Come la cannabis ci cambia la memoria

Il THC non agirebbe sui neuroni, ma sulle cellule che elaborano il contesto in cui ci troviamo El Mundo ci...

Il THC non agirebbe sui neuroni, ma sulle cellule che elaborano il contesto in cui ci troviamo

El Mundo ci spiega come e perché l’uso di cannabis altera la memoria.

GLI ASTROCITI – Questo non è un segreto né per la scienza né per gli aficionados del tema. La rivista “Cell” ha pubblicato uno studio a opera di alcuni ricercatori francesi e cinesi secondo i quali la marijuana riuscirebbe a modificare la memoria a breve termine, quella che ci permette di elaborare il contesto che ci circonda. Al contrario di quanto non si pensi, il THC non attacca i neuroni, ma un altro tipo di cellule cerebrali, gli astrociti.

IL GLUTAMMATO – Manuel Guzmán, presidente della Sociedad Española de Investigación sobre Cannabinoides, sostiene che questa scoperta rappresenta un passo importante nella comprensione di base degli effetti della marijuana: “Per la prima volta viene dimostrato che gli effetti della cannabis sulla memoria a breve termine influiscono sugli astrociti. Il THC si lega ai recettori cannabinoidi presenti sugli astrociti, i quali secernono una sostanza chiamata glutammato che a sua volta si lega ai recettori dei neuroni”.

NUOVO ATTORE – Lo studio consistette nell’iniettare a dei topolini una dose molto elevata di THC, pari a 5 milligrammi per chilo. Per fare un paragone, basti pensare che uno spinello ha una quantità di THC pari a 0.5 milligrammi per chilo e i suoi effetti sono comunque “pesanti” in un soggetot di 70 chili. Anche per questo motivo i risultati vanno presi con le pinze. “Alla luce di queste scoperte potremmo trattare i malati di Alzheimer o i pazienti con problemi di memoria grazie al trattamento selettivo, ma è una possibilità al momento parecchio lontana”. Secondo gli studiosi, però, a essere importante è il ruolo rivestito dagli astrociti tra le cellule che compongono il nostro cervello. Per ogni neurone ci sono due astrociti, ed è stato dimostrato che hanno un ruolo più attivo rispetto a quanto si pensasse in passato nel garantire le connessioni tra neuroni.