Unioni civili e convivenze di fatto
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Le Unioni Civili stanno per diventare legge. Giovedì il sì definitivo alla Camera

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili si appresta a compiere l’ultimo passo verso la trasformazione definitiva in legge. Oggi infatti è cominciata in aula alla Camera dei Deputati con la discussione generale l’esame del testo già approvato lo scorso 25 febbraio al Senato. È probabile che  si arrivi al voto finale nella giornata di giovedì. Mentre domani l’assemblea di Montecitorio si esprimerà sulle questioni pregiudiziali e di merito presentate da gruppi di opposizione.

UNIONI CIVILI, IL DDL CIRINNÀ VERSO L’APPROVAZIONE DEFINITIVA

Il disegno di legge (atto n. 3634 della Camera) riguarda precisamente la regolamentazione tra unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze di fatto e si compone di un solo articolo di 69 commi. Il testo originario arrivato in aula al Senato (atto n. 2081) a fine gennaio era invece composto da 23 articoli ed è passato a Palazzo Madama con 173 voti favorevoli, 12 in più dei 161 necessari per raggiungere la certezza matematica dell’approvazione (il 50% più uno dei senatori eletti e senatori a vita). A dire sì al ddl Cirinnà è stata tutta la coalizione che sostiene il governo, dal Pd ad Area Popolare, compresi i verdiniani di Ala. L’esame in Commissione Giustizia a Montecitorio è cominciato il 3 marzo per poi concludersi il 4 maggio.

UNIONI CIVILI, I NUMERI DELLA MAGGIORANZA ALLA CAMERA

È fin troppo facile prevedere che l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili alla Camera avverrà in maniera più agevole che al Senato. La coalizione di governo guidata dal Pd a Montecitorio gode infatti di una maggioranza di seggi molto più ampia che al Senato. La soglia della tranquillità numerica è fissata a quota 316 seggi (sui complessivi 630) e il gruppo del Partito Democratico da solo può vantare ben 302 deputati. Al ddl tuttavia il governo molto probabilmente porrà nuovamente (come già accaduto a Palazzo Madama) la questione di fiducia, in modo da contenere il dissenso nei diversi gruppi parlamentari. Al Senato si sono espressi favorevolmente al ddl Cirinnà l’intero gruppo del Pd, quasi tutta la compagine di Area Popolare (5 assenti), tutti i verdiniani di Ala, 4 senatori di Gal e la maggior parte dei rappresentanti di autonomisti e socialisti (12 sì, 3 assenti e 5 in missione). La stessa coalizione alla Camera si aggira intorno ai 380 seggi.

UNIONI CIVILI, LE POSIZIONI DEI PARTITI A MONTECITORIO

Non mancheranno però i distinguo. Nel Partito Democratico il testo sulle unioni civili non piace alle componenti cattoliche, che chiedono al governo di non porre la fiducia e a lasciare libertà di coscienza. Tra i dem potrebbero votare contro ad esempio deputati come Paola Binetti, che chiede un confronto di Matteo Renzi con i rappresentanti del popolo del Family Day. In Area Popolare, il cui gruppo a Montecitorio è composto da 31 onorevoli, c’è qualcuno, come Alessandro Pagano, che non gradisce il testo ed è disposto votare contro nonostante la blindatura. Pagano e il senatore Maurizio Sacconi hanno rivolto un appello al Presidente della Repubblica «affinché esamini con cura» il testo, definendolo a «forte impronta ideologica delle comunità lgbt». Un sì incondizionato dovrebbe invece arrivare dal gruppo di Scelta Civica, composto alla Camera da 20 deputati. Da valutare, infine, sono i dissensi nelle fila dell’opposizione. In Forza Italia ci sono componenti liberali favorevoli al testo, ma che voterebbero contro nel caso venisse posta la fiducia.  Fiducia che non verrebbe votata nemmeno dal nutrito gruppo del Movimento 5 Stelle, che in ogni caso dovrebbe rinunciare all’ostruzionismo.

UNIONI CIVILI, IL CONTENUTO DEL TESTO

Il ddl Cirinnà stabilisce che le unioni civili sono una «specifica formazione sociale» che riguarda «due persone maggiorenni dello stesso sesso» e viene costituita «mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni». La convivenza di fatto viene disciplinata invece con la stipula di un contratto redatto in forma scritta e ricevuto da un notaio, che provvede poi a trasmetterne copia al comune di residenza della coppia. Con le unioni civili la coppia acquista l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. I due partner sono tenuti a contribuire ai bisogni comuni e concordano l’indirizzo della vita familiare. All’unione civile si applicano diverse disposizioni previste nel codice civile per i coniugi, ad esempio in materia di alimenti, di protezione contro gli abusi familiari, di indennità in caso di morte, di successione. Il regime patrimoniale previsto (in mancanza di altra convenzione patrimoniale) è quello della comunione dei beni. Il ddl non prevede la stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, stralciata nel corso dell’esame al Senato.

(Foto di copertina: ANSA / FABIO CAMPANA)