Economia

La scelta (sbagliata) del sommerso contro la crisi

11 marzo 2009

Silvio Berlusconi attacca la proposta sull’assegno di disoccupazione dicendo che è un incoraggiamento al sommerso. Che quindi anche  il governo  considera una piaga da combattere. Peccato che i fatti dicono il contrario

Il presidente del Consiglio ha recentemente respinto la proposta del segretario del Pd Franceschini sull’assegno di disoccupazione, definendola “Una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani“, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero“. Sarebbe quindi “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero“. Un incentivo all’economia sommersa che, secondo il presidente del Consiglio, dovrebbe quindi essere contrastata. L’economia sommersa è l’economia legale che sfugge al controllo per motivi legati all’ evasione fiscale e contributiva e alla mancata osservanza della normativa sul lavoro. Non include economia illegale o criminale e alla cosiddetta economia “informale”, cioè attività legali di piccolissima dimensione, con bassi livelli organizzativi e con rapporti basati su relazioni familiari, tipo il lavoro domestico e il volontariato).

L’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA – Il 18 febbraio scorso, durante un’audizione della Commissione bicamerale per l’anagrafe tributaria il direttore del Dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella ha citato le ultime stime dell’Istat secondo le quali la quota complessiva dell’economia sommersa in Italia è il 16,1% del Pil, pari a circa 230-250 miliardi di euro. In questo aggregato ci sono le sottofatturazioni e i costi “gonfiati” (oltre il 50% del “sommerso”) che “pesano” sul Pil per circa il 9% e il ricorso a lavoro irregolare (circa il 40 %) che ha un impatto sul Pil del 6%. Gli occupati irregolari sono quasi 3 milioni, circa il 12% del lavoro in Italia. Di questi, al contrario di quanto si crede, solo 360 mila sono stranieri. Nel nostro paese l’economia sommersa pesa molto, all’incirca il doppio della media dei paesi Ocse.

I DANNI DEL SOMMERSO – Il danno che il sommerso produce all’economia “legale” è notevole. Prima di tutto in termini di gettito sottratto: l’alto funzionario del ministero dell’Economia ha  definito l’evasione fiscale un “fenomeno di massa” soprattutto nei servizi personali, commercio, ristorazione e costruzioni, sottolineando che “l’Italia nelle classifiche dei controlli internazionali, che risalgono al 2004, purtroppo non va bene“. In termini di sicurezza del lavoro, dove l’Italia detiene il triste primato in Europa  morti ed incidenti sul lavoro. Effetti pesanti anche sul vincolo di bilancio: i parametri di Maastricht sono calcolati sul rapporto deficit su Pil e debito  su Pil  e un’emersione almeno parziale contribuirebbe (anche in assenza di un eventuale gettito aggiuntivo) ad allentare il “morso” imposto da Bruxelles agli interventi di bilancio pubblico.

23 commenti a La scelta (sbagliata) del sommerso contro la crisi

  1. Che l’assegno di disoccupazione (che però mi pare esista e non sia tutta questa novità, dato che nel 2003 l’ho riscosso pure io… ) stimoli il lavoro nero mi suona nuova. Cioè io mi faccio il mazzo per uno stipendio, e me lo continuerei a fare in nero senza assicurazioni solo per lucrare 6 mesi (o un anno, mi pare sia la proposta) di assegno di disoccupazione correndo due pericoli: venir scoperto e denunciato per truffa allo stato + lavoro senza assicurazione e contributi?
    Non escludo che qualcuno lo farebbe… ma nel complesso mi pare una boiata.

    Bravo Mister, siamo all’istituzionalizzazione del sommerso (che permette lo scarico delle spese sociali sui soliti pagatori).

    Un sorriso compiaciuto + contributi.

  2. cordapazza

    sempre bravo, carlo, a demistificare le scelte economiche del governo facendo capire di che lacrime grondino, e di che sangue: sei il nostro tito boeri!:-)

  3. @Leo:
    Grazie a te. Non ho nulla da aggiungere a quanto hai così efficacemente espresso. Soprattutto rigurado ai “soliti” pagatori: non solo i lavoratori dipendenti. Ma, ad esempio, i non pochi imprenditori onesti e perbene che stanno in regola e volgiono solo competere nel mercato con poche chiare regole..

