Terrell Owens, più che un giocatore di football, un circo

9 marzo 2009

L’incredibile storia del wide receiver più bravo degli Usa. E più spettacolare, sia in positivo che in negativo.

Terrell Eldorado Owens non è un giocatore di football americano come tutti gli altri. “T.O.” è molto di più. É, al tempo stesso, l’atleta più amato e più odiato di tutta la National Football League. Una superstar, anche se non ha mai vinto un titolo. Un talento spropositato, anche se mai espresso del tutto e spesso sprecato. Ma soprattutto, un circo ambulante, capace di fare rumore in qualunque città vada a giocare, in grado di fare notizia qualunque cosa egli faccia, che sia la realizzazione di un touchdown, un litigio con un compagno, o una overdose di farmaci che quasi lo spediva sotto due metri di terra. Nei giorni scorsi è tornato a occupare nuovamente le prime pagine dei giornali sportivi a stelle e strisce, prima perché abbandonato dai Dallas Cowboys – formazione lontana dai piani alti della lega da più di un decennio, detestata dai più nonostante sia chiamata “America’s Team” – quindi perché ripescato dai Buffalo Bills, che hanno battuto la concorrenza (non troppo nutrita, peraltro) per offrirgli un nuovo contratto. E, conseguentemente, un’altra chance per smentire chi lo reputa nulla più che un piantagrane.

PRO E CONTRO - Non tutti hanno reagito positivamente alla mossa di mercato di Buffalo, franchigia solitamente abituata a stare lontano dalla luce dei riflettori. Anzi, quasi nessuno, tra esperti e addetti ai lavori, ha azzardato un roseo futuro, sia per la squadra che per il giocatore. “Per i Bills è un vero disastro” ha immediatamente commentato un allenatore della NFL che ha preferito rimanere anonimo. “I Bills corrono un rischio notevole prendendo Owens” ha scritto l’editorialista Vic Carucci sul sito ufficiale del campionato. Un’opinione condivisa dalla maggior parte dei commentatori sportivi, perché Terrell Owens è un’incognita. A dispetto dell’incredibile talento, che lo rende uno dei migliori ricevitori della storia del football, e delle grandi capacità atletiche, che gli hanno persino permesso di giocare in ruoli diversi a seconda delle esigenze (nonché di esibire le proprie abilità cestistiche a ogni Celebrity All Star Game della NBA), “T.O.” è un atleta ingestibile, smisuratamente egocentrico (appartenente a quella categoria di atleti che parlano di se stessi in terza persona) e, non ultimo, estremamente litigioso. Con un particolare dono, che lo rende ancora più unico: ovunque sia andato a giocare nella sua carriera, San Francisco, Philadelphia, Cowboys, Owens è riuscito a dividere lo spogliatoio. Una vera e propria “forza che crea discordia”, per utilizzare la definizione del succitato Carucci. Sei volte All-Pro (selezione dei migliori giocatori della stagione), sei convocazioni al Pro Bowl (partita delle stelle del football). Qui si fermano i suoi raggiungimenti, fatti salvi i record e le varie statistiche. Nessun anello di campione al dito. Ma, in compenso, una lunga serie di prime pagine. Quando, nel 2001, i suoi continui litigi con il quarterback Jeff Garcia e con il coach Steve Mariucci contribuirono a rovinare la stagione di San Francisco. Quando, nel 2003, dopo una delle sue peggiori stagioni di sempre, decise di abbandonare i 49ers e, non contento, di fare allusioni relative alla presunta omosessualità del suo (ex) QB Garcia in un’intervista esclusiva rilasciata a Playboy. Quando, sempre nel 2003, fece litigare tre squadre (San Francisco, Baltimore, Philadelphia) per avere male interpretato alcuni cavilli burocratici, in una vicenda che si concluse con l’intervento della stessa NFL e del sindacato giocatori – e con un contratto da 49 milioni di dollari per lui.

THE RISE AND FALL - Fu alla corte dei Philadelphia Eagles che “T.O.” mostrò il meglio e il peggio del suo carattere. Un primo anno eccezionale, nel quale, nonostante un infortunio al perone, si impuntò per scendere in campo nel Super Bowl (perso) contro i New England Patriots. Una prestazione da grande campione, oscurata dalle successive polemiche nei confronti dei media, colpevoli di aver criticato la sua scelta (suggerendo che se, al posto suo, ci fosse stato il veterano Brett Favre, i giornali lo avrebbero elogiato – velata accusa di razzismo ai mainstream media che mai gli fu perdonata). Quindi, seguita da una serie di azioni distruttive in puro-stile Owens, dai botta e risposta al vetriolo con il quarterback Donovan McNabb, scontro tra due prime donne, ai battibecchi con la società per rinegoziare il contratto, con tanto di scaramucce quali chiedere alla proprietà di permettergli di giocare la Summer League della NBA (!) con la maglia dei Sacramento Kings. Un rapporto andato via via deteriorandosi, così come il suo utilizzo e il suo rendimento sul campo, terminato con la sospensione da parte degli stessi Eagles e, infine, il rilascio nel marzo 2006.

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