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La “supercazzola” di Virginia Raggi sulle Olimpiadi 2024 a Roma

Olimpiadi sì o Olimpiadi no? Virginia Raggicandidata sindaco del MoVimento 5 stelle alle elezioni Comunali di Roma sta cercando di mediare in vista della candidatura della Capitale ai Giochi Olimpici del 2024. Ieri l’avvocatessa grillina, che aveva apertamente bocciato la candidatura romana ai microfoni di Piazza Pulita, ha scatenato le ire del presidente Coni Giovanni Malagò. Oggi, dopo la replica del Presidente del Coni,  è corsa ai ripari, slittando su un terreno comunque scivoloso per i 5 stelle. Perché, mentre si avvicina la data delle elezioni, le riserve grilline verso la grande fiamma di Olimpia sembrano scemare. Ma è necessario non deludere – nel contempo – i duri e puri del movimento.

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OLIMPIADI 2024 RAGGI E MALAGO

Dopo l’incontro «molto positivo»  avvenuto tra Raggi e Malagò qualche settimana fa, ora sembra essere iniziata la guerra. A scatenare la polemica l’intervista di Raggi rilasciata a Piazza pulita su La7.

guarda il video:

Dal minuto 14.00 circa si parla di Olimpiadi. La Raggi spiega:

R – Il mio orientamento è molto chiaro: oggi Roma probabilmente non può permettersi le Olimpiadi. Il mio probabilmente è basato su dati storici. Vede, le Olimpiadi quando ci sono state hanno sempre generato un surplus di costi che sono andati a carico della città ospitante. Allora Roma ha un debito mostruoso di 13 / 16 miliardi di euro, ancora dobbiamo esattamente capire la quantificazione, ha una gestione delle casse capitoline terrificante, con uno spreco di oltre un miliardo e 200 milioni…

Formigli – Ma quindi? 

R – Quindi io ritengo che oggi sia criminale iniziare a parlare di Olimpiadi a Roma quando Roma muore affogata di traffico, di buche. Prima pensiamo all’ordinario e dopo pensiamo allo straordinario.

OLIMPIADI 2024: LA DIFESA DI VIRGINIA RAGGI SU MALAGO’

Il presidente del Coni non l’ha presa bene, definendo le frasi della candidata del M5S «affermazioni umilianti, offensive e incomprensibili». Raggi è però corsa ai ripari. A suo modo:

Criminale è disinteressarsi e snobbare i problemi reali dei romani pensando solo alla realizzazione delle grandi opere, non mi riferivo ovviamente alle Olimpiadi, di fronte alle quali non c’è alcun pregiudizio da parte del M5S, anche se la nostra linea non cambia: Roma deve prima pensare all’ordinario e poi valuteremo lo straordinario.

Insomma, in neanche dodici ore la candidata grillina compie una vera e propria giravolta. Passa da un nitidissimo «ritengo che sia criminale iniziare a parlare di Olimpiadi a Roma», ad un farsesco «non mi riferivo ovviamente alle Olimpiadi». Capriole degne di un politicante della prima repubblica.

Come ha spesso fatto in questa campagna elettorale Virginia Raggi cerca di scappare dalle risposte. Evita le prese di posizioni chiare. Dice una cosa “ma anche” un’altra.  E quindi media: un colpo al cerchio e uno alla botte «Considero i Giochi una importante manifestazione di valori, non solo sportivi, ma al momento bisogna guardare ad emergenze ben più imminenti». La candidata ha sottolineato come nell’incontro con Malagò, avuto al Coni, ci si è «concentrati non solo sui Giochi olimpici ma anche sul valore dello sport giovanile, sui problemi dell’impiantistica a Roma e sullo sport nelle scuole». Va ricordato che il Movimento fu l’unico partito (più il no del radicale Riccardo Magi) a votare contro la mozione pro Giochi che venne approvata nell’era Marino. E quel no è stato ribadito più volte. Ma quelli erano i bei tempi dell’opposizione. E oggi la campagna elettorale è pur sempre una campagna. Se gli altri candidati adottano una linea, i 5 stelle optano per l’altra. Con moderazione, però. Perché si rischia di creare antipatie su un altro fronte. Apparire diversi, ma non troppo poi nella realtà. Ecco quindi che alla fine le Olimpiadi capitoline sembrano possibili. Anche con la Raggi sindaco. Anche perché Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori e papabile assessore allo Sport nella giunta M5S, aspetta già i Giochi. Sotto il Colosseo. Una partita che non si può perdere.