    @cordapazza:
    Grazie anche a te. Sai, mi arrabbio un po’ perchè se ci arrivo io (che sono un piccolo osservatore della realtà che sa qualche minimo rudimento di economia) dovrebbero arrivarci, più o meno, tutti i politici e gli economisti italiani. Il fatto che tacciano, lo valuti chi legge.

    @tutti:
    Oggi mi va di sorridervi a cuore aperto.
    :-D

  4. Io invece trovo banalissimo che la gente si sintonizzi su 6 mesi di disoccupazione + lavoro nero e 6 mesi di lavoro in bianco. Sarei il primo forse a propendere per una situazione simile. Senza contare che puoi farlo benissimo con lavori per cui i controlli non sarebbero affatto efficaci. Se aiuto mio padre al bar, sto lavorando? No. Allora mi faccio 6 mesi di fabbrica e 6 mesi di nero al bar. Oppure se vado a imbiancare la casa di qualcuno, credete che mi chiedano la fattura e l’iscrizione all’albo? Ma dai.
    Diceva il saggio (Rothbard) “se tassi qualcuno per lavorare mentre paghi qualcuno per non lavorare, non stupirti se poi c’è disoccupazione”.
    Sul sussidio di disoccupazione sono quindi sostanzialmente d’accordo con Berlusca. Sull’utilità del lavoro nero, la penso esattamente come il presidente dell’Eurispes.
    Infine, sui dati riguardanti gli incidenti sul lavoro. Io mi rifiuto di prendere in considerazione questi dati perché si fanno ricadere in “incidenti sul lavoro”, anche gli incidenti automobilistici delle persone mentre stanno recandosi sul posto di lavoro. Falsando le statistiche e inoltre provocando lo strano caso di persone morte due volte, in quanto gli stessi poi concorrono a creare l’emergenza “morti sulle strade”.

  5. abr

    Spiacente di interrompere l’idillio ma … (m’aspettavi al varco eh? ;)

    Dev’essere la legacy del cattivo maestro Visco: come i segni del vaiolo non va piu’ via.
    Intendiamoci, il sommerso in Italia esiste, eccome, ma Visco & epigoni han cannato tutto su DOVE STIA e su come si affronta.

    Il punto e’ che il sommerso e’ come quelle piovre oceaniche che a 5000 metri di profondita’ sono lunghe trenta metri ma, una volta portate a galla, letteralmente si dissolvono per la differenza di pressione.
    Se si volesse veramente affrontare il problema, bisognerebbe:
    a) andar giu’ durissimi nel Meridione dove il fenomeno e’ endemico, a mo’ di epoche del brigantaggio; e al contempo
    b) smetterla di illudersi di ricavarci una lira.

    Il beneficio sarebbe immenso, ma solo e tutto nella fine della concorrenza sleale alle imprese “costrette” a far le cose alla luce del sole e nell’immagine di un sistema Paese in grado finalmente di offrire prodotti di qualita’ media un po’ piu’ decente.
    Al prezzo di una ulteriore devasstazione del Sud e probabilmente di un colpo letale all’economie del Centro (Prato, le Marche etc.); il Nord no, si muove gia’ nella media dei Paesi europei virtuosi (6% di evasione complessiva, e a Visco andate a dire che manco in Islanda quando esisteva ancora come entita’ economica, c’era sommerso zero).

    Siete pronti a pagare questo prezzo?
    In realta’ no, volete solo si sprema dove s’e'e spremuto sinora. Ma cosi’ non si va da nessuna parte, si accentua solo il fenomeno e almeno il PD al nord sparisce anche da Ferrara, con buona pace di Franceschiello.

