Rimborso banche
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Rimborso banche, come ottenerlo? La guida in 12 domande

Veenrdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per gli indennizzi senza arbitrato ai risparmiatori incappati nel fallimento degli istituti di credito Banca Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti. Ecco la guida sul rimborso delle banche in domande.

A chi è destinato il rimborso?

Il rimborso è destinato ai risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni subordinate delle quattro banche finite in default Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti.

A chi non è destinato il rimborso?

Il rimborso delle banche non è destinato ai clienti degli istituti di credito che hanno in portafoglio i titoli, e coloro che li hanno acquistati tramite broker o sul mercato secondario.

Quanto vale il rimborso?

L’indennizzo permetterà di ottenenere in maniera forfetaria l’80% del capitale investito dedotte le spese.

Quali sono i requisiti per ottenere il rimborso?

Il rimborso dell’80% del capitale è destinato ai risparmiatori con un reddito inferiore ai 35mila euro l’anno (certificato dalla dichiarazione dei redditi 2015) o con un patrimonio mobiliare inferiore ai 100mila euro (certificato dall’Isee). Le obbligazioni devono essere state acquistate prima del mese di giugno 2014.

 

Rimborsi banche, indennizzo senza arbitrato a chi guadagna meno di 35mila euro

 

Quanti sono i risparmiatori che possono chiedere il rimborso?

Come riferito dal ministero dell’Economia Pier Carlo Padona, i risparmiatori interessati al rimborso sono poco più della metà (circa 5mila) di coloro che hanno acquistato obbligazioni subordinate (circa 10mila) dalle quattro banche in default salvate dal governo a novembre scorso. I clienti coinvolti rappresentano circa l’1% dei clienti complessivi degli istituti di credito. Sarebbero invece circa 1.900 i privati esclusi dal rimborso che hanno acquistato le obbligazioni sul mercato secondario.

Quando dev’essere chiesto il rimborso?

Per presentare la domanda di rimborso conviene attendere la conversione in legge del decreto approvato in Cdm venerdì scorso. L’iter di un decreto legge prevede i due passaggi del provvedimento in Parlamento, alla Camera e al Senato, entro 60 giorni. La convesione dovrà dunque concludersi entro il 2 luglio. Per presentare la domanda ci saranno poi precisamente quattro mesi di tempo.

Quali documenti bisogna presentare per ottenre il rimborso?

I documenti da presentare per ottenere il rimborso delle banche sono molteplici. Oltre alla dichiarazione dei redditi 2015 (per la verifica della soglia dei 35mila euro di reddito) e alla certificazione Isee (per la verifica del patrimonio mobiliare), ogni risparmiatore interessato all’indennizzo dovrà consegnare tutti i modelli sottoscritti con la banca, i contratti di acquisto dei bond, le attestazioni degli ordini, ed altre informazioni.

A chi bisogna presentare i documenti per il rimborso?

I documenti e la domanda di rimborso devono essere indirizzati al Fondo di solidarietà istituito con l’ultima legge di Stabilità.

Quanto tempo bisogna aspettare per incassare il rimborso?

Dal decreto del governo emerge che i rimborsi ai risparmiatori delle quattro banche in default poi salvate saranno erogati in soli due mesi. Il Fondo di solidarietà avrà 60 giorni per verificare i documenti presentati e liquidare i clienti degli istituti di credito truffati.

Cosa accade se le obbligazioni sono state acquistate dopo il 12 giugno 2014?

I risparmiatori che hanno acquistato dalle quattro banche obbligazioni dopo il 12 giugno 2014, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova normativa sul bail-in, il rimborso potrà essere chiesto solo attraverso l’arbitrato. Sarebbero comunque solo 158 i clienti che hanno acquistato bond dopo quella data.

È possibile chiedere un rimborso del 100% del capitale?

Sì. Chi aspira ad un indennizzo di tutto il capitale investito può avanzarne richiesta, ma solo accedendo all’arbitrato.

Cosa si rischia chiedendo il rimborso?

Nel presentare domanda di indennizzo i risparmiatori devono stare attenti nella compilazione della documentazione. In caso di informazioni inesatte si rischiano sanzioni penali. L’esibizione di atti non dati non rispondenti al vero equivale ad uso di atto falso.

(Foto di copertina: ANSA / FRANCO SILVI)