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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 9 marzo 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

“Beppe Grillo scende in campo”, titolavano ieri i giornali per raccontare l’ennesima iniziativa in stile “Armiamoci e partite” dell’ex comico genovese. Anche quella delle elezioni amministrative, infatti, è l’ennesima occasione in cui Grillo manda avanti gli altri; in questo caso, i cosiddetti volontari delle liste civiche che porteranno il suo nome, le quali si presenteranno in 13 comuni italiani, tra i quali Firenze, Bologna, Roma, Pescara, Torino, Perugia, Bergamo e Forlì.  Il Beppe nazionale ha approfittato dell’occasione per sciorinare il suo solito repertorio: “Se facessimo satira al contrario dovremmo dire che il 

3334226966 1e63cd2c19 o Grillo entra in politica e si dimentica dei referendumpresidente della Repubblica Giorgio Napolitano è sveglio, che Berlusconi è un buon politico e Gasparri è intelligente“. Dopo questa vetta impressionante di umorismo italiano, europeo e mondiale, Grillo non ha però ritenuto di sprecare una parola sull’iniziativa che lo ha visto di recente sfortunato protagonista: i famosi referendum  che purtroppo non sono passati in Cassazione a causa di un problema di date sbagliate nella raccolta (errore che era stato segnalato in tempo da numerosi costituzionalisti, senza che i promotori se ne accorgessero: che peccato). Ma che comunque era stato un grandissimo successo in termini di vendita delle videocassette dello spettacolo abbinato alla raccolta firme, dando così al comico e alla Casaleggio la possibilità di esultare per qualcosa: i soldi entrati in cassa “a copertura delle spese”. 

Ecco in sintesi i punti programmatici dell’azione politica delle sue liste civiche, da Repubblica: “Ripubblicizzazione dell’acqua, espansione del verde urbano, contrasto all’edilizia speculativa, connettività ad internet gratuita per tutti, sviluppo delle fonti rinnovabili, politica di rifiuti zero e trasporti non inquinanti“. Purtroppo, la sintesi è davvero stringata, nelle agenzie non c’è molto di più e i punti programmatici sono stati spiegati durante l’assemblea, ma purtroppo non ancora sintetizzati nello studio di fattibilità che di solito accompagna questo tipo di iniziative. Sarà questione di giorni. Nel frattempo il punto della pubblicizzazione dell’acqua qualche approfondimento lo merita. E’ un suo vecchio cavallo di battaglia (questo  post risale al marzo 2007), recentemente rinverdito da una catena di email e un articolo su Epolis a firma Rosaria Ruffini, di cui si è già discusso qui, e che parlava di vigilantes che andavano a staccare l’acqua a chi a Latina non la pagava, visto che a gestire le risorse idriche alla multinazionale Veolia, che si celava dietro la società Acqualatina. In realtà, Acqualatina è una società nella quale i comuni della zona sono al 51%, e l’azienda francese al 49%. Ovviamente, per ora Grillo non spiega in che modo si possa “ritornare indietro” e con quali fondi i comuni potrebbero “ripubblicizzare” l’acqua, quando la parziale privatizzazione di alcuni servizi pubblici è un processo in movimento in Italia ormai da moltissimi anni (e con qualche successo di gestione, non rarissimo). E visto che l’aumento delle tariffe è stato effettuato in ottemperanza a una direttiva europea (la Dir. CE 2000/60), in base alla quale gli Stati si impegnano affinché “le politiche dei prezzi dell’acqua incentivino adeguatamente gli utenti a usare le risorse idriche in modo efficiente e contribuiscano in tal modo agli obiettivi ambientali della presente direttiva“. Per il resto, cè poco da dire. L’auto è morta, l’edilizia è morta e anche io non mi sento tanto bene. Questi sono solo scarni slogan, per ora. E ai più sembrerà ricordare un altro venditore di fuffa che scese in campo tanti anni or sono oramai vaneggiando di un nuovo mirqcolo italiano, che sembra proprio in questi giorni dispiegando i suoi effetti con un aumento del 550% della cassa integrazione. A questo punto la domanda è una: riuscirà il nuovo profeta mediatico a fare peggio di quello? I presupposti ci sono tutti, visto il punto di partenza (e la sfortunata esperienza del referendum). Del resto, parlare di cose serie con dati e progetti fattibili non paga mai in Italia, non sia mai che qualcosa si riesca davvero a cambiare. 

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La notizia la dà Primaonline, bruciando le agenzie: Ferruccio De Bortoli è il nuovo presidente della Rai. Un ottimo nome, lanciato dai centristi moderati e sul quale si è registrata la convergenza tra PD e PDL; Mauro Masi dovrebbe essere il direttore generale. Ed è significativo che il ministero dell’Economia renderà nota l’indicazione del nome del futuro presidente di Viale Mazzini, come dell’ottavo componente del Cda che dovrebbe essere Angelo Maria Petroni. Proprio lui si sentiva spesso scommettere sull’elezione di De Bortoli, in giro. Forse la situazione a viale Mazzini non migliorerà di tanto, ma almeno seduto sulla poltrona del Cavallo Morente c’è un presidente di personalità e competenza, e non un politico amico di tutti. Consoliamoci così. 

Edit: De Bortoli resta al Sole 24 Ore e rinuncia alla presidenza della Rai. Abbiamo scherzato. 

(Vignetta di Mauro Biani)

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