    Cio’ detto, e chiusa spererei definitivamente (ma non mi illudo) la vexata quaestio del recupero dell’evasione, arriviamo alla triste storia dell’assegno di disoccupazione: lo sanno acnhe i sassi che l’Italia non puo permettersi questa misura anni Settanta (in Uk non sanno cosa darebbero per liberarsene, Blair ci spese alcuni anni e molti punti di popolarita’ addosso) per via degli oneri appioppati addosso al sistema previdenziale.
    Non si puo’ avere CIG e assegni assieme, a meno di …. importare oro dalle miniere coi galeoni.
    ciao, Abr

  6. Libertyfighter
    l’assegno di disoccupazione dovrebbe essere il 40% dell’ultimo stipendio… o così mi pare di aver percepito io al tempo.
    Credimi, ci speculi poco.

  7. @Libertyfighter:
    Mah…
    1. Un lavoro a tempo indetrrminato è sempre preferibile ad un lavoro precario. (Lo ha detto Max catalano, il più famoso economista del mondo, naturalmente dopo tremonti ^_^)
    2. Lavoro nero: mi chiedo se sei d’accordo con un tale (mi sembra si chiamasse Totò riina) che diceva che la mafia era bene perchè produceva reddito.
    3. Anche le famiglie di quelli che muoino nelle fabbriche, nei cantieri o sulla strada come commessi viaggiatori saranno certamente d’accordo con te.

    A parte le provocazioni: L’economia sommersa distorce la concorrenza. Per un libertyfighter dovrebbe essere un buon argomento. Fai tu. Io ci aggiungo che fa restare a galla le imprese “peggiori”. Ce la vedi un’impresa in nero competere con le industrie tedesche, francesi, Usa?

    @abr:
    Se una volta non mi commenti ci resteri male. :-D
    Sulla priam parte (e so che non ti stupirai) a parte le batutte “provocatorie” sono abbastanza d’accordo.
    Sulla seconda parte un po’ meno. primo perchè continui ad accumunarmi con quel VOI a gente che non mi rappresenta. ;-)
    secondo perchè la misura in questione caso mai andrebbe vista come TEMPORANEA.
    terzo perchè il mio articolo parla proprio d’altro. Cioè del fatto che il sommerso è male e che il governo non solo non fa nulla per combatterlo, anzi lo incentiva deliberatamente usandolo come strategia anticrisi. E siccome su quello siamo d’accordo, il resto non conta.

    @tutti:

    :-D

  8. pietro

    Volevo far notare che l’ISTAT nel calcoli del PIL comprende anche il sommerso, questo ha due conseguenze interesanti:
    una è che l’emersione del sommerso non ha nessun effetto sul rapporto deficit/pil
    la seconda è che la pressione fiscale è calcolata sul totale delle tasse diviso il totale del pil, quindi quella reale che pesa su chi le tasse le paga è più del 50%.
    Questo documento dà qualche chiarimento:
    http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20050922_00/testointegrale.pdf

  9. pietro

    A libertyfighter vorrei far notare che 6 mesi di lavoro non bastano ad avere diritto al sussidio di disoccupazione, il sistema è abbastanza complicato, ma alcune cose sono certe: devi aver lavorato in regola almeno un anno nei precendeti 2 anni e hai diritto al sussidio solo se sei stato lincenziato, assolutamente no se hai dato dimissioni volontarie, c’è da dire poi che dopo sei mesi di sussidio è tutt’altro che pacifico che tu possa trovare subito un altro lavoro in regola.
    Oltre ciò se ricevi un sussidio di disoccupazione potresti esere costretto ai cosidetti lavori socialmente utili, e quindi non aversti la possibilità di fare lavori in nero, senza considerare che un eventuale lavoro nero ti può far persdere il sussidio.

