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Metro C, danno erariale di 253 milioni: indagati Marino e Alemanno

Ci sono anche gli ex sindaci di Roma Ignazio Marino e Gianni Alemanno nella lunga lista degli indagati dalla Procura della Corte dei Conti sui lavori della Metro C, la più grande infrastruttura in costruzione in Italia. I magistrati contestano un danno erariale di 253 milioni di euro e sospettano di un accordo per far schizzare il costo dell’opera.

 

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METRO C, IGNAZIO MARINO E GIANNI ALEMANNO INDAGATI

Marino e Alemanno risultano indagati insieme ad altre 30 persone. Nella lista figura anche l’ex assessore romano ai Trasporti Guido Improta, Ercole Incalza, superburocrate del ministero del ministero dei Trasporti, e il capo dell’avvocatura capitolina Rodolfo Murra. Scrivono oggi Lorenzo D’Albergo e Giuseppe Scarpa su Repubblica:

Gli ex inquilini di palazzo Senatorio hanno 60 giorni per difendersi e cercare di tirarsi fuori da una situazione più che spinosa: il danno erariale stimato dal viceprocuratore Paolo Crea per la seconda tranche di indagini sulla linea verde è pari a 253 milioni di euro. Tanto Campidoglio, Regione e Stato hanno speso per far fronte alle modifiche apportate al progetto a lavori in corso. La somma è stata riconosciuta da Roma Metropolitane ai costruttori, che chiedevano 1,4 miliardi per le varianti, con l’atto attuativo del 2013.
Una cifra da capogiro di cui dovranno rispondere, oltre ai due ex primi cittadini, anche un piccolo manipolo di manager pubblici e tecnici equamente divisi tra la partecipata del Campidoglio Roma Metropolitane e il Consorzio Metro C (Astaldi, Vianini, Ansaldo e Consorzio cooperative costruzioni).

Come ricostruito dai magistrati contabili il Consorzio Merco C aveva calcolato in un primo momento in 1,4 miliardi la cifra da ottenere per modifcare il progetto. In seguito è arrivato l’accorso a 230 milioni più Iva. Per i pm Marino avrebbe assunto un «comportamento determinante per il pagamento di somme non dovute» e si sarebbe dovuto fermare davanti alle criticità evidenziate dall’assessorato alla Mobilità. Alemanno, invece, sulle riserve da versare ai costruttori non avrebbe disposto i necessari approfondimenti e letto i pareri di un autorevole studio legale.

(Foto da archivio Ansa)