DENIS VERDINI condannato
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Verdini, “congelato” l’ingresso al Nazareno. Ma tra Pd e Ala sarà vertice a Montecitorio

Emissari e pontieri sono già al lavoro da tempo. L’incontro tra l’Ala di Denis Verdini e i vertici dem ci sarà, ma almeno per ora non è previsto alcun ingresso al Nazareno per l’ex sodale del Cav, come evocato tra i corridoi parlamentari. “Congelato“, tra le polemiche della minoranza dem che rivendicava smentite. Sono arrivate a metà: perché, poco cambia. Come ha precisato il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, una delegazione verdiniana e quella dem si vedranno comunque. Domani, venerdì 29, ma a Montecitorio: «Un normale incontro a livello parlamentare per un confronto sull’agenda dei prossimi appuntamenti parlamentari», ha provato a minimizzare il vicesegretario Guerini.

VENERDÌ VERTICE ALLA CAMERA TRA L’ALA DI VERDINI E IL PD

In realtà, l’incontro sarà decisivo. Perché al di là dell’ingresso o meno dell’ex plenipotenziario azzurro nella sede romana del partito, dal forte impatto simbolico ma «prematuro» spiegano i più realisti di Ala, i contatti restano ben solidi. Con il gruppo salvagente del governo, di fatto da settimane in maggioranza, che punta a rendere ormai ufficiale almeno l’appoggio “esterno” all’esecutivo. Non è un caso che l’ex sodale del Cav resti in costante contatto con Luca Lotti e con gli ambasciatori renziani.

Resta soltanto da attendere per quel riconoscimento ufficiale. Un ingresso in pompa magna al Nazareno che rappresenterebbe quella legittimazione pubblica che dentro Ala rivendicano da tempo. Un antipasto di quell’ingresso organico nella maggioranza renziana che per Verdini va raggiunto per gradi, fino al day after del referendum costituzionale. «No, non è in programma alcun vertice alla sede del Pd. Noi ci siamo incontrati come gruppo, abbiamo designato Verdini per discutere un percorso lungo», ha anticipato a Giornalettismo Lucio Barani, capogruppo di Ala a Palazzo Madama.

ALA-PD, ASSE IN CORSO SU AMMINISTRATIVE E REFERENDUM

Poco cambia. Perché nel vertice parlamentare si discuterà comunque delle prossime partite comuni. A partire dalle convergenze alle Amministrative del 5 giugno: «Lunedì scioglieremo gli ultimi nodi, da Napoli a Roma decideremo cosa fare», spiega Ignazio Abrignani, altro fedelissimo del senatore toscano. A Napoli è in costruzione, quasi pronta, la lista pro-Valente. Di fatto, un bis di quella lista “Campania in Rete” di Vincenzo D’Anna che blindò la vittoria di Vincenzo De Luca alle ultime Regionali. «Sarà curata dallo stesso D’Anna e pure da Antonio Milo (Cor) che presto ci raggiungerà dentro Ala», anticipa lo stesso Barani. Ma c’è chi punta a candidare esponenti vicini a Verdini anche in altre realtà della penisola, magari tra liste di natura moderata e civica. 

Ma il vero obiettivo è il referendum sulle riforme: perché senza l’apporto di Verdini e della sua Ala i numeri per approvarle non ci sarebbero stati. E i transfughi ex Fi e Gal al seguito del senatore toscano intendono partecipare in modo attivo alla campagna per il “Sì” al Ddl Boschi, dentro i comitati. Tutto mentre Verdini punta a fagocitare altri delusi di Forza Italia (e non solo) per “ingrassare” i gruppi parlamentari di Ala. I contatti restano aperti con tutto il mondo di centro: «Ci vedremo con Scelta Civica, Udc, Ncd e altri gruppi di centro per decidere una strategia comune sui comitati del referendum», spiega Abrignani. Primo passo per una ricostituzione della diaspora di centro che, ammettono da Palazzo Madama, «manca però di un leader». Denis Verdini, con l’ombra dei sei processi sulle spalle – dal caso P3 alle accuse di corruzione e bancarotta – e la condanna in primo grado sul caso della ristrutturazione della Scuola dei Marescialli di Firenze, non può che restare in regia. Ma c’è tempo per riorganizzarsi. In attesa che pure Silvio Berlusconi, dopo la rottura della “foto di Bologna” con Lega e Salvini nella partita del Campidoglio, decida il suo futuro politico.