  10. Ok ragazzi, conosco molte persone che lo fanno piuttosto spesso. Certo non lo usano meticolosamente come mezzo di produzione di reddito, ma speculano spesso e volentieri sul fatto.
    Comicomix.
    1) Sarà anche vero, ma il lavoro a tempo indeterminato non esiste più. E sempre meno potrà esistere in un mondo ancor più veloce nel cambiare

    2) La Mafia non è un bene, semplicemente perché é un altro Stato. E sopportare due Mafie è più pesante che sopportarne una sola. Ciò detto, esiste e prospera proprio perché crea lavoro e dà da mangiare alle persone.Con metodi e azioni discutibili, siamo d’accordo. Ma sarebbe stupido negare l’indotto generato dalla Mafia nelle città dove governa.

    3) Non ho capito che intendi. Certo che chi muore in fabbrica o un commesso viaggiatore può ben essere catalogato come “incidente sul lavoro”.
    Ma se un operaio mi crepa nel centro di milano mentre si reca in fabbrica, io non la chiamo “morte sul lavoro”.

    Sul fatto che l’economia in nero distorce la concorrenza siamo d’accordo. Ma secondo me, sono le tasse che distorcono la concorrenza e rendono chi le paga meno competitivo.

  11. @pietro.
    E’ sufficiente mettersi d’accordo con il datore di lavoro

  12. @libertyfighter:
    1. Il llavoro a tempo indeterminato è ancora il lavoro “prevalente”. Gli occupati dipendenti “permanenti sono 15 milioni su un totale di 17 milioni, ultima rilevazione Forze lavoro Istat). Il guaio è che non esiste più per un’intera generazione. le conseguenze sono molto negative in termini di comportamenti sociali e demografici (natalità, acquisto beni durevoli, relazioni sociali ed interpersonali)

    2. La mafia esiste perchè da lavoro. Il lavoro nero prospera perchè costa meno (ed è meno tutelato e più “pericoloso”) di quello “in chiaro”. Il problema è che così ragionando (vado per paradosso) è più efficace sparare al vicino di casa che fa rumore la notte piuttosto che indurlo alla ragione prima in modo civile e poi eventualmente per vie legali.

    3.Tu hai detto che “non prendo in considerazione questi dati..ecc..) Io invece ti invito a farlo. La casistica di cui parli è stata ampiamente trattata su gionalettismo dal bravissimo marblestone in un suo articolo di qualche mese fa. Ma anche depurandola di quesi dati siamo (tristemente) all’avanguardia. E che ci sia un legame tra sommerso e incidente sul lavoro mi sembra difficile da negare. Quindi, è un eccellente motivo per “prendere in considerazione il fenomeno)

    @Pietro.

    Sul link che hai messo: se leggi bene l’articolo, c’è lo stesso link, solo un po’ più recente (dati al 2006)
    Quello che dici non è del tutto esatto (ma è vero che è quello che SCRIVE l’Istat). Non posso entrare nei dettagli, ma conosco abbastanza bene la cosa per dirti che IN REALTA’ l’emersione favorirebbe una più precisa quantificazione del rapporto debito Pil, con effetti benefici per la finanzxia pubblica. Perchè l’ISTAT tiene conto del sommerso, ma lo stima (in modo impreciso, tanto è vero che al 1 marzo di ogni anno ci dà il valore PIl dell’anno precedente, ma per sapere quanto è effettivamente il sommerso di un anno bisogna attenderne 3

    Giusta l’osservazione su pressione fiscale, ovviamente.

