Italicum
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Cosa succede se vince il No al referendum

Cosa succede se vince il No al referendum? A cinque mesi dalla consultazione popolare sulla riforma della Carta cominciano ad essere sempre più frequenti gli interrogativi sulle conseguenze del voto (in particolare relativi all’ipotesi di sconfitta del governo). Gli scenari sono diversi.

COSA SUCCEDE SE VINCE IL NO

L’unica cosa che sappiamo fin da oggi accadrà certamente in caso di bocciatura della riforma Boschi sono le dimissioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il premier ha già più volte ribadito l’intenzione in caso di successo del No di abbandonare Palazzo Chigi. A quel punto l’orizzonte sarebbe assai confuso. In caso di elezioni politiche anticipate, con il mancato superamento del bicameralismo perfetto, il Parlamento dovrebbe essere rieletto con due differenti leggi elettorali: l’Italicum alla Camera e il Consultellum (il Porcellum modificato dalla Corte costituzionale) al Senato. Il rischio di ingovernabilità sarebbe alto.

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REFERENDUM COSTITUZIONALE, LE IPOTESI SE VINCE IL NO

L’ipotesi più plausibile pè che il presidente della Repubblica provi a formare un governo istituzionale. Il pole per la guida dell’esecutivo ci sarebbero Piero Grasso o l’attuale ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ne parla oggi Federico Geremicca sulla Stampa:

Dunque, dando per scontate le dimissioni del premier Renzi in caso di sconfitta al referendum, i fatti dicono che sarebbe comunque necessario insediare un nuovo governo che, incaricato di gestire l’ordinaria amministrazione, dia intanto tempo alle forze politiche di varare una nuova legge elettorale per il Senato o addirittura per entrambi i rami del Parlamento. E per quanto paradossale possa apparire, su questo punto la discussione è già del tutto aperta.

Un nuovo governo, già. Ma con quale profilo? Non è che le ipotesi sul tavolo siano poi tante. La più gettonata – al momento – punta sul tradizionale «governo istituzionale» (guidato, in questo caso, dal Presidente del Senato, Grasso) che potrebbe godere, in partenza, della «neutralità» di tutte o quasi le forze presenti in Parlamento. Però, considerato che i tempi dello show down dovrebbero coincidere con quelli di una complessa sessione di bilancio, c’è chi non esclude l’ipotesi (certo più complicata) di un governo «tecnico» presieduto da Pier Carlo Padoan. Si tratterebbe, come è evidente, di esecutivi dal profilo assai diverso: il che già si annuncia come tema di scontro e polemica.

(Foto di copertina: ANSA / GIORGIO ONORATI)