Cosa c’è sotto il petrolio dell’Arabia Saudita

di - 08/03/2012 - Un paese governato da una famiglia di tiranni, riforniti di armi dall’Occidente All’alba del 12 settembre del 2001 l’amministrazione Bush sapeva che l’orrore del giorno prima portava su tutte una firma saudita. I FANATICI - Non era l’unico evento che

Un paese governato da una famiglia di tiranni, riforniti di armi dall’Occidente

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)

All’alba del 12 settembre del 2001 l’amministrazione Bush sapeva che l’orrore del giorno prima portava su tutte una firma saudita.

I FANATICI - Non era l’unico evento che riconduceva a Riyad le trame dell’islamismo estremista, che nella penisola araba hanno visto la loro culla fin dalla fine degli anni ’70 quando il patto tra la monarchia e il clero si trovò ad affrontare la manifestazione delle serpe in seno sotto forma di un gruppo estremista che nel 1979 catturò e tenne per due settimane la grande moschea della Mecca. Non erano figli di un movimento socialcomunista ostili alla religione, ma fanatici cresciuti con gli insegnamenti delle maggiori autorità islamiche del paese, figli delle famiglie più in vista, impegnati in una fuga in avanti nel fanatismo e nell’estremismo islamico. Più di cinquecento armati entrarono nella grande moschea armati sotto le tuniche rituali ed ebbero gioco facile a prenderne il controllo e con essa in ostaggio centinaia di persone che rimasero prigioniere dopo che il gruppo aveva fatto sfollare quelli ritenuti in eccesso.

IL REGNO E L’APOCALISSE- Gli stessi ulema che avevano cresciuto Mohammed Abdullah al-Qahtani, l’animatore dell’impresa che diceva di aver riconosciuto in suo fratello il Mahdi, l’imam che deve tornare secondo le profezie islamiche. La stessa credenza con la quale in Iran giochicchia Ahmadinejad per darsi un tono, senza tuttavia mai arrivare ad affermazioni così nette. Il movimento era sul genere millenarista, il Mahdi sarebbe tornato tra loro per costituire il suo regno in attesa dell’Apocalisse, un programmino abbastanza elementare arricchito da critiche sensate all’assurda monarchia feudale saudita e a proposte di riappropriazione popolare delle ricchezze che echeggiavano quelle di molti movimenti socialisti arabi, che comunque non erano presi ad esempio e che si dissociarono prontamente dai fanatici.

I CINEMA - Alla fine la monarchia ebbe ragione della rivolta, ma pagando un prezzo di sangue elevatissimo, circa cinquecento morti al termine di un assedio gestito dal principe Turki Bin Faisal, all’epoca comandante dei servizi segreti e poi a lungo plenipotenziario e ambasciatore saudita negli Stati Uniti. La repressione venne imputata da Khomeini agli americani e al termine dell’assedio diverse ambasciate americane furono prese d’assalto in numerosi paesi arabi. Già in quell’occasione la famiglia Bin Laden si trovò divisa sui due fronti, con un fratellastro di Osama che simpatizzava apertamente per i rivoltosi e il padre che forniva le piante degli edifici da attaccare all’esercito. All’evento la monarchia reagì assecondando le pretese degli estremisti e rafforzando l’osservanza delle norme e tradizioni islamiche, ad esempio chiudendo i cinema, ma anche coprendo di denaro gli estremisti e spesso cooptandoli. Estremisti che poi diventeranno le truppe d’elite della resistenza afghana all’occupazione sovietica e infine i qaedisti di oggi.

I DUE PILASTRI - La base del potere dei Saud poggia su due pilastri ugualmente importanti: il sostegno angloamericano e quello del clero. Piegandosi e finanziando il clero e promuovendo una visione particolarmente retrograda dell’Islam la monarchia si assicura la tenuta del potere, ma allo stesso tempo finanzia la principale minaccia alla sua esistenza. Grazie al sostegno angloamericano i sauditi hanno conquistato il regno e in seguito si sono liberati delle leadership concorrenti che favoleggiavano di conquistare l’Iraq e la Giordania, grazie alla copertura degli ulema riescono a spacciarsi come custodi dei luoghi sacri e pii musulmani attenti e fedeli interpreti dei voleri del Profeta.

