|

Accusato di pedofilia per uno scambio di persona: «Mi hanno rovinato la vita»

«Mi hanno rovinato la vita. Sono caduto in depressione, prendo psicofarmaci, sono ingrassato 25 chili in tre anni. Per fortuna mia moglie mi ha creduto. Ma in paese, sa…». È passato un po’ di tempo ma Gavino Cherchi, operaio 48enne di Dervio in provincia di Lecco, vive ancora in un incubo: lo hanno scambiato per un altro Gavino Cherchi, domiciliato a Lecco città, residente a Sassari e due anni più giovane, e così accusato di pedopornografia e violenza su una minorenne. Una mattina di novembre 2013, all’alba, otto poliziotti fanno irruzione a casa sua, «pistole in pugno», non lo trovano e quindi gli fanno visita a lavoro, in azienda. Sotto gli occhi increduli del titolare e dei colleghi lo portano in questura. E lì, racconta il diretto interessato ad Alessandro Milan su Libero oggi in edicola,  prima provano a convincerlo a farlo confessare poi alzano le mani, «mi hanno preso a legnate. Ero seduto su una sedia con le rotelle. Uno mi teneva le mani da dietro, gli altri mi giravano sulla sedia e giù pugni secchi: nello stomaco, nei fianchi, nei reni». Tutto questo per un’accusa infamante, errata. Che si è risolta con un “ci scusi, ci siamo sbagliati”, non cercavamo lei.

LEGGI ANCHE La vera storia dei “simboli pedofili sul web”

Cherchi, quello che non ha fatto nulla e si è ritrovato al centro di un’incredibile caso di omonimia, di un’indagine durata quasi quattro mesi e delle inevitabili chiacchiere di un paesino di meno di 3000 abitanti, è ancora sconvolto:

«Ho una figlia avuta a 17 anni, sono già nonno, sono stato cresciuto con dei valori, pensi che non ho mai visto neanche un film porno. […] Sta di fatto che sono caduto dalle nuvole, erano contestazioni assurde. […] Non avevo parole, ero terrorizzato. Il mio atteggiamento sembrava quasi colpevole perché ero basito, interdetto, non sapevo cosa dire»

Oltre a curare la depressione ora deve fare i conti con il suo avvocato che gli ha fatto arrivare una parcella da 8.000 euro per aver fatto «due più due, scoprire l’errore e dirlo alla polizia. Ci ha messo cinque minuti, più un colloquio con la polizia». Cherchi questi soldi non ce l’ha. Il danno e la beffa:

«L’avvocato ha fatto ricorso al giudice di pace e mi hanno bloccato lo stipendio»

Ma almeno l’altro Gavino Cherchi è stato arrestato? «Dovrebbe essere in carcere a Lecco ma non ne voglio sapere nulla». E come dargli torto.

TAG: pedofilia