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Alex Schwazer dà l’addio allo sport: «Non sarò mai più un marciatore»

Alex Schwazer ha annunciato il suo addio allo sport agonistico. Dopo la condanna a 8 anni di squalifica per doping il marciatore italiano ha deciso di rinunciare per sempre al suo sport. Ora per lui inizia una nuova esistenza, anche se le idee sul suo futuro sono ancora confuse.

ALEX SCHWAZER E L’ADDIO ALLO SPORT

Il campione della marcia Alex Schwazer ha concesso un’intervista amara al Corriere della Sera, in cui ha annunciato cosa farà nella sua vita dopo la squalifica comminatagli dal Tas pochi giorni fa.

Continuerò a correre e pedalare. Non posso stare fermo, mi viene troppo da pensare. Marciare no: mai più, nemmeno per un metro. La marcia non è libertà, ma controllo maniacale dei movimenti del corpo: le gambe, le braccia, le spalle. La marcia è dolore e agonismo. Non sarò mai più un marciatore.

L’atleta confessa la sua enorme delusione, molto più difficile da accettare rispetto alla prima squalifica per Epo subita nel 2012. All’epoca, rimarca Schwazer, sapeva di aver imbrogliato, mentre ora invece ritiene di aver subito un’ingiustizia, e per questo cambiare vita è indispensabile.

Nel 2012 è stato faticoso ma più facile: ero colpevole, imbroglione, dopato… Mi ha salvato la lotta per la verità che abbiamo iniziato con Sandro Donati. Ma abbiamo perso. Lui continuerà a lottare, con tutto il mio appoggio. Io devo cambiare vita. Subito

 

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ALEX SCHWAZER E LA NUOVA VITA

Alex Schazer spiega al Corriere di comprendere gli atleti che sono contro di lui.

L’atletica è tutti contro tutti. Dare del dopato a un collega è il miglior modo per giustificare che vai più piano di lui o sei meno popolare. Non odio Tamberi: lui non sa chi sono, cosa ho vissuto. Non può capire, per lui e per gli altri sono solo un dopato. Pazienza

Ora inizia un percorso difficile per l’ormai ex marciatore. Alex Schwazer ha due punti fermi: la sua nuova compagna Katia, e la sua casa, Vipiteno. Schwazer confessa di invidiare la capacità della sua fidanzata di avere un mestiere normale, che l’entusiasma ogni mattina. Un futuro professionale interno come esterno allo sport si prospetta complicato, un percorso che Alex Schwazer sa di dover percorrere.

Durante la squalifica ho provato col ristorante, gli anziani, l’università. Ho sempre fallito e mi spaventa fallire ancora. Allenamento è massacrarsi di fatica per un obiettivo altissimo. La maggior parte dei lavori è routine, allenamento di scarico. Non riesco a immaginarlo. Un lavoro nello sport. Ma mi viene da ridere: che mestiere può fare un dopato nel mondo dello sport? Allena i ragazzi?