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La testimonianza choc di Carla Caiazzo: «Lui rideva, mentre mi bruciava viva»

«Quando stavo rinvenendo, lui mi ha detto: ‘Ora vatti a divertire, vai’, con una risata perfida che mi è rimasta impressa. Allora ho detto: che mi ha combinato, che mi ha combinato. Poi, quando sono andata nella villa dove mi hanno bagnato con la pompa, mi sono vestita allo specchio. Ho ripetuto: che mi ha combinato. E urlavo». È uno dei passaggi chiave della testimonianza choc resa davanti ai magistrati lo scorso 31 marzo da Carla Ilenia Caiazzo, la donna vittima il primo febbraio a Pozzuoli (Napoli) di una terribile aggressione: picchiata, bruciata viva e ridotta in gravi condizioni dall’ex fidanzato, Pietro Pietropaolo, ora accusato di tentato omicidio e stalking. Ne parla Dario Del Porto su Repubblica Napoli.

 

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CARLA CAIAZZO, BRUCIATA DALL’EX: «LUI MI STRANGOLAVA, IO DICEVO: LA BAMBINA…»

Nel verbale la 38enne racconta di non aver visto il fuoco, ma di averlo sentito, di aver sentito i suoi capelli bruciare, e di non essere riuscita a fermare il mostro nemmeno chiedendogli protezione per la bambina che portava in grembo:

I due stavano insieme sin da bambini, lei aveva undici anni. Pur essendo in crisi ormai da un pezzo, avevano concepito una bambina che, il giorno del dramma, Carla portava in grembo. «Lui mi strangolava racconta – e io dicevo: Paolo, la bambina, la bambina. E lui continuava… Quindi ho perso conoscenza; però nel contempo mi sentivo tutta bagnata. Bruciata». Pur prematura, la piccola è poi venuta alla luce grazie all’intervento dei medici dell’ospedale Cardarelli.

CARLA CAIAZZO, BRUCIATA DALL’EX: «LUI SEMBRAVA PURE DOLCE»

Ai pm Carla Caiazzo spiega di non aver provocato l’ex, che quel giorno le aveva chiesto un incontro per consegnarle dei pensieri per la loro piccola:

«Non ho detto niente, né di arrogante, non lo so, che potesse provocare una cosa del genere. Niente, niente. Altrimenti io me ne sarei scappata. Lui sembrava pure dolce…». Invece poco dopo si sarebbe trasformato in un mostro.
Più volte, viene dato atto a verbale che Carla sta piangendo. «Diceva: ti devo infelicitare la vita. Poi dopo, quando se n’è andato a marcia indietro, che io ho ripreso conoscenza, si è fatto una risata», mentre lei si sentiva «i capelli impagliati, la faccia che bruciava da morire». Anche Pietropaolo, difeso dall’avvocato Gennaro Razzino, ha pianto quando è stato interrogato dai magistrati. «Quello che è accaduto – si legge nell’ultimo verbale, reso il 12 maggio – è frutto di un raptus causato, ritengo, dall’abuso di un tranquillante che avevo preso. Non volevo uccidere Carla, ma la volevo solo sfregiare».

(Foto da Facebook)