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Referendum Trivelle, cosa succede adesso?

Referendum trivelle, il quorum non è stato raggiunto e così la norma inserita nella legge di Stabilità che prorogava indefinitamente le concessioni già in essere per petrolio e gas naturale rimane invariata: le compagnie che hanno già i diritti di sfruttamento davanti alle coste dell’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, la Calabria e il Canale di Sicilia potranno continuare ad estrarre idrocarburi senza data di scadenza. Una vittoria per il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e per il suo governo, che avevano invitato all’astensione; un buon risultato – rivendicato dai comitati per il Sì all’abrogazione – quello di milioni di persone che hanno scelto di esprimersi andando a votare.

REFERENDUM TRIVELLE, COSA SUCCEDE ADESSO?

Non è stato sufficiente. Il Corriere della Sera in edicola oggi spiega cosa cambia.

La norma che regola le attività di ricerca e di estrazione di gas e petrolio in mare entro le 12 miglia non cambia. Quindi le piattaforme già autorizzate, e soltanto queste, possono andare avanti a estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo: l’unico limite è dato, ovviamente, dalla disponibilità di gas e petrolio sotto gli impianti. Cpsì come restano valide le autorizzazioni già concesse per la ricerca di idrocarburi. «I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale», si legge nel testo sull’ambiente del 2006 modificato nel 2015 dalla legge di stabilità.

 

Questo è il comma che il quesito referendario voleva abrogare e che con la percentuale di partecipazione al voto troppo scarsa rimarrà, invece, in vigore.

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Questo però non vuol dire che ci saranno più impianti nel nostro mare di quanti non ce ne siano già: la legge già vieta l’apertura di nuove trivellazioni.

Nuove concessioni per attività di ricerca ed estrazioni di idrocarburi sono vietate nelle aree marine e costiere protette ed entro le 12 miglia marine dalla costa (il limite delle «acque territoriali») o dalle aree protette: il divieto era in vigore prima e il quesito – in caso di vittoria del sì o del no – non lo metteva in discussione. Nulla cambia neanche per la possibilità di nuove piattaforme oltre il confine delle 12 miglia marine, perimetro del referendum di ieri, o sulla terraferma.