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Alfano pro burkini: «No al velo in spiaggia? In Francia il divieto non ha funzionato bene»

«Le nostre risposte, seppur dure, non devono mai diventare una provocazione potenzialmente capace di attirare attentati». Lo afferma il ministero dell’Interno, Angelino Alfano, in una intervista a Il Corriere della Sera.

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Sicurezza, Isis e perfino divieto o no al burkini in spiaggia. Il titolare del Viminale risponde a diverse domande:

Ministro, lei ha firmato di suo pugno 109 espulsioni di altrettanti stranieri di religione islamica (9 sono imam) per motivi di sicurezza nazionale. Sono sufficienti per arginare il rischio radicalizzazione?
«Noi stiamo lavorando per agevolare il consolidamento di un modello di imam che abbia una formazione in Italia per poter operare nel nostro Paese. Inoltre, chiediamo alle comunità islamiche un contributo per individuare i soggetti che si radicalizzano anche per intensificare i controlli sui finanziamenti in arrivo dall’estero.
È necessaria un’emersione di tutti i luoghi di culto, con pieno rispetto delle regole, per evitare le mini moschee nei garage».
In Europa, si consolidano due modelli di approccio ai diritti: la Francia, che vieta il burqa fin dal 2010 con il placet della Corte europea dei diritti dell’Uomo, e la Germania, dove il ministro dell’Interno Thomas de Maizière (Cdu) è contrario alle limitazioni. L’Italia, che non ha un divieto per il burqa, come si muove?
«Sotto il profilo delle espulsioni, la Germania si sta incamminando verso il modello Italiano che, purtroppo, negli anni passati non aveva avuto piena applicazione neanche in Italia. Dal 2014 ho rilanciato quel modello certo che, anche se non da solo, lo strumento delle espulsioni per motivi di sicurezza nazionale produce
una “bonifica” del territorio nei confronti di persone radicalizzate. È chiaro che, e non mi stanco di ripeterlo, il rischio zero non esiste».
In Germania la Cdu, in apparente contrasto con il ministro De Maizière, sta preparando una bozza per i casi in cui il burqa potrebbe essere proibito. In Italia, i tribunali hanno stabilito che la legge Reale del ’75 (vieta l’uso dei caschi nei cortei) non può interdire il burqa o il niqab (il velo), indossabili
per «giustificato motivo». Il governo ha mai pensato a una svolta di tipo francese?

«Il ministro dell’Interno ha la responsabilità di garantire la sicurezza e di scegliere il livello di durezza nelle risposte che però non diventi mai provocazione
potenzialmente capace di attirare attentati».
In Francia, dopo Cannes, anche Sisco (Corsica) ha vietato il «burkini» sulle spiagge in seguito una rissa tra francesi e nordafricani che non gradivano di essere fotografati…
«Non mi sembra, ahimè, che il modello francese abbia funzionato per il meglio».

(in copertina ANSA/ANGELO CARCONI)