guerra delle finestre
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Guerra delle finestre al Rione Traiano di Napoli, le intercettazioni prima degli spari

A Napoli si spara anche puntando i balconi. È la cosiddetta guerra delle finestre: gruppi criminali camorristici colpiscono vetri e finestre, senza una reale intenzione di uccidere, solo per guadagnare posizioni in un conflitto nato all’interno di un clan. È quanto emerge dall’indagine sull’agguato compiuto due giorni fa al Rione Traiano, in cui sono rimasti feriti due residenti: un ragazzo di 19 anni, colpito al torace e miracolosamente non in pericolo di vita, e una donna di 25 anni, colpita di striscio mentre stendeva i panni.

 

 

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GUERRA DELLE FINESTRE AL RIONE TRAIANO DI NAPOLI, INTERCETTAZIONI

Secondo gli investigatori la ‘stesa’ (vengono chiamate così le azioni dimostrative con colpi di pistola esplosi in strada per dimostrare potere acquisito dai gruppi criminali) sarebbe legata alla scissione interna alla famiglia Petrone, un sottogruppo del clan Puccinelli, con la formazione di un nuovo gruppo, capeggiato da tale Salvatore Barile. Lo racconta oggi Leandro Del Gaudio sul Mattino di Napoli riportando anche le conversazioni intercettate prima della guerra delle finestre:

Quindi? Che succede se scoppia la guerra delle finestre? Barile pensa in grande, pensa a un possibile summit con quelli dei Petrone, magari dopo l’ultima stesa, dopo l’ennesimo episodio dimostrativo: «Quando ci avranno fatto sedere al tavolo, sai che diranno? Hanno sparato nelle finestre, proprio per non incominciare la guerra, perché sanno che morivano, perché quella è una famiglia storica, invece quando noi partiamo, partiamo. E diciamo: bum a uno, bum a ‘o nano grande (Francesco Petrone), e bum a ‘o nano piccolino (Salvatore Petrone)». Passa qualche giorno, è il 13 luglio, c’è tensione nel presunto gruppo Barile, torna ancora il concetto della «guerra delle finestre». Questa volta parlano Lazzaro e Manauro, non sanno ovviamente di essere intercettati. Lazzaro: «Da dentro la finestra no! Ci sta pure tua sorella (Simona Manauro)… non volendo succede che c’è una buca nel vetro, non si può mai sapere… invece tu prendi lui (Ciro Puccinelli, alias Cirotto, legato alla sorella di Manauro) di faccia, e tua sorella piange una volta sola, piange un anno, due anni, tre anni, e poi se lo scorda».

(Foto di copertina: )

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