    Un sorrisone a tutti

  13. 1) Vero Comicomix. Il guaio è che i 15 milioni di indeterminati sono un retaggio storico che si esaurirà col passare del tempo. Il che, se il mercato del lavoro non fosse ingessato non sarebbe un problema. Se in Italia si avessero stipendi non al limite della sussistenza ed un tempo medio di disoccupazione frizionale non superiore a un paio di mesi, lavoro a termine o indeterminato non farebbero differenza.
    2) Hai ragione. Ma la realtà, in un paese in cui la certezza della pena per i reati contro la persona non esiste (e questo perché lo Stato CI RIMETTE a perseguire tali reati, mentre ci guadagna a perseguire reati finanziari o reati estinguibili con sanzioni pecuniarie), è proprio questa.Ricordi Travaglio quando fece vedere che era più conveniente uccidere tua moglie piuttosto che concederle il divorzio?
    Sul lavoro nero però c’è da dire anche un’altra cosa. Sicuramente è meno costoso e meno tutelato. Ma è anche vero che spesso fornisce più soldi in busta paga del corrispondente lavoro regolare. E quindi spesso è preferito anche dal lavoratore. Questo è dovuto al paradosso che si tassa chi produce e si sostenta chi non produce. Il che, sarà anche inevitabile, ma è paradossale in quanto l’utilità sociale di un lavoratore è maggiore di quella di un disoccupato.
    3) Non nego che la tematica degli incidenti sul lavoro sia importante. Ma continuo ad affermare che, avendo un altissimo tasso di mortalità sulle strade, le statistiche su cui fanno leva le tv e i giornali generalisti sono falsate.
    Comunque, non avendo letto l’articolo che proponi, non sono in grado di lasciare ulteriori commenti sul tema.

  14. La via migliore per far emergere il sommerso è farlo costare meno del lavoro in nero. Come? Non so, detrazioni cumulative alle imprese per ogni assunto. Riforma generale del sistema fiscale. In ogni caso, se vuoi eliminare il lavoro nero è l’unica strada che può, economicamente parlando, funzionare.

  15. Grazie per questo interessante confronto.
    1.
    E’ vero che la forma contrattuale a tempo indeterminato assumerà meno importanza, con il tempo. Con conseguenze positive, ma anche negative. Soprattutto se non ci sarà una profonda riforma complessiva del welfare (pensioni, disoccupazione, Cassa Integrazione, ma anche politiche sociali, di conciliazione, eccc…). Ricorrere al sommerso però è la risposta PEGGIORE: perchè lascia invariate le regole sbagliate, a danno solo di chi non è “tutelato”. Meglio allora (qui su Giornalettismo non facciamo altro che dirlo da un anno) riforme strutturali profonde.

    2.LO so che ho ragione, per questo non posso e non devo rassegnarmi ad un paese dove si fanno leggi “assurde” tanto poi le si viola sistematicamente. E non accetto l’idea che uno stato DICHIARI ESPLICITAMENTE in suoi documenti che la politica che si segue è la tolleranza delle illegalità, anzichè la modifica migliorativa di leggi, dove serve farlo. E che non riforma il sistema giudiziario, se non per quello che rigurarda gli interessi particolari di una persona o (ad essere buoni) di una casta.

    3. Siamo d’accordo. Per questo il tema è rilevantissimo, e “lasciar correre” sul somemrso riducendo ispezioni (proprio dove servono di più) è un atto al limite del crimine.

    L’articolo di marblestone è questo:

    http://www.giornalettismo.com/archives/1012/infortuni-stradali-laltra-meta-delle-morti-bianche/

    E sempre marblestone ha scritto questi due pezzi splendidi:

    http://www.giornalettismo.com/archives/1286/sicurezza-sul-lavoro/

    http://www.giornalettismo.com/archives/10554/dieci-falsi-miti-sugli-incidenti-stradali/

    4. In parte d’accordo. Aggiungerei anche controlli più severi per chi distorce la concorrenza, restando in nero

    Grazie.

    C.

  16. Prego, non c’è di che.Adesso mi leggo gli articoli.
    Riguardo alle tue risposte. Quel che penso io è che è innaturale per la politica fare riforme che tocchino i loro interessi. Quel che servirebbe al paese, a partire dalla riforma della giustizia, passando per la riforma del sistema fiscale, alla riforma del mercato del lavoro, è tutta roba che per forza di cose colpisce un mare di interessi politici, diminuendo drasticamente il potere degli stessi. Il che significa che, candidamente parlando, non si potrà mai sperare che verranno riformati dalla politica. Nel senso che è inutile anche discuterne. Non lo faranno perché alla categoria “politici e amici” non conviene.
    Stante così le cose, la popolazione civile deve per forza adeguarsi, per continuare a vivere NONOSTANTE la politica. Il lavoro nero è solo la risposta naturale (io direi del mercato) ad un gioco le cui regole le hanno stabilite i politici. Ammesso che più controlli servissero, quel che accadrebbe probabilmente è che la metà delle attività in nero si rivelerebbe submarginale in un mercato “distorto” dalla tassazione italiana.Il che significa che rischi che invece di “far emergere”, crei disoccupazione. In alternativa, potresti aumentare la corruzione perché al datore di lavoro in nero, magari conviene passare la bustarella al finanziere piuttosto che mettere in regola.