IL PROGETTO - Sarà per questo che i sauditi si sono presto trasformati nel fattore di destabilizzazione più rilevante nell’area e forse sull’intero pianeta. Sono stati i sauditi a finanziare il progetto per la “bomba atomica islamica” pachistana. Sono i sauditi che hanno pagato e pagano le madrasse che in Pakistan sono diventate l’unica offerta d’istruzione gratuita dopo che giunte militari, ugualmente islamiche, hanno provveduto a radere al suolo la povera offerta formativa pubblica. Madrasse che rappresentano il serbatoio inesauribile di plagiati e d’influenze, con il quale un piccolo paese di sedici milioni d’abitanti diventa agente destabilizzante di un gigante dieci volte più popoloso e ovviamente del vicino Afghanistan.

RICOMPENSA – La famiglia reale saudita tratta i militanti radicali con i guanti bianchi, tanto che a quelli che ha riavuto dagli americani ha offerto un programma di rieducazione e reinserimento, al termine del quale gli han dato anche una casa, un auto e aiuti economici. Sembra quasi una ricompensa, soprattutto se paragonata al destino degli sventurati costretti all’esilio per aver rivolto la supplica sbagliata al re o condannati alla pena capitale per reati che possono spaziare dalla stregoneria alla perversione sessuale fino alla classica minaccia allo stato. Mentre i reali sauditi si barcamenavano con i religiosi, riuscivano tuttavia a temere il vicino Iran, dove una rivoluzione islamica di matrice del tutto differente aveva costretto alla fuga nientemeno che l’imperatore della Persia, ma soprattutto da dove fin da subito Khomeini cominciò a descrivere i Saud come una dinastia debosciata e corrotta, opinione molto condivisa negli altri paesi islamici.

NEMICI DELLA DEMOCRAZIA - Ai sauditi inoltre non sfugge il loro stato d’eccezione, per il quale sono alleati del più poderoso esportatore di democrazia del pianeta nonostante siano tra i più acerrimi nemici della stessa democrazia, che considerano e definiscono pubblicamente un’abiezione da infedeli per bilanciare le volte nelle quali si sperticano in elogi per la grande democrazia americana. Un doppio gioco pericoloso, ma che funziona anche grazie alla leggendaria generosità dei Saud verso i politici e funzionari americani e alla politica di grande vicinanza dei Saud all’élite politica ed economica statunitense. Una generosità che ha pagato quando si è trattato di decidere come impostare la strategia della War on Terror, per la quale sembra sia stato fondamentale il consiglio del buon Turki, forse in virtù dell’antico successo nel reprimere la rivolta della Mecca.

CORROTTA – Fatto sta che in Arabia Saudita di democrazia non ne è stata esportata nemmeno un po’ e che anzi alle istanze di matrice non islamista la monarchia ha risposto allargando i cordoni della borsa e aprendo le porte delle prigioni. Per di più la monarchia saudita è intervenuta pesantemente insieme alle altre monarchie del Golfo nella repressione delle primavere arabe. Sono stati i sauditi ad intervenire in Bahrain a salvare gli al Khalifa dall’ira popolare e sono stati i sauditi dietro lo schermo del Qatar a picchiare duro su Gheddafi e Assad mentre si spendevano per salvare il tunisino Ben Alì, lo yemenita Saleh e l’egiziano Mubarak o almeno quel che si può dell’influenza saudita sui rispettivi sistemi di potere. Inutile dire che sul piano sociale e politico non si sono viste riforme, se non in peggio e l’Arabia Saudita resta un paese governato da una dinastia corrotta che dispone delle risorse del paese come cosa sua e che fa e disfa le leggi a suo piacimento.

I POVERI CON IL PETROLIO – E non è vero nemmeno che nel  paese sia stata debellata la povertà grazie alle imponenti rendite petrolifere, è solo che se qualche ingenuo si azzarda a filmare i poveri di Riyad e a caricare il documento su YouTube si ritrova in galera e se qualche impertinente pone domande sgradite in una conferenza internazionale, ci pensano i ciambellani del giornalismo corporate ad intervenire. Può apparire strano che gli inglesi abbiano permesso l’instaurazione di una monarchia feudale dalle caratteristiche così arretrate da antiche di fronte alla stessa Magna Charta inglese, che è del 1215.  Per di più accanto a quella hanno replicato il modello negli emirati, ma probabilmente all’epoca quello era il sistema più economico e certo per assicurarsi il controllo sulle loro risorse petrolifere ed escludere l’influenza sovietica nell’area.

