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Le Iene: La madre che rapisce il figlio per portarlo all’Isis

Una madre rapisce il proprio figlio e lo porta in Siria tra le fila dell’Isis. Questa è la storia raccontata da Le Iene che parla della vicenda di Alvin Berisha, bambino di sei anni partito per la Siria insieme alla madre Albona Berisha nel dicembre 2014. Dei due non si ha più notizia da un anno.

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Luigi Pelazza ha incontrato il papà del bambino, Atrim Berisha, che ha raccontato come la donna negli ultimi tempi fosse apparsa diversa rispetto al passato. La famiglia, albanese, vive in Italia da 20 anni, in provincia di Lecco, e fino a poco tempo fa era perfettamente integrata. Alvin è l’unico maschio di tre figli ed era destinato a stare col papà fino a quando, pochi mesi prima della partenza, la moglie Albona non cambia. Inizia a leggere il Corano, inizia a indossare il velo anche quando riceve persone a casa, si affida all’islamismo radicale.

ISIS, LA PARTENZA DI ALBONA E ALVIN DESTINAZIONE SIRIA

Tutti comportamenti strani per la famiglia, musulmana ma non praticante. Un giorno una delle due figlie avvisa Atrim dicendogli che la madre non è un casa. Lui torna e insieme alla piccola si accorgono che mancano vestiti ed effetti personali di tutti e due. L’assenza del passaporto conferma la partenza. Grazie alla tracciabilità dell’iPhone 5 della donna la famiglia scopre che i due sono arrivati in Siria, a Al-Bab, una zona controllata dall’Isis. I filmati di sorveglianza dell’aeroporto di Orio al Serio dimostrano che la mamma e il figlio si sono imbarcati su un volo destinazione Istanbul.

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Dall’analisi del telefonino di Albona, rimasto in Italia, si scopre che la donna aveva come immagine di Skype la bandiera dell’Isis, che nella memoria aveva video di combattenti che inneggiavano alla guerra santa e una foto di Salah Abdeslah. Inoltre sono state trovate delle e-mail in cui un foreign fighter kosovaro spiegava alla donna che erano stati pagati i biglietti per il viaggio. Atrim Berisha ha sentito varie volte la moglie nei primi mesi e talvolta ha parlato con il piccolo Alvin che piangeva e chiedeva di tornare a casa perché impaurito dalle bombe mentre la donna spiegava che non poteva più tornare indietro.

ISIS E LA TRUFFA DEGLI ZINGARI TRAVESTITI DA AGENTI DEI SERVIZI SEGRETI TURCHI

Da un anno il silenzio. Atrim crede che i due siano morti in un bombardamento ma non può saperlo con certezza. A quel punto insieme a Luigi Pelazza si mettono in viaggio verso Gaziantep in Turchia per parlare con non meglio precisati intermediari che sostengono di poter trovare i due tra le fila dell’Isis dietro il pagamento di 250.000 euro. In realtà si scopre che gli intermediari, spacciatisi per agenti dei servizi segreti turchi, non sono altro che zingari alla ricerca di 10.000 euro. E resta l’ansia per un bambino di 8 anni e per sua madre, oltre al dubbio che entrambi siano morti.

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