    Vedila così. Il lavoro nero, secondo me è semplicemente un “sintomo” di un mercato del lavoro regolamentato che non funziona.
    Come la disoccupazione di lungo termine è un sintomo altrettanto chiaro di un mercato troppo regolamentato e come l’inflazione è un sintomo di un aumento di massa monetaria.
    In presenza di sintomi bisogna agire rimuovendo la causa e non con una terapia sintomatica, perché non si elimina la malattia e si corre solo il rischio che la repressione di un sintomo da una parte, sfoci in sintomi differenti da un’altra parte.
    Ad esempio, il fissare i prezzi dei prodotti è una “terapia” contro l’inflazione. In teoria impedisce l’inflazione, ma non avendone rimosso la causa, in realtà provoca solo scarsità di beni.
    Scusa la mia solita logorrea.

  17. Letti gli articoli. Anche marblestone parla dell’enorme numero di incidenti stradali. Dice cose interessanti, ma non mi convince l’idea di risolvere il tutto con T-red e Tutor.
    Io, che non mi fido per nulla dello Stato, sono per l’abolizione della sanzione pecuniaria affinché un mio comportamento pericoloso (o presunto tale), non si traduca in una opportunità di guadagno economico per i politici. Altrimenti succede che truccano i T-red per multarti con il giallo.

  18. Grano

    “La via migliore per far emergere il sommerso è farlo costare meno del lavoro in nero”.
    Se la si mette in termini di semplice “costo” diventa impossibile o almeno insostenibile: le tasse dovrebbero essere negative, il che è ovviamente improponibile.
    Il gioco è sempre sulla combinazione costo+rischio di sanzioni.
    Se, come in Italia, il costo dell’emersione è relativamente alto e il rischio di sanzioni è basso la tentazione del lavoro nero si fa forte e aumenta con il diminuire dei controlli.
    Pragmaticamente, si potrebbe pensare di introdurre degli sconti fiscali temporanei e di entità decrescente nel tempo a chi fa emergere il lavoro nero (anche se pensare di favorire gli “evasori pentiti” fa venire un po’ il mal di stomaco) ed usare parte del nuovo gettito fiscale per finanziare una severissima campagna di aumento dei controlli

  19. Grano

    Libertyfighter è lo stesso che scrisse questo?

    libertyfighter Dice:
    Aprile 9, 2008 a 8:31 am

    Condivido sia te, sia Nicola. Nel senso che voterò PDL per evitare un partito che mi aumenta ulteriormente le tasse, mi scheda il conto corrente etc.
    E perché non mi perdonerei mai di aver consentito al PD di vincere.
    Ho passato due anni di merda e gradirei smettere.
    Poi sono daccordo. C’è un mare di melma statalassistenzialista anche nel programma del PDL. Non bastano riformicchie o galleggiamenti per impedire all’ Italia di crollare in una guerra civile.
    Ma ci sono due cose che forse, non hai considerato.
    Non abbiamo 50 anni ancora per marcire. Adesso la politica o salva l’Italia, oppure alle prossime elezioni non ci si arriva. E’ più probabile la seconda…., ma almeno è scongiurato il mantenimento dello status quo.
    Punto due.
    Jinzo, rispondimi seriamente.

