Sono un uomo, non sono un pulsante

13 marzo 2009

“Devo verificare sia vero ciò che alcune agenzie riportano, ma in tal caso chiederò all’ufficio di presidenza di sanzionare chi ha votato per colleghi assenti. Ci sono delle regole e chi fa il furbo avrà una sanzione. Se è recidivo, per esempio, si potrebbe arrivare alla sospensione“. Era incazzato nero, il presidente della Camera Gianfranco Fini  quando ha saputo che due deputati in Aula avrebbero votato a nome di colleghi nonostante il suo nuovissimo e genialissimo sistema di votazione previa rilevazione delle impronte digitali.  ”Questa mattina ci sarebbero stati due parlamentari pianisti sfuggiti alla sorveglianza dell’Aula. Resta da capire se si tratti di deputati che hanno dato le impronte digitali o se fanno parte del gruppo che non ha ritirato la nuova tessera: alla Presidenza della Camera l’ardua sentenza…“, riferisce Velina rossa, la nota politica di Pasquale Laurito. I ‘pianisti’ in questione sono due deputati tra quelli che hanno rilasciato le ‘minuzie’ ed hanno pertanto votato con il sistema tradizionale: Guido Dussin della Lega e Carmelo Lomonte (Mpa), vicepresidente del gruppo Misto. I due hanno votato anche per i rispettivi colleghi di gruppo Matteo Salvini ed Elio Belcastro, che fanno parte dellla pattuglia dei 21 deputati che si sono rifiutati di lasciare le impronte, e che quindi votano con il vecchio sistema. 

Un consiglio non richiesto al presidente Fini: li lasci perdere. Si capisce che questa è una battaglia di pubblicità (pardon: volevo scrivere “moralità“), e lei, quando si tratta di battaglie di pubblicità (pardon: volevo scrivere un’altra volta “moralità“) va fino in fondo, a un tratto appena dal passo decisivo. Ovvero, quello che la allontanerebbe da e la qualificherebbe da indipendente nei confronti di chi, giocoforza e per un mero accidente della storia, comanda oggi (nota per la possibile querela: si tratta di un’ipotesi, libertà di pensiero, articolo 21 e se volete continuo fino a domani, signori della Corte). Ma stavolta la sua costanza non la premierà: è troppo cosa da italiani, il votare al posto del vicino perché serve un punto in più di score, o per fargli guadagnare la diaria (‘che oggi a te, domani a me, se non ci si aiuta tra di noi…). E’ troppo autenticamente radicata nella nostra indole, per venire sradicata da un mero artifizio tecnico: al massimo, si poteva pensare di mettere qualche braccialetto elettronico che desse la scossa a chi allungava la manina verso il banco vuoto del vicino: in quel caso la riduzione del fenomeno sarebbe stata più marcata. Anche se forse la Protezione Animali avrebbe protestato. 

E invece dovrebbe essere la coscienza del parlamentare, così come dovrebbe esserlo quella di qualunque cittadino, a fargli pensare: “Sono un uomo, non sono un pulsante“, e quindi, se permetti, se io ci non ci sono tu non voti al posto mio. Va bene, siamo un parlamento di nominati e non di eletti, ma alla fine non te l’aveva ordinato il medico di portare alla Camera proprio me. E quindi, get your filthy hands off my desert, come dicevano (anche se non in quel senso) i Pink Floyd. Questo non è un gioco, e quindi non puoi fare tu le mie veci. “Sono un uomo, non sono un pulsante“: non suona nemmeno male come slogan per la rieducazione del parlamentare che sbaglia. Invece delle impronte digitali, una bella serie di Pubblicità Progresso da trasmettere in tv a circuito chiuso disseminate per tutti gli ambienti, piene di slogan tipo: “L’Elettore ti guarda!“, oppure “Ogni voto rubato piange un bambino, sappilo!“. Magari inframmezzati da altri meno drammatici, o che facciano leva sull’orgoglio: “Ma cazzo, la testa è tua! Possibile che debba votare per te quel cretino che ti siede a fianco e notoriamente non capisce niente?“. Voglio dire: sarebbe un modo di prenderli con le buone. Che dite, potrebbe funzionare? Poi, se nemmeno questa tecnica dovesse andare in porto, toccherà rassegnarsi all’idea di Berlusconi di far votare solo i capigruppo. Non si capisce perché si dovrebbe combattere per l’indipendenza di uno a cui di essere indipendente non deve fregargliene poi molto, ad occhio. 

***

8 commenti a Sono un uomo, non sono un pulsante

  1. “Sono un uomo, non sono un pulsante” sarebbe un buon titolo anche per una canzone della Rettore.

  2. “L’elettore ti guarda” ahaahahaha anche se non ne avrebbero tanto timore :’(

  3. “si poteva pensare di mettere qualche braccialetto elettronico che desse la scossa a chi allungava la manina”

    Magari! e perchè non utilizzare anche qualche allarme ad ultrasuoni? tanto a far casino i parlamentari ci sono abituati…

  4. just

    Dov’è che si può votare per Paulthewineguy segretario del PD?

    E’ lui, è il nostro uomo.

  5. just, noi teniamo per il Confuso, te lo ricordo. E’ una precisa scelta editoriale. PTWG al massimo vice.

  6. just

    E’ che ultimamente mi stanno crollando tutte le certezze, una dopo l’altra. Rimetto in discussione persone che una volta ammiravo. Confuso? Mah…
    L’Onorevole si è un pochino adagiato sugli allori, lui non pensa a me elettore-consumatore che devo comprare uno schifido auricolare Nokia da 30 euri e ne vale 3, a lui non importa che i prodotti ormai sono progettati e costruiti per durare quanto e non più del periodo di garanzia (e se durano di più è una botta di culo).

    Io passo nel correntino di PTWG, mi spiace :(

  7. Da ragazzino agitavo la bandiera rossa, un giorno lavorerò per un giornale di Berlusconi, lo sento.

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