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Wall Street Journal: l’Europa salvi le banche italiane con l’Esm

Le banche italiane non devono essere ricapitalizzate dallo Stato, ma dal fondo salva-euro Esm (European Stability Mechanism), al fine rispettare la procedura del bail-in. Lo chiede il quotidiano finanziario Wall Street Journal in un intervento firmato da un docente universitario, che esprime ferma contrarietà a interventi che deroghino dalla penalizzazione degli investitori privati.

IL WALL STREET JOURNAL INTERVIENE SULLE BANCHE ITALIANE

Il Wall Street Journal ospita un nuovo editoriale sulle banche italiane firmato da un professore dei Paesi Bassi, Harald Benink. Nei prossimi giorni saranno diffusi i risultati degli stress-test della Bce, e un intervento per ricapitalizzare il sistema creditizio italiano potrebbe diventare necessario. Harald Benink, docente di economia finanziaria all’università olandese di Tilburg, esprime ferma contrarietà all’ipotesi, circolate sulla stampa, di un intervento diretto del governo italiano, con aiuti di Stato da 40 miliardi di euro alle banche del nostro Paese. Un piano che destabilizzerebbe i mercati, minando la credibilità delle regole europee sui salvataggi degli istituti di credito. Questo intervento, ipotizzato, sarebbe adottato per evitare la penalizzazione degli investitori privati, il cosiddetto bail-in.

Sotto il Meccanismo unico di risoluzione SRM (Single Resolution Mechanism) i creditori non garantiti non possono più aspettarsi di essere salvati dal governo. Derogare dalle regole europee minerebbe in modo grave la credibilità del SRM, aumentando così la probabilità di una nuova crisi bancaria.

 

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L’EUROPA SALVI LE BANCHE ITALIANE

Benink definisce il livello del debito pubblico italiano irresponsabilmente alto, e chiede di non aggravarlo ulteriormente con un esborso statale da 40 miliardi. Il docente olandese chiede l’intervento del fondo salvaeuro Esm, che provocherebbe però l’aumento del debito pubblico che contrasta.

Per evitare la destabilizzazione l’iniezione di capitale non dovrebbe essere fornita dal governo italiano. Dovrebbe provenire invece dal fondo permanente creato dall’Europa, il Meccanismo di stabilità europeo Esm. Quando l’Esm è stato creato nel 2012, si era stabilito come parte della sua dotazione finanziaria, fino a 60 miliardi di euro, fosse utilizzata per la ricapitalizzazione delle banche dopo la penalizzazione degli investitori privati.

Benink dà ragione al presidente della Bce Mario Draghi sull’utilità di un intervento pubblico, che però dovrebbe arrivare solo dopo l’haircut di azionisti e obbligazionisti. Un intervento finanziato però non dai contribuenti italiani, ma da quelli europei.