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pubblicato il 16 marzo 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il ministro attacca il governatore, che aveva stoppato l’idea del governo di rendere i prefetti vigilanti sul credito. Intanto, la presidente di Confindustria lancia di colpo allarmi addolorati dopo mesi di silenzio. Ecco perché

Non è soltanto una questione di merito, quella tra Mario Draghi e Giulio Tremonti. L’ultimo litigio è frutto dell’idea del governo di far “scendere in campo” i prefetti per esercitare una funzione di controllo/dissuasione nei confronti di quelle banche che non vogliono prestare i denari alle imprese. Un’idea populista e demagogica – non a tremonti Draghi, Tremonti, Marcegaglia: le tre scimmiette della discordiacaso arriva dal leghista Roberto Maroni – che si può vendere al popolo come un “gliela facciamo vedere noi agli istituti credito, ’sti strozzini affamatori del popolo”, e che può innescare l’ennesimo circolo vizioso per impoverire la nostra economia: le banche italiane, alle prese con conti economici non floridi, che danno soldi a volontà ad un’economia reale che è già in crisi (con alte probabilità di sofferenza per i prestiti, quindi); poi (o prima, che dir si voglia) chiederanno soldi al governo tramite i bond di Tremonti, perché il loro rapporto impieghi/patrimonio sballerà vieppiù. Li avranno, ma a patto che diano quei soldi di nuovo in giro allegramente: insomma, un piano quinquennale del credito dove lo Stato fa il finanziatore, decide come, quando e a chi si eroga il credito e tutti muti e zitti sennò chiamano i prefetti o Tremonti mette il broncio.

REALTA’ E FANTASIA - Ovviamente, tutto questo non accadrà mai. Difficilmente vedremo il prefetto di zona recarsi dal direttore della filiale di Banca Intesa del capoluogo, e cazziarlo in nome del governo per non aver concesso un prestito a uno che sta fallendo. E’ soltanto uno scherzo, ma siccome a Bankitalia non sono dotati di senso dell’umorismo, hanno subito detto che non si può fare: in una circolare inviata alle proprie filiali locali, via Nazionale ha spiegato che i nuovi Osservatori, varati da Tesoro e Interni, non potranno rivolgersi direttamente alle banche per ottenere cifre disaggregate sui prestiti concessi dai singoli istituti: il quadro dei fidi erogati da ogni singola banca resta una prerogativa dell’autorità di vigilanza. Bankitalia ha dichiarato che al massimo può mettere a disposizione delle Prefetture i dati elaborati trimestralmente dalle filiali regionali. Il tutto, per trasparenza – sottolinea Bankitalia - sarà anche pubblicato su Internet. E con questo particolare Bankitalia sembra così voler aggiungere che la pubblicità dei dati garantirà contro chiunque volesse elaborarli in modo furbetto, per far passare una realtà che magari non esiste se non nella mente malata di politici che, quando sorge un problema a cui non sanno trovare una soluzione, non vedono l’ora di trovare qualcuno a cui dare la colpa (magari a uffa, come in questo caso).

IL DOTTOR DIVAGO – Tremonti ha risposto alla nota di Bankitalia cambiando discorso e riportando fuoco del discorso sulla questione dei controlli: “Darei tutta la vigilanza sulle banche alla Bce, altrimenti è come se il controllato viaggiasse in Ferrari e il controllore in bicicletta”. Del resto Draghi sul punto in questo momento appare estremamente debole, soprattutto di fronte alla pubblica opinione. Dov’era la vigilanza di Bankitalia quando le banche italiane sforavano verso il basso il Tier impieghi/capitali? O facevano qualche investimento in operazioni di dubbia solidità come Madoff o le banche nell’est europeo? Anche perché, da che mondo e mondo le operazioni “a rischio” è meglio farle con i capitali in eccesso, non se sei lì lì con i dati di bilancio solo per far crescere il ROE e far fare bella figura all’amministratore delegato. Questo però non vuol dire che la vigilanza affidata a un ente europeo, invece che italiano, sarebbe più efficiente. Ma soprattutto, va a cozzare con quanto ripetuto dal ministro dell’Economia in altre occasioni, quando ha ironizzato sulle capacità dei controllori: “Per fortuna c’era il Financial Stability Forum, e figuratevi se non c’era; i ragazzi hanno fatto un grande lavoro…. il susseguirsi dei crac e degli scandali finanziari è figlio del fallimento dei regolatori”. Il problema tra i due non è di oggi, e il contrasto è destinato a rimanere finché uno dei due rimarrà al suo posto: solo che Draghi non è Antonio Fazio, e potrebbe anche fare armi e bagagli e andarsene. Lasciando campo libero per la nomina di un governatore più “sensibile” alle istanze dell’esecutivo.

CARNEADE? CHI ERA COSTUI? – Ma in tutto ciò, forse ci si è dimenticati del terzo incomodo: gli imprenditori.Sabato, per la prima volta dopo mesi, un vero grido di dolore prorompette dai di solito flebili polmoni della presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia: “La crisi è un’emergenza vera. Non è una boutaMarcegaglia Emma 1 Draghi, Tremonti, Marcegaglia: le tre scimmiette della discordiade mediatica. Questo è il momento di usare il linguaggio della verità: rischiamo di perdere i veri campioni del made in Italy. Tacere significherebbe tradire il Paese. Se non si agisce in fretta e non si stanziano fondi veri le imprese rischiano di fallire. Ci rivolgiamo a lei – ha detto poi riferendosi al premier – perché il governo sia pienamente consapevole della gravità della situazione e assicuri il sostegno alle imprese. È venuto il momento di una risposta da parte sua, signor presidente. Adesso servono soldi veri”. Cosa ha portato la Bella Addromentata nel Bosco a risvegliarsi all’improvviso e a fustigare pubblicamente il governo mentre in altri casi, vedi la vicenda Scaiola-corvi, aveva diligentemente abbozzato? Forse una notizia di questa settimana, fra l’altro sottolineata da Giornalettismo potrebbe essere la risposta. Infatti, che Tiscali sia la prima grande società italiana ad essere tecnicamente in default (perchè si chiama così, al di là degli eufemismi, chi non è in grado di rimborsare i presti a scadenza), deve avere improvvisamente risvegliato gli altri grandi imprenditori a debito italici che, fra una vacanza ed un salotto, probabilmente si sono precipitati a controllare i loro bilanci. E si sono accorti che se solo una delle grandi banche italiane dovesse per varie cause socchiudere, nemmeno chiudere, i rubinetti si troverebbero in brache di tela dalla mattina alla sera. Che le banche non stiano benissimo ne abbiamo già parlato diffusamente, e quindi la possibilità non appare tanto remota.

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