Il Piano Fenice porta ufficialmente a compimento una serie di impicci fatti sulla pelle della nostra compagnia di bandiera. Effettuata con l’appoggio di sindacalisti e imprenditori “amici”, e di una banca che vanta crediti nei confronti del diretto concorrente, Air One. Il quale, ovviamente, farà parte dell’operazione. Con tutti i suoi debiti.
Un tempo i nomi altisonanti come “Piano Fenice” erano riservati a qualche missione segretissima e rischiosissima che vedeva coinvolti i servizi di tutto il mondo. Cambiano i tempi, e così si chiama il progetto industriale di rilancio di Alitalia, voluto dal premier e da Banca Intesa, l’istituto del prodiano Bazoli ma anche del prezzemolino Corrado Passera, il quale è pronto a sfruttarlo come rampa di lancio per un suo prossimo approdo in una grande
azienda pubblica. D’altronde, che sia cosa seria è indiscutibile: è stato infatti annunciato in pompa magna dal vicedirettore del Corriere Dario Di Vico in un articolo che “sembra scritto dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi o di Banca Intesa”. E ribadito, secondo i canoni del cerchiobottismo, a Eugenio Scalfari su Repubblica in un articolo colloquio con lo stesso Passera che parte dai bei tempi andati in cui lavorava alla Olivetti e finisce con una bugia grande come una casa, quando dice che Intesa è intervenuta dopo l’addio di Air France alla trattativa. Inutile ricordare che la banca aveva invece affiancato Air One sin dal primo momento, quello dell’asta pubblica tentata da Tommaso Padoa Schioppa.
POCHE CHIACCHIERE, PLEASE - Prima di tutto, un’occhiata ai numeri. Il piano avrà una dotazione iniziale di 1 miliardo, di cui 300 mln grazie al prestito ponte del governo e 700 milioni dalla cordata italiana, la
‘nuova’ Alitalia. Tradotto: 300 ce li abbiamo già messi tutti noi, qualcosa più del doppio ce li dovrebbero mettere gli imprenditori italiani. Che dovrebbero essere Ligresti, Benetton e l’armatore Gianluigi Aponte. Possibile un ingresso di Roberto Colaninno, del quale avevamo parlato qui. Gli esuberi si aggireranno sui cinquemila, al vertice della nuova Alitalia, mentre per “esternalizzazioni” potrebbero andarsene altri cinquemila: un numero che alla fin fine rimarrà pur sempre superiore a quello di Air France.
SORPRESA SORPRESA! - Novità importante: secondo il Corriere nella nuova societa’, una newco, entrera’ Carlo Toto ma con Ap Holding e non direttamente con Air One, essendo questa troppo indebitata. Di quanto? Il bilancio parla di debiti verso le banche pari a 104 milioni (in crescita dagli 82 dell’anno precedente), e verso i fornitori per 150. La holding, per dire, ha acquistato di recente quattro aerei, li ha fatti passare attraverso sei società localizzate in Irlanda e poi li ha affittati alla sua controllata Air One. Poi ci sono gli impegni assunti con l’Airbus per gli altri A320 che verranno consegnati entro quattro anni: 2,16 miliardi in totale. Il che, per una società (sempre Air One) con un utile di meno di 7 milioni di euro l’anno, potrebbe essere fonte di qualche leggera preoccupazione. Dice sempre Di Vico: “Toto, invece, dovrà scegliere se entrare nell’azionariato apportando asset e slot di Air One oppure vendere direttamente la sua società ai nuovi azionisti di Alitalia e dedicarsi ad altri business”. Nella prima ipotesi (quella che viene confermata da Passera nell’intervista a Scalfari), Toto scorpora il suo ramo d’azienda e lo conferisce ad Alitalia. Oppure vende, e con esso gli vende anche i debiti. Toto prende i soldi per gli asset Air One da Alitalia, e ci paga i debiti (e tra i debitori c’è l’organizzatore del piano, Banca Intesa). Ma quei soldi, ad Alitalia chi li dà? Probabilmente Intesa, che poi sbatterà quei debiti nella bad company. Nella seconda ipotesi, si acquista l’azienda con tutti i debiti dentro. In tutti e due i casi, qualcun altro si troverà a pagare i debiti contratti da Toto. Non male, no?
