Se il Financial premia Draghi e non Tremonti e Silvio

12 marzo 2009

Perché il Financial Times sceglie di mettere il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, ma non il ministro dell’economia Giulio Tremonti, tra i cinquanta personaggi che salveranno l’Europa? Per il quotidiano economico britannico, infatti, Draghi è il “fautore di una maggiore regolamentazione, controllo e trasparenza al Forum della Stabilita’ finanziaria, un’emanazione del G7, potrebbe assumere un ruolo più importante dopo il vertice del G20“. Tra gli altri governatori delle banche centrali indicati dal “Ft”, oltre a Draghi, figurano anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, il presidente della Fed, Ben Bernanke, il Governatore della banca centrale cinese, Zhou Ziaochuan, quello della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, del Giappone, Masaaki Shirakawa, del Canada, Marl Carney, della Spagna, Miguel Ordonez, della Fed di New York, William Dudley e quello della Banca di Francia, Jacques de Larosiere. Eppure, per ognuno di questi ce ne sarebbero di comportamenti da criticare, sia dalla destra ‘economica’ (“King? Quello che il giorno prima diceva delle banche britanniche che potevano pure fallire, e il giorno dopo ne salvava una, come voleva Brown? Ma non era leggendaria, l’indipendenza della Old Lady?“), che dalla sinistra ‘economica’ (“Ma Trichet non poteva tagliare prima?“, semplificando). Eppure il Financial dà loro fiducia, e non lo fa per caso.

E poi c’è anche da dire che Tremonti ha fatto molto, durante questa crisi, per farsi notare. Prima prendendosela con speculatori e locuste; poi attaccando il modello economico “prevalente“, che a suo parere avrebbe dovuto riformarsi; infine, mettendosi alla testa del rigorismo economico in Maastricht style, senza che quasi nessuno gli facesse notare la brusca retromarcia ideologica, lunga quanto mai adeguatamente spiegata. Tra gli altri nomi indicati dal quotidiano britannico figurano anche politici: guidata dal presidente Usa, Barack Obama, figurano il primo ministro cinese, Wen Jiabao, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, il premier inglese, Gordon Brown, il premier russo, Vladimir Putin e sorprendentemente anche Olivier Besancenot, il leader francese del partito trotskista, il partito anticapitalista. Anche qui, si potrebbe trovare qualche argomento per controbattere, nel pregresso; ma è più importante notare che Silvio Berlusconi non è nominato. Non è che il Financial l’abbia particolarmente in simpatia, ma certo: nemmeno nominarlo per sfotterlo, come il trotzskista, sembra un po’ strano. Ignorarlo è forse il gesto peggiore, dopo tanto lavorio diplomatico per evitare incidenti con il giornale, da parte di emissari delle due parti.

Ma forse è meglio mettere da parte la malizia. E ricordare invece le cose che ha detto Draghi, durante questa crisi. Una, in particolare. Quella richiesta alle banche di “aprire il portafogli”, e mostrare a sé stesse, all’altra e al mercato quello che c’era dentro: un metodo brutale, ma forse necessario per calmierare questa, che è una crisi di solvibilità prima ancora che di liquidità. “Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci: la cosa più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci bancari“, disse il Governatore a margine del G7 di Roma. Parole chiare, La frase, buttata lì in un momento non ufficiale, è stata sintetizzata con un molto fumoso titolo del tipo: “Banchieri, espellete dai bilanci questi titoli e tutto sarà risolto“, come se dovessero venderli. Draghi, invece, ha chiesto chiaro e tondo alle banche di fare il writedown degli attivi tossici, cioè di annullare i valori in attivo che non corrispondono alla realtà. Ed è una vera soluzione di sistema: così facendo di fatto domani le banche si troverebbero con bilanci costipati, ma si risolverebbe il problema del pericolo di controparte legato ai dubbi sull’esposizione. Chissà, magari cominciare a seguire almeno in parte i consigli del Governatore, potrebbe essere un’idea intelligente, per gli istituti di credito. Certo, non è un obbligo. Però è un consiglio. E com’è che si chiamava una volta? Moral suasion?

…tanto le banche, in Borsa, molto peggio di così non è che possono andare. Qualche attivo in bilancio ancora ci sarà, si spera. O no?

 

(immagine tratta da HCJ)

5 commenti a Se il Financial premia Draghi e non Tremonti e Silvio

  1. Io noto con grande curiosità che questo “sgarbo” è stato taciuto dalla stragrande maggioranza dei media, mentre ogni 3 ore qualcuno raccoglie le dichiarazioni dei vari lacchè di turono sul “grande prestigio internazionale che l’Italia avrebbe da quando Berlusconi è tornato a fare il presidente del Consiglio”

    Non che il FT sia la bibbia, ma questa scelta qualcosa significherà…

    ^_^

  2. Loska

    essai carlo, certe cose meglio non dirle, alla fine uno non è che può passare per comunista l’europa intera, eh. :D

  3. Grisù

    dubito che Draghi salverà l’Europa

  4. Alex

    Draghi, invece, ha chiesto chiaro e tondo alle banche di fare il writedown degli attivi tossici,

    Mah, a me è stato riferito da un consulente di risk management di grosse banche che in Italia tutto hanno fatto meno che il write off dei titoli tossici (si lamentava appunto che erano le uniche al mondo, tra quelle con le quali lui lavora, ad essere lente e restie nel farlo). Notizia da insider alla quale tendo a credere, visto che sono stati proprio i risk managers a essere zittiti ai vertici di queste banche quando facevano acquisti di titoli altamente speculativi.

    Draghi è un economista preparato certo, ma dubito sia in grado di fare grandi cose ed inoltre si sa da che background viene…figuriamoci se chiede ai suoi amici di fare cose scomode!!!

  5. “Mah, a me è stato riferito da un consulente di risk management di grosse banche che in Italia tutto hanno fatto meno che il write off dei titoli tossici ”

    Quello che ti hanno riferito è verissimo: per questo Draghi gli ha chiesto di farlo ;-)

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