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Le firme per il referendum mettono in grande difficoltà PD e il No

Referendum costituzionale firme,  il PD e il comitato per il No si trovano in grande difficoltà nella raccolta delle 500 mila firme necessaria per costituirsi in comitato. Secondo alcuni quotidiani, come La Stampa e il Fatto Quotidiano, è probabile che né il Partito Democratico né le associazioni raggruppate per il No raggiungano l’obiettivo fissato dall’articolo 138.  Il mancato raggiungimento delle firme non pregiudicherebbe comunque lo svolgimento del referendum, indebolirebbe le campagne dal punto di vista organizzativo.

CASO FIRME, IL PD NON CE LA  FA?

L’articolo 138 indica tre vie per lo svolgimento di un referendum su una revisione costituzionale quando essa non è approvata con la maggioranza dei 2/3. La prima, che è già stata ottemperata, prevede la raccolta firme da parte di un quinto dei membri di Camera dei Deputati o Senato della Repubblica. La seconda e la terza sono invece le modalità indicate anche dall’articolo 75  per il referendum abrogativo di una legge ordinaria: la raccolta di 500 mila firme iscritti ai registri elettorali, e o la richiesta di 5 consigli regionali. Il PD, su impulso di Matteo Renzi, ha deciso di promuovere anche la raccolta di 500 mila firme nonostante il referendum costituzionale sia già stato richiesto dai suoi parlamentari. La campagna però non sta andando bene. Come scrive Carlo Bertini de La Stampa, l’Emilia-Romagna avrebbe dovuto raccogliere 45 mila firme, e pare che neppure la metà sarà raccolta. A Venezia, confida il deputato Zoggia, sono state prese mille firme su 6 mila iscritti al PD.

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A COSA SERVONO LE FIRME

Le 500 mila firme vanno raccolte entro il 14 luglio, quando devono essere depositate in Cassazione. Come scrive il Fatto Quotidiano in un articolo di Gianluca Roselli, il Partito Democratico ha inviato attraverso il suo vicesegretario Lorenzo Guerini un sms ai militanti per raggiungere un obiettivo che però pare assai difficile da centrare. Una sorte simile sta toccando anche il Comitato per il NO. Al giornale diretto da Marco Travaglio Alfiero Grandi, uno dei promotori, confessa come la campagna per la sottoscrizione sia lontana dall’obiettivo di 500 mila firme. Raggiungerlo significherebbe potersi costituire come comitato, e beneficiare di un rimborso di 500 mila euro, una per sottoscrizione. Una necessità per il Comitato per il No più che per il Partito Democratico, che però avrebbe voluto avviare la sua campagna sulla scia di una mobilitazione popolare, che per ora sembra mancare.