Gian Carlo Caselli
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Gian Carlo Caselli: «Io sto con Davigo. E invocare complotti è roba da Berlusconi»

L’ex procuratore Gian Carlo Caselli interviene nel dibattito sul rapporto tra magistratura e politica negando la tesi della giustizia ad orologeria. In un’intervista rilasciata a Liana Milella per Repubblica definisce «fantapolitica» l’ipotesi di un complotto anti-Pd (tra l’altro negata anche dal premier Matteo Renzi) e sulla questione morale si dice «d’accordissimo» con il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo:

Ancora arresti e condanne. Spesso con protagonisti politici del Pd. C’è una strategia organizzata dei giudici per far cadere Renzi?

 

«Se non sbaglio lo stesso premier ha escluso un complotto. In ogni caso parlare di strategia organizzata dalla magistratura è fantapolitica o fantagiustizia. Un ritornello già sentito quando governava Berlusconi. Un argomento tipico di quelli che il controllo di legalità gli dà l’orticaria. Volendo ragionare sull’assurdo sono troppi i magistrati “interessati”. Del tutto scollegati tra loro. La realtà è che siamo alle solite. Quando uno specchio (un’inchiesta) riflette un foruncolo o un bubbone, si tira una scarpa contro lo specchio per romperlo».

 

Morosini vede nel Pd «un’enorme questione morale».

 

«Non parlo di conversazioni smentite».

 

Gli arresti di Lodi. Potevano bastare i domiciliari?

 

«Da sempre non commento inchieste delle quali non ho conoscenza diretta e completa, soprattutto se sono alle primissime battute».

 

Le leggi sulla giustizia del governo Renzi, come la responsabilità civile, sanno di rivincita sui magistrati?

 

«Mi guardo bene dal fare processi alle intenzioni. Parlo solo del contenuto obiettivo della legge sulla responsabilità civile dove vedo pericoli per l’indipendenza della magistratura. I giudici possono trovarsi in balia di azioni ripetute, intimidatorie o ritorsive. Magari inconsapevolmente potrebbero, potendo scegliere come sempre accade facendo il giudice fra diverse opzioni, quella più “tranquilla”. Soprattutto se si tratta di processi che riguardano colossi dell’economia o della finanza».

 

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Commentando parole di Davigo, Gian Carlo Caselli dice che «la questione morale non è un reperto archeologico»:

Davigo dice che i politici rubano e non si vergognano. Cantone cita il proverbio napoletano «chi ruba ha sempre la faccia di corna». Lei che dice ?

 

«Davigo ha riproposto la questione morale, che significa trasformazione della politica in lobby e contaminazione tra apparati di partito e mondo affaristico-economico. Davigo vuol dire che la questione morale non è un reperto archeologico, l’ubbia di qualche parruccone, ma una questione democratica e istituzionale di grandissima attualità. Io sono d’accordissimo con lui».

(Foto: ANSA / ANTONINO DI MARCO)