IL RUOLO DEGLI USA – Gli Stati Uniti hanno poi cooptato i regnanti della penisola offrendo loro protezione dalla minaccia comunista prima e repubblicana poi, assicurandosi a lungo forniture di petrolio dalle quali ora invece si stanno sempre di più smarcando, ma non si ancora levato nessuno a chiedere di tagliare le teste dei re, operazione alla quale in Occidente si è provveduto da tempo sancendo la fine delle monarchie assolute, messe all’indice come il peggiore di tutti i mali. Non così per i paesi arabi, che resistono e che anzi sembrano poter contare sull’aiuto delle grandi democrazie per mantenersi al potere. Persino in un paese come la Svezia è appena scoppiato uno scandalo perché si è venuto a sapere che l’azienda bellica statale ha concluso un accordo con i sauditi nel 2005 per realizzare un moderno stabilimento per la produzione di missili anticarro in Arabia.

LA SVEZIA – Uno scandalo per gli svedesi, che considerano quella saudita una dittatura repellente che, all’opposto di Stoccolma, è un buco nero dei diritti della donna, che nel regno non può girare da sola neppure dopo essersi coperta da capo a piedi e deve chiedere ai maschi di famiglia il permesso per fare qualsiasi cosa. Un accordo siglato dal governo all’epoca socialista e confermato da quello conservatore, che non ha paura ad armare questo particolare paradiso dell’Islam medioevale. Nessun imbarazzo nemmeno per gli Stati Uniti, che hanno appena siglato una fornitura monstre per decine di miliardi di dollari. Ma quali carri dovrebbero colpire i missili anticarro? E con quale aviazione dovrebbero confrontarsi gli F-16 acquistati dagli americani? E quanti mercenari prelevati tra i veterani pakistani o di altri paesi dovranno arruolare i sauditi per avere forze sufficienti a impiegare un arsenale del genere?

CENTRALI NUCLEARI - Ai sauditi l’Occidente sta vendendo anche centrali nucleari e molto altro, senza nessun timore che il regno intraprenda un programma nucleare e senza nemmeno mostrare timore che i pachistani possano vendere direttamente ai sauditi alcune testate, che peraltro i sauditi hanno già pagato in abbondanza. Eppure i pachistani hanno già fornito il necessario all’Iran come alla Libia di Gheddafi, anche se questo non gli è valso un decimo delle rogne che toccano all’Iran mentre prova a fare quello che ha già fatto il Pakistan senza che nessuno lo disturbasse o minacciasse di bombardamenti. Sembra una catena di avvenimenti tenuta insieme da un senso e da opportunità relative, che comunque oggi sembrano svanire per lasciare il posto al sorgere di pericoli già dimostratisi reali e a scenari ancora più pessimistici.

BAGNO DI SANGUE – Forse sarebbe il caso che i paesi dell’Occidente e in particolare gli Stati Uniti riconsiderassero i propri rapporti con le monarchie arabe e l’opportunità di incidere direttamente l’origine dell’infezione islamista, rimuovendo il feudalesimo dalla Penisola Arabica prima che l’operazione diventi più costosa e prima che le armi che gli stiamo procurando diano origine a qualche bagno di sangue, sicuramente innocente. In fondo in questo caso non ci sarebbe nemmeno bisogno d’invocare la guerra preventiva, l’Arabia Saudita si può bombardare esattamente per gli stessi motivi per i quali si è invaso l’Afghanistan e i Saud possono essere rimossi esattamente come altre autocrazie un tempo utili e poi divenute minacciose o indocili.

PARASSITI – C’è solo da scegliere il pretesto tra una vasta gamma d’opzioni a portata di mano e guadagnarsi la gratitudine di un gran numero di popoli e di persone che non possono accettare che tirannidi del genere prosperino con l’assistenza di quei paesi che invocano i diritti umani e principi universali, ma anche della larga parte della comunità islamica, che nei Saud non vede altro che parassiti che guadagnano alle spalle dei sauditi e dei credenti in generale, non per niente i sauditi sono spesso oggetto di ostilità anche in paesi amici. Uno scarto difficilmente immaginabile per la politica statunitense, che sarebbe anche curioso immaginare alle prese con una richiesta del genere proveniente dal basso, dall’America profonda come da quella urbana, che probabilmente sulla questione convergerebbero con entusiasmo. Ma si tratta di un’ipotesi altrettanto improbabile, non si è mai visto nella storia un popolo invocare la guerra senza esservi  spinto dall’opportuna propaganda.

foto di copertina: Win McNamee/Getty Images

1 Commento

  1. el azzaharita scrive:

    se gli americani non dicono nulla, vuol dire che in Arabia Saudita vige la giustizia, la pace, la serenità e la democrazia in tutti i campi, da quello femminile al transgender (o come si fa). se gli americani stanno zitti tutto bene!
    Nel nome di Allah! potente e misericordioso.

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