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Caso Maugeri, chiesti 9 anni per Roberto Formigoni. Lui: «Teorema fantascientifico»

I Pm hanno chiesto nove anni di reclusioni per Roberto Formigoni, imputato nel processo sul caso della Fondazione Maugeri. Secondo l’accusa il faccendiere Pierangelo Daccò e l’ex assessore lombardo Antonio Simone sarebbero stati «il borsellino» attraverso il quale l’allora governatore lombardo avrebbe usufruito di una serie di benefit di lusso, tra cui «viaggi ai Cairabi e barche con tanto di champagne a bordo».

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PERCHE’ I PM CHIEDONO 9 ANNI PER ROBERTO FORMIGONI

Il celeste, secondo l’accusa, avrebbe «sperperato 70 milioni di euro di denaro pubblico con un grave danno al sistema sanitari» con una corruzione lunga «10 anni». Secondo i pm di Milano Laura Pedio e Antonio Pastore Formigoni merita una condanna di 9 anni, senza attenuanti. Perché – spiegano nella lunga requisitoria durata tre udienze – avrebbe gestito la cosa pubblica sottraendosi alle domande degli inquirenti e mentendo nelle sue dichiarazioni spontanee. E lo ha fatto, ha aggiunto Pedio «qua in aula da senatore della Repubblica e da presidente della Commissione Agricoltura».

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ROBERTO FORMIGONI SI DIFENDE: “TEOREMA FANTASCIENTIFICO”

L’ex governatore lombardo dopo la richiesta ha commentato: «Quello del Pubblico Ministero è un teorema fantascientifico, una vera fiction senza alcun riferimento alla realtà e senza alcuna prova. Il teorema dei pm raggiunge le vette del ridicolo quando si sofferma sulle cosiddette utilità. Basti un esempio: essere ospitato su una barca per alcuni giorni ha coinciso, per i pm, con il diventare proprietario della barca stessa».

ROBERTO FORMIGONI E IL CASO DELLA FONDAZIONE MAUGERI

In base all’impianto accusatorio emerso in aula dalle casse della Fondazione Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il ’97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele, tra il 2005 e il 2006, altri nove milioni di euro. Si tratterebbe di soldi confluiti nelle società di Daccò e Simone, che avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit a Formigoni. Il resto del sistema – spiegano gli inquirenti – avrebbe permesso a Formigoni di garantire rimborsi indebiti (circa 200 milioni di euro per la Maugeri). Per Daccò e Simone l’accusa ha chiesto 8 anni e 8 mesi di carcere mentre sono stati chiesti 8 anni e tre mesi per l’ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino, 5 anni e sei mesi per l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina, per Nicola Maria Sanese, ex segretario generale del Pirellone, e per l’imprenditore Carlo Farina. Cinque anni per Perego, 6 anni per Alessandra Massei, ex dirigente regionale, 2 anni e otto mesi per Carla Vites, ex moglie di Antonio Simone. L’accusa ha anche chiesto le confische di beni mobili (anche quattro quadri di Formigoni) e immobili per svariati milioni di euro.

ROBERTO FORMIGONI SECONDO I PM

Secondo il quadro ricostruito dalla procura di Milano il “Celeste” avrebbe goduto di «uso esclusivo» di yatch, con tanto di «cabine riservate» e personale a disposizioni per un totale di circa 4,7 milioni di euro. A ciò si aggiungono cinque viaggi ai Caraibi e un finanziamento da 600mila euro per una campagna elettorale nel 2010.
Nella tesi del pm Pedio c’è anche la scena definita «agghiacciante» in cui «un Presidente che consegna buste di contanti a un direttore di banca nel Palazzo della Regione e si raccomanda di non versarli sul suo conto ma su un conto di ‘transito’».
Tra il 2002 e il 2012 spiega l’accusa «i conti del Presidente sono rimasti silenti. Lui non si comprava neanche un vestito, non si pagava neanche un aereo per andare in Sardegna a godersi la sua bella barca». Il processo continua il 5 maggio con gli interventi delle parti civili e Formigoni che si difenderà il 16 maggio.

(in copertina foto ANSA / MATTEO BAZZI)