Il caso dello stupro della Caffarella poteva porre dei precedenti abnormi nella giurisdizione italiana e di fatto riscrive la medicina forense cosí come la conosciamo. Tanto da dover ripensare a tutti i processi fatti in precedenza. Se il Riesame non fosse “intervenuto”
Non mi sono mai interessato di fatti di cronaca nera. Non ho mai visto le trasmissioni di Vespa con plastici di case, ricostruzioni video, psicologi in studio, né ho partecipato alle discussioni da bar su chi fosse l’assassino di un delitto salito agli allori della cronaca. E’ quindi un po’ con imbarazzo da
neofita che mi accingo per la seconda volta a parlare di un fatto di cronaca: quello dello stupro della Caffarella. Non per il fatto in sé, giacché sono convinto che noi semplici cittadini al di fuori delle indagini o dei tribunali non abbiamo tutti gli elementi per giudicare se uno sia colpevole o innocente. Ed infatti ho sempre mantenuto una impostazione agnostica, anche con i due rumeni arrestati, fino a che non sono comparse “complicazioni” nelle indagini. Queste complicazioni (chiamiamole cosí) vanno al di lá del fatto di cronaca nera di per se stesso. Infatti ció che sta succedendo a Roma in questi giorni potrebbe interessare tutti noi cittadini per due validi motivi di metodo: A) le indagini sono state fatte sull’onda di un delirio collettivo degli ultimi mesi che indica nazionalitá o etnie come responsabili di efferati delitti. B) Le decisioni prese sul caso della Caffarella sarebbero potute essere un precedente abnorme (nel senso che é fuori dalla norma, anomalo) nel campo giuridico italiano. La prova del DNA infatti, smetteva di essere prova regina, scientifica, oggettiva (perfino quando ripetuta due volte da differenti laboratori) per essere classificata come una prova comprimaria, di cui si puó tenere conto, ma anche no, a seconda di altre prove soggettive o dell’umore dei magistrati o dell’opinione pubblica.
PRECEDENTE ANOMALO - Se questo precedente abnorme fosse passato come norma, ció avrebbe significato la “fine” della prova del DNA nelle indagini. E tutte le altre indagini sarebbero crollate come castelli di carte. Non solo ma anche tutte le precedenti sentenze in cui sono stati
incarcerati o scarcerati dei cittadini sono nulle. Basti pensare a chi é andato in carcere a causa di un verdetto positivo del DNA portato dall’accusa. Spesso si va in carcere solo per quello. Pensiamo a chi é stato scarcerato per un verdetto negativo del DNA portato dalla difesa. In poche parole i magistrati sul caso della Caffarella stanno riscrivendo la “medicina forense“. Un po’ come riscrivere la trama di centinaia di puntate di C.S.I.
TUTTI DA RIFARE - Se il riesame non avesse attribuito al DNA l’importanza che invece gli ha dato, avrei suggerito agli avvocati difensori di persone finite in galera a causa della prova del DNA di chiedere nuovo processo e indagini per i loro assistiti. Stessa cosa per l’accusa che ha visto degli imputati scarcerati a causa di risultati negativi di DNA. Con i risultati che tutti possono immaginare. Poi chissà com’è che la giustizia italiana è lunga.




a puro titolo d’informazione: oggi Bonini controcanta
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/violenza-sessuale-4/giallo-confessione/giallo-confessione.html
Premesso che per dare una informazione un minimo attendibile andrebbero letti ed analizzati bene tutti gli atti (cosa che i giornalisti di cronaca giudiziaria non fanno mai) da quel poco che sono riuscito a capire in base a quanto riportato dai mezzi di pseudoinformazione la pronuncia del tribunale del riesame difficilmente avrebbe potuto essere diversa. La prova testimoniale è per esperienza forense una prova da valutare sempre con la massima attenzione. La memoria infatti non è un mero processo di ricostruzione meccanica ma ha più un carattere ri-creativo, per questo nel ricordare possono interferire molti fattori sia interni all’individuo sia esterni.
Da quello che ho potuto capire la testimonianza delle due vittime sarebbe stata corroborata indirettamente da alcuni elementi (la testimonianza del medico e la marca delle sigarette). Tali riscontri però non sono univoci: la presenza nel parco non implica l’aver partecipato al reato, la marca delle sigarette è ancor meno decisiva sia perchè quella marca di sigarette è comunque fumata da altri sia perchè (da quel che mi risulta) sulle sigarette non sarebbe stato trovato il dna degli imputati.
Altro capitolo è la confessione e la chiamata in correità. Premesso che una confessione resa in quelle circostanze lascia quantomai perplessi (a che titolo sarebbe stato interrogato prima da poliziotti rumeni?) in ogni caso i motivi che possono portare ad una condotta del genere può trovare una quantità di spiegazioni alternative (a partire da una personalità mitomane a finire alla paura).
Tutte da capire sono poi le circostanze specifiche riferite in confessione che avrebbero convinto della genuinità.
Infine c’è anche la storia dei cellulari degli indagati che sarebbero stati collegati a griglie non compatibili che andrebbe verificata.
A fronte di questi dubbi vi è la prova genetica che ha carattere di quasi certezza (salvo ipotesi di inquinamento dei reperti). Ovvio che un giudice un minimo garantista avrebbe deciso il quel senso.
Ultima considerazione, mettetevi nei panni di chi ha paura di aver preso un granchio colossale arrestando due che non c’entrano nulla ed esponendoli alla goggna mediatica: che fareste adesso? ammettereste l’errore mettendo la testa nella ghigliottina o fareste carte false?
“Ultima considerazione, mettetevi nei panni di chi ha paura di aver preso un granchio colossale arrestando due che non c’entrano nulla ed esponendoli alla goggna mediatica: che fareste adesso? ammettereste l’errore mettendo la testa nella ghigliottina o fareste carte false?”
La mia paura e’ proprio questa. Che chi ha fatto le indagini e’ incazzato nero e non vuole perdere la faccia. Altra considerazione: se i due rumeni sono innocenti le accuse di tortura sulla polizia potrebbero essere fondate. I giudici tentando in ogni modo di dichiararli colpevoli difendono se stessi e la polizia.