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I sondaggi sul referendum: calano ancora i Sì alla riforma

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Nelle ultime settimane è calata ancora la percentuale degli elettori intenzionati a scgliere il Sì al referendum costituzionale sulla riforma Boschi. Ed è cresciuta la quota dei No. La conferma arriva dall’ultimo sondaggio sul voto del prossimo autunno, una rilevazione pubblicata da Repubblica realizzata dall’istituto demoscopico Demos&Pi nel mese di giugno. A quanto emerge in 4 mesi (dal febbraio 2016) il consenso del Sì tra gli elettori sarebbe sceso dal 50 al 37% mentre sarebbero passati dal 24 al 30% coloro che non gradiscono le modifiche alla Carta approvate in Parlamento.

 

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REFERENDUM COSTITUZIONALE, SÌ IN IN CALO NEI SONDAGGI

Nello stesso tempo sarebbe salita anche la quota di indecisi: viene indicata al 33% dal precedente 26 gli italiani che non rispondono al sondaggio o non sanno. Complessivamente, dunque, il vantaggio del fronte dei favorevoli alla riforma sarebbe sceso da 26 a 4 punti percentuali. Spiega Ilvo Diamanti:

Le ragioni di questo cambiamento non si possono spiegare attraverso la “conversione” degli elettori favorita dalla comprensione dei temi posti dal referendum. La crescita dell’incertezza segnala, piuttosto, il peso assunto dall’incomprensione. Assai maggiori appaiono, invece, a mio avviso, le ragioni “politiche”. Sottolineate, anzitutto, dalla distribuzione delle opinioni in base alla scelta di voto. Che riflette, in larga misura, i rapporti fra maggioranza e opposizione. In Parlamento e fra gli elettori. Il massimo livello di consenso alla riforma costituzionale si osserva, infatti, fra gli elettori del PD e dei partiti di Centro. In entrambi i casi, oltre il 60%. Più limitato risulta, invece, il sostegno alla riforma fra gli elettori di FI (42%). Comunque, superiore, seppur di poco, alla quota dei No (35%). All’inizio del percorso parlamentare, d’altronde, Berlusconi aveva dato il proprio appoggio alla riforma. Ritirato, successivamente, dopo il mancato coinvolgimento del partito nella scelta del nuovo presidente della Repubblica L’opposizione più decisa e irriducibile viene, invece, dal M5s, dalla Lega e dalla Sinistra. Nella cui base il peso dei No al referendum supera largamente quello dei favorevoli. La riduzione del consenso alla riforma, dunque, riflette, la riduzione del consenso ai partiti della maggioranza. Ma evoca, al tempo stesso, la “radicalizzazione” delle posizioni verso il premier. Che, oggi, divide anche il PD. Infatti, la quota di favorevoli alla riforma proposta alla consultazione referendaria oggi supera il 50%, fra chi esprime fiducia nel premier. Il doppio di quel che emerge fra chi lo guarda con diffidenza.

Il trend favorevole in queste settimane al No viene confermato anche da altri istituti demoscopici. Euromedia Research, ad esempio, nel sondaggio realizzato lo scorso 4 luglio per la trasmissione Ballarò ha segnalato la quota di coloro che hanno intenzione di andare a votare Sì al referendum al 28,6% contro il 34% di elettori contrari alla riforma costituzionale e il 37,4% di indecisi (se andare e su cosa votare). In un sondaggio dello scorso 29 marzo Euromedia aveva stimato invece i Sì in vantaggio con il 26,2% dei consensi contro il 25,8% dei No e il 48% di indecisi. Scenari Politic/Winpoll, infine, in un sondaggio del 23-24 giugno per l’Huffington Post ha indicato, tra coloro che sono intenzionati ad andare a votare al referendum, i Sì al 46% e i no al 54%. Nella rilevazione del 12-14 aprile lo stesso autore stimava i Sì al 47,5% e i no al 52,5%.

(Foto di copertina: ANSA / GIUSEPPE LAMI)