    Fai finta di essere Berlusconi, liberale moderato, a capo di un partito con la seria possibilità di vincere le elezioni. Immaginiamo, (tutto da dimostrare eh), che tu voglia dare all’Italia una concreta svolta liberale.
    In campagna elettorale, cosa diresti?
    Sarebbe saggio fare una campagna elettorale dove prometti di abolire il bonus bebe, di non dare il sostegno alle famiglie, e tutta la melma assistenzialista che comunque ti porta i voti????
    O lo diresti per vincere le elezioni e poi ne approveresti il meno possibile?
    E’ ingannare gli elettori?
    Si. Ma è più saggio non vincere?

  20. Si Grano, ho scritto io quella roba lì. E quindi?
    Riguardo al tuo discorso sull’emersione. Pragmaticamente facendo, significa che io mano a mano che gli “sconti temporanei” diminuiscono, comincio a licenziare personale e a riassumerlo in nero.Son d’accordo che è impossibile, ma l’unico modo di rendere il lavoro nero sconveniente è renderlo economicamente sconveniente. Non è detto che le tasse debbano essere negative perché alla fine non è che si paghino solo le tasse sul lavoro. Poi, sinceramente non sta a me trovare la soluzione per far convivere tasse e lavoro. Fosse per me le tasse le abolirei in toto e così finisce la storia. Io dico solo perché la cosa non funziona. Trovare una via alternativa non è detto che sia facile. Ma di certo, quando sei nella situazione che sia un lavoratore che il suo datore di lavoro hanno vantaggi economici dall’assunzione in nero, non ti puoi aspettare il contratto regolare.

  21. grano

    @libertyfighter
    Quindi… è giusto per far capire il tipo, che è anche quello che su un sito di “Transumanesimo, Anarco-capitalismo, Psicopolitica” continuava:
    “… Perché realisticamente, nell’Italia di adesso, le idee veramente libertarie, le capiamo noi. Noi che siamo 1000. L’Italiano medio non le ha capite.
    Allora o le realizzi senza fargliele capire, e allora saranno i fatti a convincerlo, con il tempo, oppure fai un bel programma, strettamente liberale e libertario, senza promettere alcun aiutino, e ti accontenti dello 0.5% mentre la sinistra statalista governa”
    e poi, qualche ora dopo aggiungeva:
    “…Sveglia LucaF. alle prossime elezioni, se sbagliamo governo, non ci arriviamo. Ci sarà prima una rivoluzione, una guerra civile, dopodiché qualche novello Stalin o Mussolini o Hitler prenderà il potere, e noi saremo fanculizzati.”

    Ecco, anarco-capitalismo è un’ottima definizione del tuo credo e ci aggiungerei l’attributo “tirannico”: come definire altrimenti uno che si crede uno dei 1000 eletti che sanno pensare in modo libertario e quindi hanno il diritto, anzi il dovere, di gabbare gli altri per il loro bene?
    Conosco il genere, un po’ alla Antonio Martino: deregulation di tutto (leggi, regole, Stato…), ognuno si arrangi da solo, tanto noi siamo più intelligenti degli altri e ce la caveremo comunque egregiamente e chi soccombe …eeehh, selezione naturale, bellezza!

    Bene, chiudo e approvo i vari interventi di Comicomix

  22. @libertyfighter:
    alcune delle tesi che sostieni, seguendo il pessimismo della ragione, posso comprenderle (anche se non sono proprio d’accordo..^_^). poi però c’è l’ottimismo della volontà.
    Ma, a parte le reminescenze gramsciane, c’è un fatto che non tornae che sottopongo alla tua riflessione. Certi fenomeni sono così come li descrivi soprattutto in Italia. Quindi, volendo, le cose possono essere diverse. E comunque, le “regole” se sono semplici, chiare e non barocche, non sono un ostacolo, ma un vanataggio al libero dispiegarsi dell’agire umano. Lo diceva anche Adam Smith, e tantisismi altri pensatori liberali.

    Anche il “liberismo” se diventa estremo rischia di scivolare nell’individualismo. E l’uomo è al tempo stesso male e bene. Non è tutt’oro quel che rilusce, ma dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…

    Un sorriso de nuevo…

    @grano:
    Grazie mille. Un sorriso anche a te.

    @tutti:
    :-D Buonanotte, almeno per ora…^_^

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