E I DEBITI? - Sui piani si legge: “Verrà invece commissariata la “vecchia” Alitalia che resterà in capo al presidente della compagnia, Aristide Police“. Ed è qui che si ride davvero. Perché questa nuova società non avrà marchio, flotta etc, tutti gli asset sui quali si basava il credito. E quindi questa newco, ad occhio, non potrà - sic stantibus rebus - fornire garanzie ai creditori. Quindi, qualcuno di questi potrebbe anche far valere in tribunale le proprie ragioni. Senza contare che per lo scorporo di ramo d’azienda ci vuole comunque l’ok dei creditori. Ma per fortuna il governo ci ha già pensato a un’eventualità del genere: il progetto è quello di cambiare la Legge Marzano, quella sulle grandi aziende in stato d’insolvenza: “Un nuovo comma aggiunto all’articolo 4 prevede che l’acquirente si
faccia carico anche dei bond e dei debiti, liberando il cedente anche senza il consenso dei creditori, che oggi la Marzano stabilisce necessario”. A questo punto il colpo è perfetto: anzi, ad aggiungere sadismo si potrebbe chiedere la Marzano geneticamente modificata anche per Air One…
E I LAVORATORI? - Ma questo forse sarebbe troppo. Probabilmente Toto alla fine potrebbe anche prendersi qualche quota della newco, ma gli rimarrebbe il problema del forte indebitamento. L’occupazione non sembra un problema, visto che anche lì la Marzano verrà modificata: “il comma inserisce anche ampi criteri di flessibilità per la gestione del personale: si possono avviare trattative individuali per modificare o chiudere il rapporto di lavoro e si lascia la possibilità all’acquirente di assumere dipendenti in esubero o in Cassa integrazione”. Chissà se con il Contratto nazionale dei trasporti oppure con qualche altra forma vincolante di rapporto lavorativo, verrebbe da chiedere a uno maligno…
VOGLIO UNA DONNAAA! - La scelta del partner internazionale resta invece rinviata ad un secondo momento, e sarà contento Gilberto Benetton che in un’intervista al Sole aveva detto che il socio estero doveva stare dentro da subito. E aveva anche dichiarato che non c’era alcuna connessione tra le concessioni autostradali appena rinnovategli dal governo in carica e la sua partecipazione alla cordata (chissà chi è il malizioso che invece aveva pensato il contrario…). Concludendo poi con un significativo: “Forse la soluzione migliore sarebbe stata quella di vendere ad Air France“. Che dice davvero tutto.

























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Il Piano Fenice porta ufficialmente a compimento una serie di impicci fatti sulla pelle della nostra compagnia di bandiera…
Nuova Alitalia: analisi di costi (per tanti) e benefici (per pochi). a rimetterci siamo tutti, a guadagnarci solo qualcu…
Il Piano Fenice porta ufficialmente a compimento una serie di impicci fatti sulla pelle della nostra compagnia di bandiera…
è il principio base dell’economia no?
se hai un debito piccolo è un tuo prblema
se hai un debito medio è un problema del direttore della tua banca
se hai un debito molto grosso, è un problema del paese..
!
èé
Forse è meglio un bel fallimento che una prolungata agonia e poi … nessuno ha chiesto il parere degli italiani che sono costretti a pagare i debiti dell’Alitalia. Forse sarebbe il caso di sapere cosa ne pensano e risponderanno che il piano Air France con 2000 esuberi era il meno dirompente.
anto’, scherzi? Fallimento non si puote, secondo loro.
Quer pasticciaccio brutto de l’Alitaglia…
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[...] l’esempio
Mi piacerebbe conoscere anche il parere degli azionisti, visto che è sempre e comunque una società in Borsa, della quale il Tesoro NON ha la quota di maggioranza per il controllo della società.
Eppoi, come mai Advisor IntesaSanPaolo già consulente di AirOne in sede di asta pubblica ?
Eppoi come mai Advisor IntesaSanPaolo già maggior creditore di AirOne ?
Eppoi che “onorabilità” possono contare i “nuovi azionisti” considerate le recentissime vicende giudiziarie con condanne passate in giudicato di alcuni di loro ?