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Ayrton Senna moriva 22 anni fa

Una giornata cupa, quella del 1 maggio del 1994, ad Imola. Lui, Ayrton Senna, era tutt’altro che sereno: qualcosa non gli tornava. Un weekend difficile, pesante, con i precedenti incidenti di Rubens Barrichello e di Roland Ratzenberger – quest’ultimo, proprio il giorno prima della gara, era morto a causa di un incidente all’alettone posteriore della monoposto che l’aveva fatto schiantare sulla curva Villeneuve : Ayrton Senna aveva nella sua Williams una bandiera austriaca, volendo sventolarla in caso di vittoria, in memoria del collega. Ma quella corsa non la finì mai: Senna, sempre attento a ogni dettaglio,  chiese ai tecnici di modificare di allungare il piantone dello sterzo dopo le prove cronometrate della sera precedente.

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Ma le saldature a mano dei tecnici della Williams non furono sufficienti ad assicurare lo sterzo al corpo della monoposto, togliendo a Senna il controllo della vettura proprio in curva. Di lì, il disastro: l’unica cosa che il pilota brasiliano poté fare fu tentare di frenare, non riuscendo comunque ad evitare l’impatto letale.

AYRTON SENNA, LE VITTORIE DEL CAMPIONE –

Il più grande pilota di sempre, secondo molti. Non è stato il più vincente – ha vinto 3 mondiali nel 1988, nel 1990 e nel 1991, sempre con la McLaren -, ma è stato il più tecnico, appassionato, talentuoso. Dai primi punti con la Toleman, passando per gli anni gagliardi alla Lotus, fino alla sua prima vittoria nel gp di casa, senza una marcia per 15 giri e alla fine in lacrime, per i crampi e per la felicità, Ayrton è stato una leggenda. Quinto pilota più vincente, con Ascari e Fangio ha la media più alta di pole position in base ai gp disputati. Era sensibile e fragile, ma in pista un leone. Era un campione nella beneficenza – la sua fondazione è attiva ancora ora con progetti di grande dimensione – almeno quanto lo era nella Formula 1. Un mito, che ci manca ancora adesso. Forse, con lui, la F1 non sarebbe così noiosa.