Antonio Caridi
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Ma l’Italia difende chi denuncia i fannulloni? In Parlamento la legge è ferma

L’Italia difende e ha voglia di difendere i lavoratori che denunciano i colleghi fannulloni? Non molta probabilmente, se si considera che la legge che tutela i whisteblower dopo una prima approvazione alla Camera è ferma al Senato.

LA LEGGE ANTI-FANNULLONI CHE TUTELA I WHISTLEBLOWER

Il testo in Parlamento prevede la possibilità di fare denunce anche in forma anonima e protegge l’informatore da licenziamenti, mobbing e ritorsioni. Ne parla oggi Repubblica in un articolo a firma Fabio Tonacci:

Siamo fermi alla legge Severino del 2012, che ha introdotto l’obbligo per i dipendenti pubblici di denunciare gli illeciti al “responsabile prevenzione corruzione”, oppure all’Anac (che dal 2015 ha una modulistica BE IPD, con cui ha raccolto 158 segnalazioni) o alla Corte dei Conti. Non sono accettati gli anonimi, né sono stati emanati decreti attuativi con tutele specifiche per i lavoratori. «Infatti i risultati sono stati scarsissimi», sostiene Francesca Businarolo, la deputata grillina che ha proposto una legge sul whistleblowing sostenuta da Pd, Ncd e Area Popolare. A gennaio è stata approvata in prima battuta alla Camera, e ora galleggia in commissione al Senato. Estende i doveri della Severino alle aziende private e alle municipalizzate. Non solo. Il dipendente che denuncia non può essere sanzionato, demansionato, licenziato o trasferito. La sua identità rimane anonima per tutta la durata degli eventuali procedimenti disciplinari e civili e, in quelli penali, fino al termine delle indagini preliminari. Vengono introdotte le segnalazioni anonime, ma solo se circostanziate e inviate in via digitale, con un codice di criptazione, ed ogni tutela cade nel caso di condanna per calunnia o diffamazione del segnalante. Nel testo originario era previsto un premio al dipendente fino al 30 per cento della somma recuperata con la soffiata. Ma durante la discussione alla Camera l’articolo è saltato.

Ma quali lavoratori vengono tutelati? Tonacci su Repubblica ricorda il caso di un dipendente di Ferrovie Nord Milano penalizzato dopo la denuncia degli sprechi dei manager:

«Non è una punizione, è una riorganizzazione aziendale», gli hanno detto. Ma Andrea Franzoso non se l’è bevuta. Nel febbraio 2015 aveva denunciato le spese pazze dei manager di Ferrovie Nord Milano, riscontrate e diventate oggetto di un’indagine della magistratura. Otto mesi dopo, nonostante i vecchi dirigenti siano stati rimossi, la sua azienda gli ha spiegato che doveva lasciare l’ufficio della vigilanza interna e accomodarsi non si sa bene dove. «Adesso sono nella sezione “normativa e lavoro”, un ruolo da impiegato nonostante io sia un quadro. Non faccio praticamente niente, gli ho fatto causa per discriminazione», racconta.

(Foto di copertina: ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)