Il paese delle piccole suicide

07/03/2012 - di

In Russia sempre più adolescenti decidono di farla finita per dare una svolta alla loro vita Quanto dev’essere duro vivere in un determinato paese se due ragazzine decidono di suicidarsi perché insoddisfatte della vita che conducono? Se lo chiede il

In Russia sempre più adolescenti decidono di farla finita per dare una svolta alla loro vita

Quanto dev’essere duro vivere in un determinato paese se due ragazzine decidono di suicidarsi perché insoddisfatte della vita che conducono? Se lo chiede il Washington Post parlando della Russia.

RICERCA DI SE’ – Yelizaveta Petsylya e Anastasia Korolyova, questo il nome delle due ragazze quattordicenni, hanno seguito il fato di migliaia di altri ragazzi della loro età. E’ stato un modo per affermare il pieno controllo sulle loro vite, e l’unico modo, secondo loro, era quello di togliersi la vita. La Russia è il terzo paese al mondo per numero di suicidi tra gli adolescenti, subito dietro la Bielorussia e il Kazakistan. Ogni giorno sono cinque i ragazzi che lasciano questa terra volontariamente. Negli USA tale numero è inferiore di due terzi.

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UNA VITA DIFFICILE - Secondo gli esperti, il tutto dipenderebbe dall’abuso di alcol, dalla violenza domestica e dalla rigidità genitoriale. Nel Paese sono troppi i genitori che chiedono cieca obbedienza. Il conformismo è la regola, specie al di fuori delle grandi città. Non si deve dimenticare neanche il problema dell’isolamento, assolutamente presente in un Paese tanto grande. Raramente si riesce a chiedere aiuto, e anche se fosse possibile, le famiglie non lo farebbero per non ammettere di avere un problema. Il suicidio quindi rappresenta un sollievo, un’affermazione del proprio essere. Due ragazze, Yelizaveta e Anastasia Korolyova, prima di morire scrissero due lettere a parenti e amici chiedendo di essere vestite nella bara con abiti bianchi e di essere sepolte in bare bianche. Almeno da morte qualcuno le ha ascoltate, esaudendo i loro desideri.

DISTRUZIONE DELLA COLLETTIVITA - In epoca sovietica, il sucidio era considerato un afronto allo stato, una mancanza del cittadino a venire incontro alle sue responsabilità. La psichiatria non era una cura ma una punizione che lasciava orribili strascichi nella mente dei pazienti. I comunisti, se da un lato difendevano la collettività, dall’altro hanno privato i russi del senso della comunità. Il bullismo è ovunque, così come la solitudine. “In casa puoi dare ordini e punire i tuoi figli anziché capirli”, ha spiegato Anatoly Severny, psichiatra infantile. “Le scuole usano ciò che chiamo pedagogia repressiva: i bambini vengono costretti a fare qualsiasi cosa”.

IL CASO DEL GLEE CLUB - Anastasia era socievole, allegra e aperta. Yelizaveta invece era più introversa, chiusa, complessa. Non avrebbe permesso a nessuno di avvicinarsi troppo a tutte e due. Lo scorso maggio iniziarono a cantare con un glee club gruppi musicali specializzati nell’esecuzione di brevi canzoni, al centro culturale Chaika. Anastasia si divertì al punto di riuscire ad organizzarsi per delle lezioni private con il maestro Dimitry Konovalov, al prezzo di 8 dollari l’ora. Yelizaveta era più talentuosa, ma la madre non le avrebbe mai pagato le spese. Di conseguenza lasciò il glee club.

NON CAPISCONO - Nel gennaio 2012 le due ragazze hanno cominciato a ridurre la loro permanenza nelle lezioni, ma Anastasia continuò a frequentare le lezioni private con Konovalov. L’ultima volta che i due si videro, lo scorso sei febbraio, vi fu una discussione sui prossimi step delle lezioni. Il giorno dopo invece Anastasia era morta, insieme a Yelizaveta. Le due, amiche fin dall’inizio della scuola, hanno scelto di uccidersi. “Quanto hai 14 anni non puoi capire cos’è il suicidio”, ha detto Konovalov, che ha aggiunto: “Come sarò bella al mio funerale. Non capiscono che non potranno vedere nulla, che è la fine di tutto”. Secondo il maestro di canto Anastasia non ha mai dato segni di depressione, ma un mese prima della loro morte, Yelizavetas scrisse un messaggio su un popolare social network locale: “rispetterò fino alla fine le persone che sono state con me fino alla fine”. Anastasia invece scrisse: “cosa farò senza i miei amici?”

IL RECINTO PER PROTEGGERSI - Anton Baranov, più grande di un anno rispetto alle due ragazze, ha detto che spesso uscivano insieme. La scuola, la numero 8, eresse un piccolo memoriale per le ragazze, che durò solo una settimana. Le insegnati hanno parlato ai ragazzi del significato del suicidio, ma nessuno ha mai detto che vi furono segni che lasciavano presagire una fine simile. Sergei Belorusov, psicoterapeuta e volontario per il sito web “Choose Life”, ha spiegato che il suicidio non rappresenta un’idea “impulsiva”. Prima ci si pensa, poi si valutano attentamente pro e contro. A quel punto ci si dovrebbe accorgere di qualcosa, ma gli insegnanti e i genitori tirano su una recinto. Non vogliono saperne di sentire alcunché. Gli adolescenti guardano avanti. Fino alla morte.

11 Commenti

  1. Chin scrive:

    suggestivo il concetto di dare una svolta alla vita ammazzandosi

  2. marco scrive:

    buffoni servi del diavolo,,,chi vi da il diritto di denigrare la madre russia cristiana…..perche non pensate a quello che succede qui in italia??? chi vi paga per scrivere ste porcherie????
    o lo fate gratis…
    servi del diavolo a gratis

  3. gigi scrive:

    tutti soldi risparmiati in futuro per terapie psichiatriche, anoressia, carcere, omicidio dei figli

  4. ste scrive:

    finita la libia,stanchi della siria e dell’iran adesso iniziamo a prendere di mira la russia il vostro programma è chiaro come chi vi paga

  5. massimo scrive:

    quando traducete pagine prese da siti altrui, fatelo meglio pls
    se no cambiate mestiere :)

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