I volontari che pattuglieranno le strade delle nostre città saranno la soluzione al problema della sicurezza? L’opinione di Mario Furlan, uno che di volontariato di strada se ne intende.
L’aspetto più controverso del decreto anti-stupri varato dal Governo è certamente l’istituzione delle ronde di cittadini volontari, non armati (grazie ad un emendamento dell’opposizione), che potranno segnalare alle Forze dell’ordine eventuali situazioni di pericolo o disagio: la polemica ha visto schierati da una parte quelli che non vedono nulla di male nella collaborazione tra cittadini e polizia, e dall’altra parte chi teme che si possa dare il via libera a scontri ed episodi di razzismo e violenza. Abbiamo chiesto un parere autorevole a Mario Furlan, giornalista e docente milanese, fondatore nel 1994 dei City Angels, un’associazione di “volontari di strada d’emergenza che aiutano i cittadini e lottano contro la criminalità”. Da anni i City Angels di Milano collaborano con le Forze dell’ordine e con le istituzioni per dare assistenza ai senzatetto, ai tossicodipendenti e a chiunque abbia bisogno di aiuto, e oggi sono attivi in dieci città.
Qual è la sua impressione generale sulle ronde e sul provvedimento del Governo?
Io sono sempre stato contrario alle ronde, se per ronda intendiamo un gruppo di persone che va su in strada a caccia di spacciatori e di immigrati: questi sono dei balordi, gente che fa solo danno agli altri e anche a loro stessi. Poi sono contrario a tutto ciò che è politicizzato, perché la sicurezza è un tema troppo importante per essere strumentalizzato politicamente da un partito. Quello che propone Maroni mi sembra un’altra cosa: regolamentare le varie forme associative – rappresentate principalmente dai City Angels, che sono di gran lunga il gruppo più strutturato, ma ci sono altri gruppi, ad esempio il Gruppo Primavera a Bologna, che è formato da pensionati: sono comunque casi piuttosto sporadici – organizzare, strutturare tutti questi gruppi. Il Ministro ha voluto mettere dei paletti per evitare che un domani ci possano essere dei gruppi spontanei che decidano di improvvisare una ronda e facciano più danno che altro. Quindi complessivamente il giudizio è positivo, e poi, non lo dico soltanto pro domo mea, ma il fatto che abbia citato i City Angels come modello mi fa sperare bene; se avesse citato, non lo so, le ronde padane, sarebbe stata un’altra cosa, ma avendo citato un esempio che funziona, che ha dato ottimi risultati, sono più tranquillo.
Maroni ha infatti dichiarato che i City Angels di Milano dovrebbero essere il modello di riferimento per le ronde che lui ha in mente. Qual è l’approccio dei City Angels ai problemi della strada?
Il nostro approccio è il contrario di quello delle ronde: mentre una ronda va in cerca di un nemico noi andiamo in cerca di persone da aiutare. Noi andiamo in servizio – questo è il termine giusto – servizio verso il prossimo e soprattutto verso i più deboli: verso i senzatetto, gli immigrati, gli emarginati, i cittadini in difficoltà. Noi aiutiamo a 360 gradi chi ha bisogno, non ce ne frega niente se è italiano o straniero: lo spirito è quello del buon samaritano. Inoltre selezioniamo attentamente chi vuole fare volontariato con noi, per cui non c’è alcuno spazio per esaltati, rambo, xenofobi, o per chi ce l’ha ad esempio con i rom. Noi andiamo una volta alla settimana a Milano e in altre città nei campi nomadi per aiutare, portare vestiti, portare coperte: se qualcuno ce l’avesse con i rom lo cacceremmo subito. Tra l’altro siamo particolarmente orgogliosi di essere un gruppo multietnico, multirazziale, con volontari di 17 nazionalità.
Che preparazione e che tipo di addestramento deve ricevere un City Angel o chiunque voglia svolgere un’attività simile?
Questo è un punto molto importante, perché non possiamo mandare in strada gente che prima non è stata preparata. C’è un corso di formazione base, che dura dieci settimane, due volte alla settimana, una volta alla settimana in sede e l’altra volta in palestra: si impara quello che serve sulla strada, a cominciare da ciò che chiamiamo tecniche di squadra, formiamo dei gruppi da tre a sei volontari, guidati da un caposquadra, e si impara come muoversi nel gruppo, un po’ come in una squadra di calcio, ciascuno ha il suo ruolo e sa come comportarsi, cosa fare. Nulla è lasciato al caso. Inoltre si impara autodifesa, e si impara il primo soccorso: capita di aiutare una persona che sta male, che si è tagliata, è stata aggredita, magari c’è da disinfettare una ferita; per una cosa più grave si chiama l’ambulanza, ma quando sono piccoli tagli o qualcosa del genere possiamo pensarci noi. I dettagli sono comunque sul nostro sito.
Mi pare di capire che comunque siate molto selettivi nella scelta dei vostri volontari.
