologo come Tremonti, la stragrande maggioranza delle famiglie italiane ha appunto scelto di mantenere il tempo pieno. Le stime sui risparmi di spesa andrebbero riviste. E si potrebbe seguitare, ma è meglio fermarsi qui. Ci aspetta davvero un 2009 orribile, e per prevederlo non serve l’astrologia. Basta e avanza Giulio Tremonti.













Dovrei avere ancora in giro le previsioni sull’andamento dell’economia italiana che il Giulio aveva fatto nel 2001, in cui nero su bianco si dava per certa una crescita del PIL del 3% nel 2004 e nel 2005, considerando che quella reale è stata intorno allo zero quelli attuali sono insignificanti scostamenti al paragone.
Detto questo purtroppo il Giulio e soci sono il male minore, un docente di diritto tributario come Tremonti perlomeno sa come funziona il ministero che deve guidare, considerando che abbiamo avuto un ministro delle finanze che aveva a malapena la licenza media ed è arrivato in quel posto per meriti di carriera sindacale come Del Turco si può già essere ottimisti.
@stakanov:
Dare del mercatista a me è quasi una bestemmia..
In ogni caso, il fatto di fare sclete di politica economica sbagliate ci sta: mascherarle da grande strategia fa un po’ sorridere
@Pietro:
vero, ma allora non c’era una crisi di queste propozioni. E comunque non è che non fosse da condannare quello che facesse allora..Solo che nel 2002-2004 non scrivevo sul web. ^_^
Quanto al resto, essere laureati non è di per sè una patente di “capacità”. E il fatto che tremonti non sia incompetente è un aggravante, semmai, alle critche che gli vengono mosse. perchè sbaglia sapendo di sbagliare.
@tutti:
Forse non si è capito il mio commento: A impastare le mani con l’economia ci sono troppi che vengono da tutt’altri studi.
Io non metterei un ingegnere edile a fare il chirurgo, ma chiunque si sente in grado di fare l’economista, e questo va bene finché si chiacchiera, ma quando si tratta di ministri & affini la cosa è un problema rilevante.
>Comicomix, chiedo venia ma i miei strali andavano altrove. Il fatto è che chiunque sia nemico del mercatismo saccheggiatore mi diventa immediatamente simpatico. Se non altro perchè l’ultraliberismo di stampo anglosassone si è dimostrato sommamente ipocrita: va bene quando arricchisce gli ultraliberisti che detestatono lo Stato (specie se indipendente da loro) per poi ricorrervi per essere salvati. Naturalmente con i soldi delle loro vittime, cioè i comuni cittadini. Dopo tutto Madoff era solo un principiante al cospetto di questi artisti intortatori.
P.S. : ovviamente, vista dai loro salotti, qualche decina di milioni di famiglie diseredate sono un sopportabile danno collaterale, come la vecchia buona carne da cannone di una volta.
no, visto dai loro salotti le ultime decine di anni si presentano come il crescere del ruolo dello Stato nell’economia, sia sul lato dell’offerta che della domanda, andando a coprire più della metà del PIL mondiale.
E poi le cose vanno di male in peggio e si dà la colpa al liberismo… avercene….