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La storia del video-choc sullo sversamento di petrolio a Marina di Grosseto. Ma quello non è petrolio

Finisce con una denuncia il “video shock” diventato virale su Facebook negli ultimi giorni, che testimoniava un presunto sversamento di petrolio nel mare di Marina di Grosseto. Il video, realizzato da Le Iene maremmane e pubblicato venerdì 22 aprile, riprendeva una serie di tubi che, sulla spiaggia di Marina di Grosseto, sembravano “sparare” un grosso quantitativo di petrolio in mare. Il tutto alla luce del sole, in piena spiaggia, con le idrovore perfettamente visibili. Il video è diventato virale ed è stato ripreso anche da molti siti e anche da qualche esponente politico, suscitando molte polemiche e commenti scandalizzati.

PETROLIO IN MARE A MARINA DI GROSSETO?

In realtà si tratta di un colossale errore: quello ripreso dal video non è affatto petrolio, non sono nemmeno liquami. È sabbia. Sabbia che, come ogni anno all’inizio della stagione balneare, viene “riportata” sulla spiaggia dopo che si è accumulata sugli scogli durante l’inverno. Un processo perfettamente normale, e assolutamente non inquinante, dunque. Ma quel video ha scatenato il pandemonio e, racconta la società che gestisce il Porto della Maremma, molti turisti avrebbero già disdetto alcune prenotazioni dopo aver visto quelle immagini. E l’intenzione è quella di sporgere denuncia contro gli autori del video. Dice Luciano Serra, presidente della Marina di San Rocco, al quotidiano Il Giunco:

«Questo è un danno enorme, ma non solo per noi, che pure diamo lavoro a 87 persone – precisa Serra –, per tutta la nostra terra. Per questo abbiamo dato mandato al nostro avvocato per tutelarci». Una scelta che potrebbe essere seguita anche dalla Pro loco di Marina di Grosseto «In caso ci fossero gli estremi, saremo pronti a denunciare chi ha pubblicato i video in rete, causando danni enormi al nostro turismo». Afferma la Proloco che martedì 26 aprile, alle ore 21, ha indetto una riunione aperta a tutta la cittadinanza, per discutere dell’argomento.

SVERSAMENTO DI PETROLIO A GROSSETO?

E, sempre Barbara Farnetani su Il Giunco, spiega nel dettaglio a cosa serve quell’operazione di riporto della sabbia:

Quello che viene fatto al porto di Marina è una operazione che si svolge da 13 anni ogni inizio di stagione, una operazione autorizzata dalla Capitaneria di Porto, una “movimentazione ordinaria” la definisce Serra. Praticamente il mare porta dentro il porto la sabbia, e terra arriva dal canale. Tutto questo materiale si sedimenta sul fondo del porto nel corso dei mesi abbassando il fondale e rendendo impossibile la navigazione delle imbarcazioni così ogni primavera la direzione del porto compie questa operazione di dragaggio, di mantenimento della linea di costa.

ECCO PERCHÉ QUELLA SABBIA PUZZA

Qualcuno però, non sembra essere ancora del tutto convinto: perché quella sabbia bagnata riportata sulla spiaggia sarebbe molto scura, ed emanerebbe un cattivo odore. Anche qui, però, c’è una spiegazione perfettamente naturale. Quella sabbia puzza perché, dopo essere rimasta “ferma” per mesi, ha al suo interno piccoli microorganismi in putrefazione. Spiega David Puente sul suo blog:

Si parla di “ripascimento“, un’operazione necessaria per il ripristino artificiale di tratti sabbiosi marini. La domanda ora è la seguente: come mai è nera e puzza? Siccome questa sabbia viene presa dai fondali essi possono contenere materiale vegetale in putrefazione. Già in passato vi furono episodi di ripascimento che vennero contestati per il loro odore, come a Genova nel 2015 e a San Benedetto del Tronto: «Quanto ai fenomeni che si stanno riscontrando in queste ore, non si può che ribadire quanto già detto nei giorni scorsi, ovvero che il colore scuro della sabbia è dovuto alla carenza di ossigenazione e luce e che, come avvenuto in precedenti operazioni di ripascimento, presto il materiale tornerà al suo colore naturale. Va aggiunto che l’odore che si riscontra, quando non imputabile agli scarichi dei mezzi che stanno lavorando al trasferimento della sabbia, è il tipico sentore di salmastro dovuto alla lunga permanenza di quella sabbia sui fondali marini».

(Photocredit copertina: Facebook/Le IENE maremmane)

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