Infatti non è un lavoro per tutti. E’ per uomini e donne di qualunque età, ma ci vuole comunque un minimo di preparazione.
Il provvedimento per ora non specifica i requisiti che le associazioni di volontari dovranno soddisfare per poter essere iscritte nel registro del Prefetto: sarà un decreto del Ministro dell’Interno a definirli. Quali crede che possano essere i rischi? Si potrebbe finire per dare spazio a soggetti pericolosi?
Bisogna che i paletti posti dal ministro siano ben chiari, precisi, e che l’asta su cui saltare, per usare una metafora sportiva, sia molto alta. Non è una cosa per tutti, non è assolutamente possibile che ci siano ronde – usiamo questo brutto termine – legate a un partito, perché la sicurezza non è di destra né di sinistra ma è dei cittadini, non ci deve essere alcuno spazio per gente che anche lontanamente possa sembrare xenofoba, anzi bisogna coinvolgere gli immigrati: nel volontariato per la sicurezza va dato un peso molto importante al fatto che viviamo in una società multirazziale. Secondo me il rischio non è tanto di avere degli scalmanati che vogliono menare le mani: casi del genere, per fortuna, non ce ne sono stati. Le ronde, per come sono state finora, sono state più che altro un fenomeno mediatico: un politico trova dieci amici, si mettono una pettorina, chiamano i fotografi e fanno una passeggiata per strada. Il rischio che invece vedo è che, essendoci fondi pubblici per queste ronde, ci possa essere qualche politico che dice “dai, ci becchiamo un po’ di soldi, ho un conoscente qua, facciamo un gruppo, mettiamo su la nostra ronda”, questo sarebbe pericoloso.



…fossero tutti così
Il problema e’ che NON sono tutti cosi’.
Poi francamente bu… dice cose giuste, ma pone il modello dei city angels come unico modello possibile, ed e’ ottimista solo perche’ pensa/crede/si augura che il modello seguito sia quello. Insomma, si fa tanta buona pubblicita’ ai suoi, e sta benissimo. Ma non si sbilancia affatto sulle altre realta’ o su quelle specifiche di cui parliamo da qualche settimana.
Io non mi sento di essere cosi’ ottimista, soprattutto in merito alla questione forze dell’ordine in congedo. Sono gli ultimi con cui vorrei aver a che fare incontrandoli in strada come ronda, francamente.
L’intervista mi piace, le tesi dell’intervistato non mi convincono molto.
Quella che viene descritta sembra una sorta di associazione di volontariato, e di quelle c’è sempre bisogno in Italia, dove serve (cito un articolo di qualche giorno fa che ho scolpito dentro di me) “un popolo adulto sceglie ed è un popolo in grado di diventare genitore, genitore della parte più debole di esso, non perchè gli venga suggerito, ma perchè lo sente come una propria necessità.
Quella che ci viene venduta dal governo (al di là delle eventuali buone intenzioni di qualcuno) mi ricorda molto quei vecchi film anni ’70 con Maurizio Merli & C., in cui gruppi di “persone perbene” di fronte ad una polizia con le “mani legate” pensavano a risolvere i problemi delle città.
Non adoro la polizia, ma mi sento molto più garantito da un poliziotto che da un “city angel”. Senza offesa.
Se si ha tutto questo desiderio di fare del bene, credetemi, non mancano le cause a cui dedicarsi. E senza corsi di formazione, senza essere per forza ex poliziotti o ex carabinieri.
Assumetene di più se proprio pensate che il grande dramma italiano sia la “sicurezza” (naturalmente non quella sul lavoro o quella sulle strade…quella non è importante)
C.
C., concordo con te. Anche se francamente la tutela che mi aspetto da un city angel e’ di genere completamente diverso da quella che mi aspett/erei da un poliziotto/carabiniere. Per ruolo, se non altro.
Ulteriore diverso paio di maniche sono le ronde. Che dubito vedro’ mai aiutare le vecchiette a portare le borse della spesa.
Ma poi, invece di spendere miliardi per installare telecamere a circuito chiuso per tutta roma, che diverranno oggetto di repentino tiro al bersaglio bruciando istantaneamente l’investimento (populista, aridanghete) fatto, non si potrebbe mettere benzina alle volanti di polizia/carabinieri? Cosi’ almeno se mi stuprano sotto una telecamera nun me tocca aspetta’ che arrivi il maratoneta di turno in caserma.
vorrei chiedere ai city angels se sia possibile da parte loro anche una qualche campagnia di sensibilizzazione al rispetto degli immigrati e dei senzatetto. In una farmacia di Milano ho assistito ad una scena davvero poco edificante.Se vogliono chiedano ad Airos il mio contatto e mi spiego nel dettaglio.
Il problema è che non tutte le ronde saranno così, e per molti “ronda” è solo un paravento per allentare le briglie. E creare alla polizia più problemi di quanti non ne abbia già