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pubblicato il 11 marzo 2009 alle 08:45 dallo stesso autore - torna alla home

In Sudan le cose cominciano a mettersi male…i segnali sono quelli di una fuga organizzata…perchè? Lascio a voi immaginarlo…..

L’ambasciata americana a Khartoum ha autorizzato l’evacuazione volontaria del personale non indispensabile mentre le altre ambasciate occidentali hanno, per ora, solo rafforzato le misure di sicurezza. Non si tratta di una vera e propria fuga dal Sudan ma evidentemente la crisi, nata dopo che L’Alta Corte penale internazionale dell’Aja ha emesso un mandato di cattura nei confronti del presidente sudanese Omar el Bashir per i crimini commessi in Darfur, sta per avere degli sviluppi che gli esperti probabilmente giudicano negativamente. Ed ecco perchè si cominciano a prendere delle decisioni che sono, in tempo di guerra, misure di sicurezza per proteggere il personale non militare o non indispensabile. Quella presa dalla rappresentanza diplomatica americana a Khartoum è di certo solo la prima delle possibili azioni concrete che verranno adottate nei prossimi giorni da tutte le diplomazie occidentali.

Come volevasi dimostrare la situazione in Sudan sta precipitando. Anche se la comunità internazionale continuano a mostrarsi ottimista. I segnali che ormai il tempo delle parole sta per terminare sono tanti. Ieri 4 peacekeeper della forza di pace mista Onu/Ua, Unamid, sono rimasti feriti ad a el Geneina, la principale città dell’ovest del Darfur. I caschi blu facevano parte di una pattuglia che è stata attaccata da sconosciuti. Si tratta del primo attacco contro i peacekeepers dopo l’emissione del mandato d’arresto contro el Bashir. Intanto da allora 13 Ong internazionali sono state espulse e ci sono state manifestazioni pro Bashir e anti comunità internazionale in tutto il Paese.

Appare chiaro che ormai intavolare negoziati con il governo di Khartoum è diventato difficilissimo, se non impossibile. Non ci sono interlocutori di peso con cui trattare a parte il presidente Omar el Bashir che si è già significativamente espresso in merito alla questione. Mentre in Darfur, sul terreno, la situazione è sempre più drammatica e confusa, il presidente sudanese domenica ha parlato chiaro. El Bashir ha avvertito tutte le organizzazioni non governative, il corpo diplomatico e le forze dell’Onu presenti sul territorio sudanese che hanno l’obbligo di rispettare le leggi locali altrimenti saranno espulse. Parole, quelle pronunciate dal leader di Khartoum, che suonano come una risposta all’incriminazione nei suoi confronti da parte del Tpi dell’Aja, una sorta di lancio del guanto di sfida.

Ferdinando Pelliccia

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