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Antonio Subranni: chi è il generale “punciutu”

Dall’arresto di Riina all’accusa di essere al servizio della mafia. Passando per Alfano, Impastato e Borsellino

La vedova Borsellino sta male, per questo mi accusa. Non è un virgolettato e non può esserlo, visto che Antonio Subranni questa frase non sembra avesse voluto pronunciarla, a leggere l’intervista pubblicata dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Felice Cavallaro. Perché subito dopo aver detto “Forse ha un Alzheimer”, scrive il Corriere, il generale “punciutu” – secondo, a quanto pare, l’accusa – dice:

No, no, niente. Cancelli. Ne parleremo quando sarò chiamato a Caltanissetta…

PER FORTUNA – E per fortuna, viene da dire. “Le insinuazioni del generale Antonio Subranni non meritano alcun chiarimento. Si commentano da sole”: Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, replica cosi’ alle dichiarazioni dell’ex comandante del Ros riportate oggi dal Corriere della Sera in una dichiarazione riportata da molte Agenzie di stampa. Subranni si richiama a un passaggio di un verbale del 2010 nel quale la signora Borsellino riferisce una confidenza del marito. Da lui avrebbe appreso che Subranni era in rapporto con ambienti mafiosi e che era stato ‘punciutu’, punto, in un rito di affiliazione a Cosa nostra.

COMINCIARE MALE – E dire che la sua carriera di segugio in Sicilia non è cominciata benissimo. Indagando sulla morte di Peppino Impastato, propese per la pista del terrorismo invece che per quella mafiosa, rivelatasi poi quella giusta. Ma Subranni è anche il comandante dei Ros che arrestarono, guidati dal capitano Ultimo, Totò Riina. Ovvero un uomo condannato per aver fatto uccidere Borsellino. Se è vero che il giudice ha riferito alla moglie che era “punciuto”, la seconda circostanza fa a pugni con la prima, a rigor di logica. Anche se, si sa, pure la mafia è divisa, e a volte il nemico del mio nemico è mio amico. Il Corriere riferisce ancora parte del colloquio avuta con Subranni:

«Le date ovviamente sono fondamentali. Sarà importante capire quando la signora Borsellino ha riferito quelle frasi. L’ha fatto subito dopo la strage di via D’Amelio, dopo qualche anno, dopo tanti anni? Ne ha parlato al processo che si tenne a Caltanissetta? Bisognerà vedere se ci sono dichiarazioni diverse da quelle assunte recentemente ».

Non vuole svelare gli argomenti a sua difesa il generale, ma è ovvio che farà pesare la data della rivelazione fatta dalla vedova, il 27 gennaio 2010. In effetti, non parlò di «Subranni “punciutu”» né dopo la strage, né al processo spazzato via dalla revisione. Non a caso Subranni un’altra frase la mastica, amaro:

«Potrebbe esserci un problema di memoria. Forse può essere considerato un’attenuante il fatto che la signora non stia benissimo, ma quella ricostruzione resta falsa, come dirò ai magistrati appena vorranno ascoltarmi». Stop. «È già troppo». Fine conversazione nella città dove Subranni è tornato a fine carriera. La stessa di due giudici che non si amano, Corrado Carnevale e Piero Grasso.

VITE PARALLELE – Tutte vite parallele con destini incrociati alla voce mafia. Tutte storie strane, nelle quali c’è – è vero – chi ha ricordato soltanto oggi, ma c’è anche chi sembra esagerare, da ex uomo di Stato, in maniera rispettosa nei confronti di una vedova che si vuole far passare addirittura per malata. Di Subranni poi si potrebbe anche leggere il ritratto al vetrolio in presentazione scritto da Sandra Amurri sul fatto, che comincia subito mettendola sul famigliare:

I l padre è indagato dalla Procura di Caltanissetta per associazione mafiosa nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, interrogato dalla Procura di Palermo come indagato di reato connesso nell’inchie – sta sulla trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. È al centro dell’inchiesta sul depistaggio dell’assassinio di Peppino Impastato. La figlia, Danila, portavoce dell’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi segretario del Pdl. Il figlio, Ennio, ricopre un ruolo apicale al Roc (reclutamento operativo centrale dei servizi segreti). Il padre si chiama Antonio Subranni, Generale dei carabinieri, comandante dei Ros (raggruppamento operativo speciale) dal ‘90 al ‘93. Poi nominato capo segreteria del Cesis (Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza) ed infine consulente della Commissione Antimafia, promosso di grado è andato in pensione come Generale di Corpo d’Armata

IL RIPORTINO – Ma è proprio il passo successivo dell’articolo, quello che vorrebbe contenere la pistola fumante, a suonare invece come incredibile:

A svelare ad Agnese Borsellino che il Generale Subranni, Capo dei Ros fosse “punciutu”, che vuol dire mafioso, fu suo marito, Paolo, il 15 luglio 1992, 8 giorni prima della strage, mentre conversavano sul balcone: “Mio marito era sconvolto e mi disse testualmente: ‘Ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciutu’. E tre giorni dopo – continua Agnese – Paolo durante una passeggiata sul lungomare di Carini mi disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere”.

La domanda, leggendo rivelazione di questa importanza, è sempre la stessa: perché la vedova Borsellino dice queste cose soltanto nel 2010, a verbale? Un po’ come Riina, che ripete:

« L’hanno ammazzato loro. Lo può dire tranquillamente a tutti, anche ai giornalisti. Io sono stanco di fare il parafulmine d’Italia »

da cosi’ tanti anni ormai che viene da pensare che stia cercando di autoconvincersi. Ma d’altronde lui è un povero contadino, mica il capo della mafia. Come si fa a ritenere attendibile quello che dice?